“La città sostituita” – P. K. Dick

Dell’esistenza del male e del bene. Dell’esistenza del male nonostante il bene

In La città sostituita di P. K. Dick non c’è il rassicurante monismo di un unico principio, di una sola e positiva entità metafisica.


1957: due guerre mondiali alle spalle e una terribile e subdola ostilità che prende vita nella guerra fredda. Un braccio armato senza armi, una tensione che non sfocia in uno scontro diretto.

In questo contesto storico nasce quest’opera di Dick. Un contesto in cui è difficile essere speranzosi. La disfatta sembra ineluttabile e sembra che a rischiare non sia un’unica fazione, ma l’intero universo.


C'è un filo rosso che lega Luce e Tenebre. Due principi indipendenti, sì, ma legati dalla lotta per la conquista del potere.

La città sostituita viene definito un libro religioso, perché in esso si scontrano due entità: una rappresenta il Bene e la Vita, l’altra il Male e la Morte.

Di questa lotta sono spettatori sempre più coscienti, ridestati dal loro sonno dogmatico, e allo stesso tempo sono posta in gioco i sostituti degli uomini, ovvero le persone non reali che hanno sostituito i veri abitanti della città originaria.


Che cosa succede in questo combattimento? Il Bene sta per sopperire. E qui arriva quella riflessione tipicamente umana che in questo libro trova voce nell’autore e nei protagonisti: perché esiste il Male? E perché il Male prende sempre più spazio fino a soffocare il Bene?

I due principi, Bene e Male, incarnati da due possenti divinità antiche, hanno lo stesso valore ontologico, esistenziale, in linea con una concezione manichea dei principi dell’Universo e vivono in un’eterna e incontrastabile lotta tra loro.


C’è un filo rosso che lega Luce e Tenebre. Due principi indipendenti, sì, ma legati dalla lotta per la conquista del potere.

Principi, dunque, che non bastano a se stessi, ma che necessitano di fronteggiarsi all’esterno, nel mondo, contendendosi un dominio di terre e di anime.


Perché, dunque, il Bene permette al Male di esistere, di estendersi, di catturare anime? Di trasformare una città accogliente in un agglomerato di edifici fatiscenti?


Ogni essere vivente partecipa alla lotta.

Tra le forze utilizzate dal Male c’è l’animale principe, il tentatore, il serpente.


Il problema dell’esistenza e della necessità, cioè dell’ineluttabilità, del Male è un tema antico, discusso ben prima dell’avvento delle grandi religioni monoteistiche. Monoteistiche, appunto, non moniste.

Non male non può sparire, scriveva Platone dando voce a Socrate. In un contesto politeista, con divinità antropomorfe, spesso Bene e Male non sono mai nettamente contrapposte.

Così, per esempio, nei poemi omerici, la stessa divinità era benevola nei confronti di un eroe e nemica di un altro.

I contrasti tra gli dei trovavano spiegazione nelle cosmogonie, in conflitti che vedevano gli stessi dei protagonisti e vittime.


Nello zoroastrismo, dottrina ispirata al profeta Zarathustra, affonda la propria radice La città sostituita di P. K. Dick.

Siamo lontani dai territori americani ed europei. Siamo ben prima della nascita (reale o presunta) di Cristo.

Accanto alla luce, al principio di bontà, viene creato Ahriman, lo Spirito del Male, delle tenebre e della morte.

La lotta inevitabile tra i due principi, quello del Bene e quello del Male, porterà l’umanità a scegliere quale via seguire, condannando se stessa alla felicità o all’infelicità. Il Bene, prima o poi, trionferà.


Il problema dell’esistenza e della necessità, cioè dell’ineluttabilità, del Male è un tema antico, discusso ben prima dell’avvento delle grandi religioni monoteistiche. Monoteistiche, appunto, non moniste.

Nella dottrina cristiana, invece, la giustificazione dell’esistenza del Male è dovuta in particolar modo all’esistenza del libero arbitrio. Se non esistesse il male, infatti, l’uomo non sarebbe libero di scegliere.


Il viaggio di Dick si sposta ancora in tempi più antichi. L’autore attinge al pensiero per cui fare il Bene deriva dalla conoscenza del Bene. La lotta tra i due principi spinge sì gli uomini a combattere, ma la temporanea supremazia del Male è data solo dall’inconsapevolezza del Bene di essere Bene.

Il Bene deve essere (ri)conosciuto, dapprima dall’esterno. Solo così la verità potrà rivelarsi.


In La città sostituita dietro l’apparente tema della realtà contrapposta alla finzione si nasconde la questione del Male che ha animato millenni di dibattiti filosofici.

E Dick che cosa fa? La risposta che ci fornisce rafforza con nuovi mezzi e nuove immagini le teorie più antiche e, forse, più genuine tramandate nei secoli da filosofi e teologi.

Il Male esiste. Il Bene e il Male combattono tra loro. Conosci il Bene, fai il Bene.



3 pensieri su ““La città sostituita” – P. K. Dick

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