“Lacerti di anima” – Silvia Lisena

La bellezza della fragilità, la bellezza della forza

Un inno alla libertà e alla vita, con tutte le sue caratteristiche. La voce di una donna insieme fragile e forte. Una bellezza, quella racchiusa in questo libro, che ci spinge a guardare il nostro corpo e tutto quello che sente e racchiude. Ci scopriamo ridotti in brandelli, ma vivi. Sentiamo dolore, ma anche amore e forza. Ci alziamo in volo, liberati dalla gabbia e ci uniamo nel vento, come nella sua Ad un’amica. Tutto questo e molto altro è racchiuso in Lacerti di anima di Silvia Lisena.


La bellezza in Lacerti di anima è la scoperta di essere umani. Fragili, forti, stanchi, vivi. Presi e costretti a muoverci in un turbine di emozioni, incapaci di trattenere forse le cose davvero importanti. Come gli amori finiti, diventati estranei. O come le scritte che continuiamo ad affidare alla riva del mare, destinate a svanire, effimere [Una vacanza al mare].


Nei Ringraziamenti che chiudono la raccolta Lacerti di anima, la poetessa Silvia Lisena scrive dell’ancestrale bellezza dei contrasti che continuano a spingersi sulla nostra altalena. L’amore per il mondo, per il sapore della vita, è nell’ostinazione che mettiamo, ogni giorno, scontrandoci con le delusioni e le sconfitte, con le vittorie e con le conoscenze acquisite.


Ci troviamo nudi accanto a Silvia Lisena e ci sentiamo accolti, capiti. Sto pensando a una delle poesie più recenti contenuta nella parte finale della raccolta, Pensiero notturno #327: nella continua ricerca di specchi, nessuno ha avuto il coraggio di riflettere l’immagine della poetessa. Eppure lei diventa specchio di tutti noi, per tutte le volte in cui ci siamo sentiti così, fragili, incompresi, abbandonati al nostro destino. Soli, dopo che qualcuno è scappato spaventato da ciò che ha visto. Perché gli specchi, lo sappiamo, riflettono quello che vedono.

Silvia Lisena ha saputo cogliere la bellezza della fragilità e la paura che ne deriva. Perché, come mostra in Disegno onirico, la paura della diversità altrui è la paura della propria diversità. Ci lasciamo intimidire da piccoli rami di siepe e restiamo bloccati al di qua, incapaci di superarla, senza ascendere e poi ridiscendere nell’essenza di chi abbiamo di fronte. Un richiamo, questo, che ricorda l’Infinito leopardiano.


Essere fragili che cos’è? La fragilità è ormai ridotta a un’etichetta che sembra più una condanna, in un mondo che vive una pandemia e che costringe sempre più a cercare riparo, a chiudersi in luoghi sicuri. A chiudersi forse in se stessi. In La viralità delle etichette, la poetessa Lisena ci lascia una rivelazione che dovrebbe mettere in discussione tutto, soprattutto il modo in cui ci guardiamo intorno e osserviamo noi stessi: fragile è la vostra visione del mondo.

Essere fragili che cos’è? L’esser fatti di vetro, il rischiare di cadere e andare in frantumi. La ricerca e la speranza di trovare qualcuno disposto a raccoglierli senza che la paura di farsi male possa bloccarlo. Fragile me, scrive Silvia Lisena. Fragili noi, aggiungerei.


La bellezza in Lacerti di anima è la scoperta di essere umani. Fragili, forti, stanchi, vivi. Presi e costretti a muoverci in un turbine di emozioni, incapaci di trattenere forse le cose davvero importanti. Come gli amori finiti, diventati estranei. O come le scritte che continuiamo ad affidare alla riva del mare, destinate a svanire, effimere [Una vacanza al mare].

E poi ci sono bellezze che dipendono da ciò che ci circonda o da quello che c’è stato: una tempesta di ricordi che ci fa ancora soffrire [Ricordi], l’ebrezza di un incontro d’amore fugace [C’era una volta una notte], l’armonia magica del giorno di un giorno speciale [Alba di Natale].


Non solo fragilità umana, ma anche forza. La bellezza in Epifania primaverile è quella della primavera che si risveglia come una bambina. Accende colori ed emozioni e noi ci ridestiamo con lei.

La bellezza in Respirare, la prima poesia della raccolta, è tornare a respirare e a camminare. A vivere, in altre parole.

La bellezza è il non essersi arresi, l’aver imparato a guardare il futuro pur prendendosi un giorno per ricordare il passato [Diciannove settembre].

La bellezza è aver imparato a perdonare il proprio corpo [Oproc].

La bellezza è accettare di essere parte del mondo, del suo movimento.


C’è tanta bellezza in Lacerti di anima di Silvia Lisena. E la sua poetica, lo ammetto, è stata in grado di emozionarmi più volte nel corso della lettura.

Se dovessi scegliere due poesie (una non riuscirei) che mi hanno scosso profondamente, sono la prima, Respirare, e Una vacanza al mare. Il perché l’ho già accennato, ma voglio ribadirlo.

In Respirare torniamo a vivere con la poetessa. Abbiamo tutti vissuto quella sensazione, almeno una volta nella vita. Quando hai rischiato di rimanere senza ossigeno, più o meno letteralmente, tornare a respirare è tornare davvero a vivere. All’inizio devi essere rieducato a farlo, è un percorso lento e delicato. Ma là fuori ti aspetta la vita.

In Una vacanza al mare ho trovato tracce dell’arte dell’effimero, tanto importante nei luoghi in cui sono cresciuta, tra cartapesta e tappeti in segatura. E quante volte ho affidato alla riva del mare pensieri e desideri. Quante volte con uno stecco ho scritto varie risposte e ho aspettato che il mare mi suggerisse quella giusta. Una delle ultime volte avevo scritto Hey you, rivolgendomi a tutti e a nessuno. Una richiesta d’aiuto, e il mare se l’era mangiata subito che avevo provato a renderla immortale con una foto. Ma sto divagando. Questo è il potere della poesia e di chi la poesia la vive e la scrive: riaccendere emozioni, ricordi, sentimenti assopiti e farli tornare a vivere.


A Silvia Lisena vorrei lasciare un messaggio: forse non ne sei consapevole, ma sei stata e sarai specchio di molti lettori. E spero che questa recensione ti restituisca l’immagine riflessa. Spero di esser diventata per qualche minuto specchio del tuo esser donna, poetessa, fragile e forte al contempo, umana e viva.




3 pensieri su ““Lacerti di anima” – Silvia Lisena

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