“Il grande male” – Georges Simenon

Natura e significati dei mali dell’uomo.

Che cos’è male? Ne esiste un solo tipo oppure ce ne sono diversi e uno, uno tra loro, è più pesante degli altri? Tra tutti questi mali, qual è il peggiore?

Sarei curiosa di leggere i vostri pensieri, adesso, mentre scorrete le prime righe di questa recensione. Credo che alcuni di voi individueranno il male nel peccato, quel male definito dalle istituzioni religiose come una macchia che ci allontana da Dio. Un male che è una colpa, ma cancellabile con un complesso procedimento di ammissione, pentimento, confessione, penitenza e redenzione. Quel grande male che spesso siamo incapaci di riconoscere da soli, perché in apparenza può sembrare simile al bene, all’interesse o al piacere. Questo tipo di male, si lega a qualcosa che ci provoca sensazioni in apparenza positive, ma si rivela una condanna. Il grande male, spesso, si confonde con il bene personale, in una società che ha fatto dell’individualismo una legge della sopravvivenza.

Non è questo, però, il male che Simenon ci mostra nel suo romanzo.


Alcuni di voi avranno pensato al malessere insidioso, persistente e spesso invisibile agli occhi esterni. Quel tipo di male che rende l’uomo incapace di vivere serenamente con se stesso. Un male psichico che si attacca alla pelle sopra e sotto la superficie, che sembra diventare una parte di noi da cui non possiamo separarci. Il male oscuro e oscurante, in grado di tingere di nero tutto quello che tocca. Un male che ricorda la celebre Paint it black di The Rolling Stones.

Quando ho letto il titolo del libro di Simenon, ho pensato che si riferisse a questo tipo di male, cioè a quello esistenziale, il male cioè di vivere. In realtà l’autore affronta un argomento diverso.


Quando ho letto il titolo del libro di Simenon, ho pensato che si riferisse a questo tipo di male, cioè a quello esistenziale, il male cioè di vivere. In realtà l'autore affronta un argomento diverso.


Il grande male di cui scrive Simenon è una malattia circondata da un alone di mistero e di superstizione. I suoi segni sono però ben visibili: debolezza, tremori, febbre.

Da dove viene questo male? E perché è così deprimente?

Chi si è trovato ad assistere a un attacco epilettico potrebbe aver sperimentato un forte senso di impotenza. Le tracce sono visibili anche quando si è concluso e spesso anche a distanza di ore o di giorni. Non c’è una vera libertà in chi ne è affetto, né nelle persone che gli sono intorno.


Se l’epilessia, poi, come nel romanzo di Simenon, colpisce un uomo in una società rurale e matriarcale, la sofferenza si trasforma in disagio anche per il resto della famiglia.

A differenza della giovane moglie, che a tratti sembra soffrire proprio dello stesso male del marito, quasi fosse una malattia contagiosa, è la suocera a vivere la malattia del genero come un’onta. La debolezza fisica e quella caratteriale si rafforzano così a vicenda, diventando l’una causa o espediente dell’altra.

Segnalo, per amore di completezza, che questa malattia vissuta come paura e debolezza è presente anche in un’altra opera di Simenon, La camera azzurra.


Il grande male di cui scrive Simenon è una malattia circondata da un alone di mistero e di superstizione. I suoi segni sono però ben visibili: debolezza, tremori, febbre.


Può davvero essere soltanto l’epilessia Il grande male presente nel libro di Simenon?

Non credo. C’è il delitto compiuto nelle prime pagine con una tranquillità disarmante.

Il dolore della moglie, che potremmo forse definire depressa.

Il dolore di un padre, in attesa di una giustizia incapace di compiersi, che affoga rabbia e disperazione nell’alcol.

E quel senso di non appartenenza, di estraneità al paese, ma anche alla propria famiglia anaffettiva.


Le possibili declinazioni del significato di Il grande male si allargano e si trasfigurano. L’epilessia, più che il tema centrale, appare il capro espiatorio di tutti questi altri mali. Dalla loro unione avrà origine un male complesso, sfaccettato, impossibile da accettare e da superare.

Un male contro cui molti si scontreranno, ma solo chi volterà pagina potrà definirsi davvero libero da lui.



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