“L’ostentatore” – Stefano Cirri

Questione di Nemesi

Ci sono tanti temi nascosti in questo romanzo che si tinge di giallo. Un giallo diverso da quello tradizionale, ma che ne condivide il mistero e la ricerca della verità. Un romanzo, quello di Stefano Cirri, in cui l’indagine è psicologica e il braccio di ferro si combatte sporcandosi più i pensieri che le mani.

L’elemento più forte, però, che ho individuato è quello della Nemesi. E nel romanzo L’ostentatore di Stefano Cirri trovano spazio entrambe le accezioni che siamo abituati ad attribuire a questo termine. Vediamole più da vicino.


Abbiamo tutti un lato oscuro, siete d’accordo? Lo nascondiamo, generalmente, per non mostrarlo, ma poi finiamo con il farci i conti. Il nostro lato oscuro è il nostro vero antagonista: non un nemico esterno, ma qualcosa che si insinua dentro di noi e poi vorrebbe farsi sempre più spazio.

I personaggi che si muovono in L’ostentatore hanno tutti una Nemesi con cui scontrarsi: la propria parte malata, il rapporto con la malattia dell’altro, il desiderio di tradire, il desiderio di amare, la voglia di mostrarsi, la voglia di scomparire. Ognuno di loro affronta uno o più volti della propria Nemesi e combatte contro di lei.


Un romanzo, quello di Stefano Cirri, in cui l'indagine è psicologica e il braccio di ferro si combatte sporcandosi più i pensieri che le mani.

E poi c’è il significato principale di Nemesi. E in questo caso Stefano Cirri è riuscito a intrappolarlo nelle pagine del suo romanzo. Per capire meglio, occorre fare un piccolo passo indietro.

Quando pensiamo all’antica Grecia e alla giustizia, ci viene subito in mente Dike. In realtà, Dike era la dea della giustizia giuridica, se così si può chiamare. C’era un’altra divinità, più controversa, che si occupava di ristabilire la giustizia dopo delitti irrisolti o impuniti. Non distribuiva solo dolore, ma anche gioia, in base a quanto era giusto nella logica di un equilibrio da ristabilire. Veniva perseguitato chi era malvagio, ingrato, chi si era macchiato di tracotanza anche nei confronti degli dei. La dea che ristabiliva questo ordine era Nemesi. E a onore del vero, è importante sottolineare che non interveniva soltanto per eccesso di felicità, bellezza, fortuna, ma soccorreva anche chi aveva vissuto un eccesso di miseria, disgrazia, infelicità, insuccesso.


Questa è la Nemesi che si insinua in tutto il romanzo di Cirri, prima tra le righe, poi in maniera più concreta.

Ha l’aspetto di un uomo che guida una Ferrari gialla e che compie ogni giorno, in modo metodico, due soste. Si ferma, aspetta o fa qualcosa, e poi riparte. Una Ferrari gialla guidata in modo insicuro da un uomo vestito in maniera tutt’altro che elegante sembra un esempio calzante del significato del verbo ostentare.


 C'era un'altra divinità, più controversa, che si occupava di ristabilire la giustizia dopo delitti irrisolti o impuniti. Non distribuiva solo dolore, ma anche gioia, in base a quanto era giusto nella logica di un equilibrio da ristabilire. 

Che cosa c’è dietro questa ostentazione? Voglia di essere ammirato, desiderio di suscitare invidia o qualcosa di diverso?

Non posso dirvi di più, ma ricordatevi che cosa vi ho scritto sulla Nemesi.

In L’ostentatore c’è il mistero dell’uomo con la Ferrari gialla a dover essere risolto, ma anche le ambivalenze umane devono trovare risposta. Il modo di reagire, cioè, di fronte a emozioni da cui cerchiamo di fuggire, ma che prima o poi vengono a cercarci e ci presentano il conto.


Una nota speciale, prima di salutarci, è per la banda dei colori: un gruppo di studiosi che si interroga sul comportamento umano e che cerca di trovare le radici più profonde dei fenomeni che appaiono in superficie. Sono un po’ strani e inquietanti, soprattutto all’inizio, ma il lettore si lascia coinvolgere insieme al protagonista, Alessandro Bitossi, per gli amici Sandro.

Non mi resta che augurarvi buona lettura e… ricordate: non alterate mai l’equilibrio con i vostri comportamenti. O preparatevi, un giorno, a pagarne le conseguenze. Parola di Stefano Cirri!





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