E se i social morissero? – Marco Venturi

Intervista all’autore di “Morte alla fine dei social”, Marco Venturi

Dopo l’intervista al giallista anticonvenzionale Stefano Cirri (che trovate qui), restiamo ancora in Toscana. Anche oggi la nostra pagina si tingerà di giallo. Ci spostiamo a Montale, in provincia di Pistoia, dove vive il nostro Marco Venturi. Classe 1973, una laurea in economia aziendale, il lavoro come impiegato bancario e la casa condivisa con la compagna Elisa, i suoi due figli, un cane e due gatti. E giallo, tanto giallo.

Il romanzo d’esordio di Marco Venturi è infatti un giallo di stampo classico che non vi lascerà delusi: “Morte alla fine dei social“.


Ciao Marco. Nel tuo romanzo “Morte alla fine dei social” sembrano intrecciarsi giallo e distopico. Che tipo di storia dobbiamo aspettarci di trovare tra le pagine del tuo libro?

È una storia ambientata in un futuro prossimo, o meglio ancora in un ipotetico presente, in cui l’utilizzo dei social network viene drasticamente limitato da una legge del Parlamento Italiano. In questo scenario “fantastico” si sviluppa la trama del giallo di stampo classico. Il lettore viene accompagnato in una vicenda che assume contorni sempre più torbidi e inquietanti. I protagonisti, buoni e cattivi, vengono raccontati nelle loro virtù e fragilità, costretti ad affrontare una rivoluzione sociale e culturale ricca di spunti di riflessione anche per i non amanti del genere thriller.


Descrivi “Morte alla fine dei social” con tre parole (tre, non barare):

Inquietante, originale, godibile.


Suggerisci un sottofondo musicale per accompagnare la lettura di “Morte alla fine dei social” (se vuoi puoi indicare anche una situazione ideale di lettura, tipo periodo della giornata, luogo, compagnia, ecc):

Il romanzo è ambientato in Italia, quindi spazio ai cantautori nostrani. Dovendo indicarne qualcuno, tenendo conto dei temi trattati, punto su Fabrizio de André, Lucio Dalla e, per avvicinarsi ai giorni nostri, Francesco Gabbani.


Nel tuo libro lo scenario in cui si snoda la vicenda è la limitazione dei social network. Che rapporto hai con i social network?

Essendo prossimo ai cinquant’anni mi destreggio bene su Facebook, provo ad arrangiarmi con Instagram e stop, per gli altri social sono già troppo vecchio. Personalmente non sono contrario all’uso dei social networks. Sono anch’essi uno strumento nelle nostre mani, ne possiamo fare un uso corretto oppure tentare di sfruttarli per il proprio tornaconto personale. Quello che mi turba maggiormente è l’abuso che troppo spesso ne viene fatto, esempi ve ne sono a bizzeffe, inutile stare a dilungarsi in merito.


Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?

Ho iniziato a scrivere pochi anni fa, mi sono cimentato quasi per gioco. Quando ho finito il romanzo, ho provato a mandarlo ad alcune case editrici, ho ricevuto qualche offerta di pubblicazione e mi sono lanciato in questa nuova avventura. I riscontri ricevuti dai lettori della prima ora mi hanno spinto a proseguire su questa strada.


Che cos’è per te la scrittura?

La scrittura è una valvola di sfogo dalla quale la nostra fantasia può uscire e prendere la forma che intendiamo darle. Se poi questa forma risulta gradevole anche agli occhi degli altri tanto di guadagnato.


La scrittura è una valvola di sfogo dalla quale la nostra fantasia può uscire e prendere la forma che intendiamo darle. Se poi questa forma risulta gradevole anche agli occhi degli altri tanto di guadagnato.

Marco Venturi

Qual è la tua routine di scrittura, se ne hai una?

Non ho particolari rituali. Mi appunto sullo smartphone eventuali spunti o considerazioni che germogliano nei momenti più assurdi. Poi, quando lavoro, famiglia, animali domestici e quant’altro me lo consentono, apro il laptop e cerco di mettere insieme tutti i tasselli del puzzle che giacciono sparpagliati nella mia mente.


Qual è, secondo te, il lettore ideale per “Morte alla fine dei social”?

Il lettore ideale è chi predilige il genere giallo/thriller, ma anche chi preferisce la narrativa classica può tranquillamente cimentarsi nella lettura del mio romanzo. Non vi sono particolari scene cruente o un utilizzo smodato del sangue, quindi anche i soggetti più impressionabili possono apprezzarlo e lasciarsi coinvolgere nelle indagini.


Quali sono per te gli ingredienti che un bel romanzo deve avere?

Un buon romanzo, a mio parere, deve avere uno stile “snello”, immediato e avvincente. Il lettore deve essere invogliato a proseguire la lettura al termine di ogni capitolo. Non mi entusiasmano i capitoli troppo lunghi in cui abbondano le descrizioni. Per i thriller/gialli non devono esserci incongruenze o “buchi nella trama”; la storia deve essere verosimile a meno che non tenga tra le mani un horror o un fantasy.


Qual è la parte più difficile per te nel tuo percorso di ideazione, struttura, scrittura e promozione dell’opera? Perché?

La parte più difficile è stata senza dubbio la promozione. Le altre fasi le ho affrontate con l’entusiasmo, e soprattutto l’incoscienza, dell’esordiente quindi non mi hanno creato particolari pensieri. Tutt’altra cosa è stata quando ho avuto tra le mani la mia creatura e mi sono dovuto ingegnare per farla conoscere a un pubblico via via sempre più vasto. E non ho ancora finito…


E la parte che reputi più stimolante e divertente?

 La più stimolante per me è l’ideazione, quando si parte da uno spunto “forte” e gli si costruisce intorno un microcosmo fatto di personaggi e avvenimenti. Si comincia a tagliare e cucire la trama come fosse un abito, fino a raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati quando abbiamo cominciato.


Riallacciandoci ancora al tema dei social network, quanto è importante il loro utilizzo nell’attività letteraria? (ricerca, ideazione, promozione, ecc.)

I social network sono un veicolo importante per la promozione delle nostre opere ma vanno saputi usare, con parsimonia, intelligenza e criterio. In parole povere sono contrario allo spam selvaggio e ripetitivo. Da più di un anno ho imparato a usare i social anche come veicolo per conoscere nuovi autori e interagire con loro. Si sono sviluppate collaborazioni proficue che non mancheranno di dare frutti nel breve termine. Lo scambio di opinioni, consigli e suggerimenti è diventato un appuntamento fisso per me durante la settimana.


Ti rispecchi più nel giornalista Giacomo Brini o nel maresciallo Mauro Mancini? Perché?

Brini e Mancini sono due personaggi tra loro complementari. Proprio per questa ragione posso dire che in entrambi vi sono tratti distintivi dell’autore, pregi e difetti compresi.


C’è un autore a cui ti ispiri? Perché?

Non esiste un unico autore cui posso assegnare la palma di “musa ispiratrice”. Ho letto centinaia di romanzi, soprattutto gialli, sia italiani che stranieri e le mie librerie ostentano le collezioni complete di molti scrittori noti a fianco di esordienti o semisconosciuti. Qualche lettore del mio romanzo ha rivisto nel mio stile tracce di Marco Vichi e Giorgio Faletti ma ritengo di non essere in grado neanche di allacciare le scarpe a firme così celebri della nostra narrativa. Negli ultimi anni ho preferito dedicarmi in prevalenza al giallo italiano e mi piace quindi citare Dazieri, Pulixi, Barbato, Carrisi, Lugli, Baraldi. Ripeto:  per me non sono fonti di ispirazione ma più semplicemente maestri a cui fare riferimento in termini di stile e sviluppo di trama e capitoli.


Quanto è importante, secondo te, la lettura di altri autori per migliorare la propria scrittura?

A mio parere leggere aiuta a scrivere meglio: si imparano piccoli trucchi del mestiere che poi vengono personalizzati in funzione delle idee di trama che si hanno in mente. Credo che la lettura sia la migliore palestra per tenersi in allenamento. Venti anni fa non mi sarei mai immaginato di arrivare a scrivere un romanzo e vederlo addirittura pubblicato.


 La più stimolante per me è l’ideazione, quando si parte da uno spunto “forte” e gli si costruisce intorno un microcosmo fatto di personaggi e avvenimenti. Si comincia a tagliare e cucire la trama come fosse un abito, fino a raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati quando abbiamo cominciato.

Marco Venturi

Preferisci leggere autori già affermati o emergenti? Perché?

Come già detto in precedenza leggo indifferentemente autori affermati ed emergenti. Confesso che fino a qualche anno fa facevo parte della massa indistinta che compra solo ciò che è in bella vista negli scaffali delle librerie. Avvicinandomi al mondo della scrittura ho cambiato prospettiva, ho scoperto tanti “colleghi” in gamba che hanno pubblicato romanzi di buona fattura. Non ho nessuna preclusione nei confronti dei nomi nuovi che si affacciano sul mercato, tramite piccole case editrici oppure in self.


Credi che la scrittura e la lettura possano cambiare il mondo? Se sì, in che modo?

La lettura indubbiamente può contribuire a formare e istruire la popolazione. Purtroppo in Italia la percentuale dei lettori abituali è molto bassa rispetto agli standard degli altri paesi industrializzati. Da accanito lettore posso asserire con certezza che le ore trascorse con gli occhi immersi tra le pagine di fumetti e romanzi sono state spese bene. So di far parte di una minoranza, non perdo comunque occasione per invitare gli altri ad appassionarsi a questo hobby senza dubbio salutare e non troppo costoso.


Se tu dovessi indicare un’opera che hai letto e che ha cambiato il modo in cui vedi il mondo (intorno a te o dentro di te), quale indicheresti? Perché?

Un paio di anni fa decisi di fare uno strappo alla regola che mi faceva prediligere gli autori moderni ai grandi classici: acquistai “1984” di George Orwell; dopo averlo letto mi sono accorto di come certe volte la fantasia può avvicinarsi alla realtà anche a distanza di decenni. A mio parere quel romanzo dovrebbe essere istituito come lettura obbligatoria in tutte le scuole dell’obbligo (magari in terza media).


Che tipo di opere ti piace leggere? Che genere o che stile devono avere? Devono affrontare particolari temi? Raccontaci cosa cerchi come lettore.

Come già accennato preferisco leggere thriller, horror, fantascienza e narrativa italiana in genere. Di solito sul comodino ho sei/sette libri in attesa del loro turno e di volta in volta decido se proseguire con il medesimo genere del precedente o se dedicarmi a qualcosa di diverso. Mi piace tutto quello che contiene elementi misteriosi oppure possibili scenari distopici. Anche se la sua vena creativa a mio parere si sta un poco inaridendo cito un autore di cui ho quasi l’intera opera omnia: Stephen King.


A mio parere leggere aiuta a scrivere meglio: si imparano piccoli trucchi del mestiere che poi vengono personalizzati in funzione delle idee di trama che si hanno in mente. Credo che la lettura sia la migliore palestra per tenersi in allenamento. Venti anni fa non mi sarei mai immaginato di arrivare a scrivere un romanzo e vederlo addirittura pubblicato.

Marco Venturi

A cosa stai lavorando?

Ho ultimato la stesura del mio secondo romanzo. Dopo essermi avvalso della disponibilità di alcuni lettori BETA sto provvedendo alla limatura e ripulitura dell’opera. Conto di essere pronto per pubblicarlo entro la fine di quest’anno.



E che cosa puoi anticiparci sui tuoi progetti futuri?

La mia seconda fatica sarà di nuovo un giallo. Stavolta avrà un’ambientazione ben definita, in quanto i suoi personaggi agiscono sul territorio che meglio conosco. Facendo tesoro dei tanti pareri e consigli che hanno avuto la bontà di darmi so di aver scritto con uno stile migliore. La crescita in tal senso, spero sia chiaramente percepita da chi deciderà di dare fiducia anche alla nuova “creatura”.


A mio parere quel romanzo (1984 di Orwell, n.d.r.) dovrebbe essere istituito come lettura obbligatoria in tutte le scuole dell’obbligo (magari in terza media).

Marco Venturi

Oltre alla scrittura e alla lettura, Marco, hai altre passioni? Che cosa ci racconti a riguardo?

Per circa 20 anni ho fatto il cantante di pianobar, poi la passione è scemata e ho deciso di smettere. Adesso continuo a leggere, oltre che a scrivere, e ritaglio parte del mio tempo a favore di attività di volontariato, proprio come accade al protagonista di “MORTE ALLA FINE DEI SOCIAL”.


Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane autore che sogna di pubblicare il suo primo libro?

Partecipa attivamente a gruppi formati da scrittori o aspiranti tali, ognuno di loro può insegnarti qualcosa di interessante. Non farti attrarre dalle sirene delle case editrici disposte a pubblicarti in cambio di somme di denaro più o meno rilevanti. Non bisogna avere fretta, è opportuno evitare di accontentarsi del primo che capita.


Hai la possibilità di inviare nello spazio una sola opera (che sia una poesia, un racconto, un romanzo) di un autore più o meno conosciuto. L’autore puoi essere anche tu. In questa opera dovrebbe essere raccolto il tuo messaggio a memoria futura. Quale opera scegli e perché?

Come avrete intuito da una risposta precedente, “1984” di George Orwell.


Risposte secche:

  1. Casa editrice o self? CASA EDITRICE
  2. Giallo o nero? GIALLO
  3. Struttura a priori o in divenire? A PRIORI
  4. Musica in sottofondo o silenzio? SILENZIO
  5. Prima persona o terza persona singolare? TERZA PERSONA
  6. Libro cartaceo o digitale? Per ora solo CARTACEO, forse l’ebook arriverà in seguito
  7. Revisione a schermo o su carta? A SCHERMO, solo l’ultima su carta

Ringraziamo Marco per averci tenuto compagnia e averci guidato nel suo mondo fatto di ricerca e di misteri. Se le sue risposte vi hanno incuriosito, vi suggerisco di approfondire qui:



2 risposte a “E se i social morissero? – Marco Venturi”

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