“Un mondo di donne”, Lauren Beukes – Recensione

In un mondo di donne, in un mondo quindi destinato all’estinzione, qual è il bene necessario?

Se vi incuriosisce approfondire questo libro, trovate in “Orecchio al libro” alcune citazioni tratte da lì.


Quando ho acquistato “Un mondo di donne” di Lauren Beukes mi aspettavo un libro un po’ diverso. Avevo scelto questo titolo perché sono amante delle distopie, in particolare quelle in cui si tratta di donne, del loro presunto ruolo, dell’immagine che sono costrette ad assumere in nuovi contesti germogliati, alla fine, dalla realtà dell’oggi.

Mi aspettavo una descrizione dettagliata di questo universo popolato quasi esclusivamente da esseri umani femminili. Quelli maschili sono stati sterminati in modo tremendo e doloroso da un oncovirus, l’ HCV, Human Culgoa Virus, in grado di causare tumore alla prostata e di essere nefasto anche per i ragazzi più giovani. Credevo che l’oncovirus fosse totalmente inventato, invece è bastata una breve ricerca per scoprire che alcuni virus possono, in alcuni casi, trasformarsi in altro. L’autrice Lauren Beukes ha costruito l’HCV avvalendosi di basi scientifiche, rendendo ancora più credibile la premessa del romanzo.

Sono passati tre anni dalla Manfall, così viene chiamata l’epidemia. Le donne si sono rimboccate subito le maniche: sono state loro a recuperare i cadaveri, loro a incenerirli. Hanno acquisito le competenze per svolgere mansioni che prima non erano destinate alle figure femminili. I lavori originariamente considerati per uomini adesso sono svolti anche dalle donne. Qualche individuo maschile è sopravvissuto, a dir la verità. Le scienziate pensano che i geni dei superstiti abbiano qualcosa di speciale che li ha resi immuni. Vengono studiati. Sono rinchiusi. Con loro una sola persona cara.

E fuori? Alle donne non è concesso fare figli. Non tanto perché la controparte maschile scarseggia ed è lontana da loro (o almeno dovrebbe esserlo), quanto perché è stato imposto il Riproibizionismo, cioè è stata proibita la gravidanza alle donne finché non ci sarà la certezza che i nascituri siano immuni al virus.


I protagonisti della storia sono tre e sono legati dal sangue: Cole, Miles/Mila e Billie. Cole è sorella di Billie e madre di Miles, uno dei pochi ragazzi sopravvissuti all’HCV. Nella fuga, nel tentativo disperato di tornare nella loro casa, in un altro continente, in una sorta di emigrazione al contrario dall’America all’Africa, Cole traveste Miles da ragazza. Insieme compiono gesti di cui non vanno fieri, come rubare un portafoglio e mentire. Ma da chi scappano Cole e Mila?

Il governo vuole studiare il giovane dodicenne come gli altri immuni. La zia del ragazzo, Billie, coinvolta in giri poco raccomandabili, vorrebbe sfruttare il nipote. Sì, perché quello di cui non abbiamo ancora parlato è il fenomeno che storicamente si è sempre accompagnato al proibizionismo: la nascita del mercato nero. I maschi in generale, e in particolare la loro capacità di riprodurre gameti necessari alla riproduzione, sono diventati oggetto di trattative tanto segrete quanto costose.


In “Un mondo di donne” la distopia è presente per lo più sullo sfondo. Ciò che viviamo, pagina dopo pagina, è la sensazione di essere braccati, la necessità di fuggire, la voglia di fermarsi e l’impossibilità di farlo. La nostalgia, per chi si è perso, per ciò che si è perso. E non sto parlando solo dei cari, dei beni materiali, ma anche di quell’ingenuità e spontaneità che sono per forza di cose venute a mancare, anche in un ragazzo di soli dodici anni.

Quando qualcuno fugge, c’è anche qualcuno che insegue. I capitoli su Cole e Miles si alternano con quelli di Billie, intenta in una caccia e in una vera e propria lotta per la sopravvivenza.

Un altro elemento forte, oltre alla dinamica dell’inseguimento, è quello della relazionalità famigliare. Oltre al rapporto madre/figlio, è interessante anche quello particolarissimo tra le due sorelle.


C’è un altro aspetto di cui vorrei parlarvi: quello della religiosità. Non è solo spiritualità in questo caso, perché si parla di un vero e proprio culto secondo il quale gli uomini torneranno se le donne chiederanno scusa e si pentiranno per le proprie colpe. Ognuna delle adepte sceglie un nome di una virtù che è mancata nella sua vita precedente, quella prima del Manfall. Cole e Miles incontreranno questo culto sul loro cammino e decideranno di unirsi a loro (per motivi diversi).


Cerchiamo adesso di fare il punto.

Che tipo di società esce fuori da “Un mondo di donne” e dalla sua distopia? Quella ricostruita dalle donne è sicuramente una società in cui le donne sono state in grado di rimboccarsi le maniche e adattarsi. Insomma, lo spirito di sopravvivenza non è di certo mancato.

Emerge un altro aspetto interessante, però, su cui vale la pena soffermarsi: il mondo creato dalle donne non è migliore di quello in cui c’erano anche gli uomini. I compiti di questi ultimi sono passati nelle mani femminili, e questo vale sia per le attività lecite e positive che per quelle illecite e negative. Ci sono donne disposte a uccidere per soldi, donne disposte a produrre droga che avvelenerà altre donne. Ci sono donne che vorrebbero usare uomini, ragazzini, quel che sono, purché siamo maschi, solo per procreare o appagare un eventuale istinto.

Un mondo di donne non sarebbe dunque migliore di un mondo di donne e uomini insieme, perché se c’è del marcio (e sembra proprio esserci) non è insito nel genere, ma nella natura umana.


Il linguaggio che troveremo nel libro è funzionale alla storia e cambia a seconda del protagonista che seguiamo. Quello di Billie è senz’altro più forte e colorato. Quello di Collie tende alla malinconia e al ricordo.


A chi consiglio questo libro?

A chi non cerca un distopico puro. A chi è amante dell’azione e della suspense. A chi è incuriosito dalle dinamiche relazionali.


“Un mondo di donne”, Lauren Beukes

Genere: Narrativa

Collana: narrativa

Anno: 2021

Pagine: 420

Marchio editoriale: Fanucci Editore

Sito: https://www.fanucci.it/products/un-mondo-di-donne

Prezzo: circa 16,00 euro per il cartaceo; circa 10,00 euro per l’ebook.


“Un mondo di donne” mi ha ricordato un libro che ho amato (e preferito, a essere sincera): “Ragazze elettriche” di Naomi Alderman. Trovate qui la mia recensione filosofica (che si riallaccia anche alla riflessione di oggi).



2 risposte a ““Un mondo di donne”, Lauren Beukes – Recensione”

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