Diario del mese 1 – Vivere con il DOC

Bilancio del periodo 04 maggio – 04 giugno



Ho ancora qualche taglio sulla pelle delle mani, ma è tornata rosa. La sera metto ancora la crema per ripararla, ma solo quando me ne ricordo. A volte mi infilo nel letto e leggo molte pagine prima di addormentarmi. A volte crollo subito. Ci sono notti in cui mi sveglio due o tre volte. Altre, rarissime, in cui arrivo alla mattina senza interrompere la quiete. Altre in cui non riesco a dormire. Quando dormo, se sogno, spesso ho gli incubi. Alcuni riguardano le ossessioni e sono i più tremendi. Sembrano reali, capisci? Sembrano fottutamente reali e mi gettano nel panico. Mi fanno svegliare di soprassalto e il cuore sembra scoppiare. Altri incubi sono su un vecchio lavoro: torno a farlo, dopo tempo, ma è cambiato tutto e io non so più dove mettere le mani. Eppure di lavori ne ho cambiati. Eppure mi sono sempre adattata. Ormai quando sono stanca e stressata non sogno più di dover ripetere la maturità o l’esame di laurea, ma di tornare a fare quel lavoro.

Nell’immaginario comune noi ossessivi compulsivi trascorriamo molto tempo a lavare le mani. In molti casi, vi assicuro, non è così, ma nel mio sì.

È passato un mese, ormai. Dalla caduta. Da un inizio ancora più difficoltoso. Perché all’inizio di ogni percorso si finisce con lo stare peggio. Ho tremato, pianto, ho persino visto la mia vita dall’esterno. È stato strano: c’erano mia figlia e mio marito seduti a tavola, il mio corpo era lì, ma io no, non completamente. È stata una sensazione tremenda, da racconto horror. Magari prima o poi riuscirò a sfruttare quest’esperienza in modo positivo per scriverci qualcosa. Vedremo.

Non sono ancora uscita di casa, se non per andare dal medico o a fare altre visite mediche. La mia porta, oltre che la mia finestra, sul mondo passa da questo portatile e da questo blog. È l’ora di uscire, qualcuno prova a dirmi. Appena me la sentirò, lo farò davvero. Sto aspettando di stare meglio con me stessa per poter affrontare tutto il mondo là fuori. Il miglioramento è lento, come ogni risveglio.

Negli ultimi giorni le ossessioni e le compulsioni sono diminuite. Sto rientrando in possesso di una capacità organizzativa che mi ha sempre caratterizzata, ma che negli ultimi mesi avevo smarrito, sopraffatta dal disturbo. Eppure sono sempre stata iperattiva sul piano mentale, pigrissima su quello fisico. Spero prima o poi di riuscire a equilibrare.

Ricordi quello che avevo scritto? Che non riuscivo più a guardarmi allo specchio. Sto cercando di farci pace. Non che riesca a sorridermi più di tanto, ma sto cercando di essere meno critica, di imparare ad apprezzarmi. Ho anche preso un chilo, ma il cammino è ancora decisamente lungo. Sto riscoprendo il piacere del cibo, come quello delle piccole cose: un fiore donato, “Mamma, ti voglio tanto bene” di Chiara, un abbraccio, un incoraggiamento, un complimento. Non è vanità, è la piacevole sensazione di non essere soli nella propria battaglia e di avere qualcuno che fa il tifo per te. Sono io a combattere, è vero, ma è bello sapere che intorno a me c’è chi non ha paura di sostenermi.

Ho grattato il fondo, è vero, ma adesso ho voglia di risalire. Lenta, sì, ma verso la superficie.

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