“Ostacoli” – Tommaso Landini

Intervista all’autore di “Ostacoli”, Tommaso Landini

Tommaso Landini, classe 1983, nato a Reggio Emilia. Una vita passata a Poviglio, un piccolo comune nella Bassa reggiana a pochi chilometri dalla Brescello di don Camillo e Peppone.

Oltre a essere un giornalista pubblicista dal 2006, è autore. Al suo attivo, infatti, ci sono tre romanzi gialli: “Via Togliatti 7” (2017), “La sciarpa” (2019) e “Ostacoli” (2022). Come se tutto questo non fosse sufficiente per un giovane autore di neanche quarant’anni, alle spalle ha anche Ho dato alle stampe anche un’antologia poetica, “Ora d’aria” (2018).


Ciao Tommaso, benarrivato. La tua ultima pubblicazione, il romanzo “Ostacoli”, è abbastanza recente. Forse sarà una domanda scontata, ma ti chiedo che emozioni hai provato quando l’hai stretto tra le mani la prima volta.

Una gioia indefinita e indefinibile, paragonabile forse (con le dovute proporzioni) alla nascita di un figlio.


Che percorso c’è dietro la stesura e la pubblicazione di “Ostacoli”? Come hai lavorato da autore?

È stato un percorso in varie tappe. Il primo nucleo di idea lo abbozzai nell’estate del 2019, poi vari impegni mi impedirono di avere tempo di lavorarci. Tempo che ho trovato in lockdown, nella primavera del 2020. Nelle lunghe settimane a casa da lavoro, mi sono detto: proviamoci! Ho ripreso in mano quella storia, l’ho sviluppata e l’ho ampliata. Poi l’ho riletta mille e mille volte. Fino al risultato finale.


Tommaso, nasci giallista o ci diventi?

Direi che ci divento. Il mio primo approccio con la scrittura è stato come giornalista, poi mi sono dato alla poesia. Poi qualcuno (soprattutto la mia futura moglie, e la mia migliore amica Valentina) iniziò a insistere perché mi cimentassi con un romanzo. A quel punto il giallo fu un approdo quasi obbligato, essendo io da sempre un lettore vorace di quel genere.


Che tipo di giallo dobbiamo aspettarci di trovare in “Ostacoli”?

Il lettore deve aspettarsi un romanzo non particolarmente intricato ma sicuramente avvincente, che lo terrà legato alle pagine e, allo stesso tempo, gli farà fare un viaggio nell’emilianità, nei suoi sapori, suoni e colori. Leggere per credere!


Descrivi “Ostacoli” con tre parole (tre, non barare):

Avvincente, atipico, reggiano.


Suggerisci un sottofondo musicale per accompagnare la lettura della tua opera (se vuoi puoi indicare anche una situazione ideale di lettura, tipo periodo della giornata, luogo, compagnia, ecc):

Credo che “Ostacoli” sia un romanzo a cui concedere tempo, che vada gustato e assaporato. Suggerirei quindi una situazione comoda, di relax: un dopo cena in poltrona, o anche una giornata in spiaggia, sotto l’ombrellone. In questo mio romanzo c’è molta musica, per cui fatico a indicare un unico sottofondo musicale; se devo scegliere, dico un cantautore emiliano, magari il primo Ligabue, vista l’ambientazione a Reggio Emilia e provincia.


[La scrittura] è emozione, sfogo, esigenza espressiva, realizzazione di sé. È bisogno di creare qualcosa di proprio e allo stesso tempo volontà di condividere tutto questo con altri.

Tommaso Landini

Le vittime di “Ostacoli” sono tutte legate al mondo economico. Da dove nasce questa tua idea?

Beh, io lavoro da sedici anni in banca, per cui ho voluto pensare a un romanzo che affondasse le sue radici nel mio contesto lavorativo. L’idea di fondo trae spunto da una vicenda di cronaca bancaria realmente verificatasi a Reggio Emilia alcuni anni fa, ma poi io ho fatto prendere alla mia storia strade molto diverse dall’originale.


Nel tuo romanzo che, per inciso, ha ottime recensioni su amazon, abbiamo a che fare con un killer dalla mente malata. Puoi dirci qualcosa a riguardo?

Nella mia visione, ogni forma di violenza è ingiustificabile e non ha spiegazioni razionali. Partendo da qui, possiamo dire che il problema mentale della killer di “Ostacoli” sta in una visione distorta dei rapporti sociali: una visione caratterizzata in modo patologico dall’egocentrismo e dalla realizzazione di sé a tutti i costi.


Anche in “Via Togliatti 7” e in “La sciarpa” scandagli la mente umana. Ma per te, Tommaso, qual è il confine tra follia e sanità?

Domanda molto bella, a cui è difficile rispondere. I tipi di “disagio mentale” su cui mi focalizzo io sono disagi che impediscono una vera, piena, civile convivenza dell’omicida con i propri simili. Facendo un lavoro a stretto contatto con il pubblico, e seguendo con attenzione quello che è il mondo social ad esempio, mi rendo conto che sempre più persone mancano, in modo più o meno consapevole, degli strumenti psico-sociali che rendono possibile la convivenza con i propri simili. Forse un primo discrimine tra follia e sanità può essere situato qui.


Delirio di onnipotenza e sete di denaro: questi sono gli elementi caratteristici del tuo killer. Pensi che siano la rappresentazione di una parte della nostra società?

Assolutamente sì. Forse soprattutto il delirio di onnipotenza: per accorgersene basta seguire un qualsiasi dibattito social legato a qualche tema caldo. Decine, centinaia di persone esprimono il loro parere in modo aggressivo, arrogante, tra l’altro spesso senza nessuna competenza specifica. La facilità di accesso ai mezzi di comunicazione ha regalato a troppi l’illusione di poter e saper pontificare su qualsiasi aspetto dello scibile umano.


C’è un personaggio a cui sei particolarmente legato? Ci racconti perché?

Direi senz’altro il Commissario Poli, protagonista dei miei tre romanzi. Lo amo particolarmente perché è un protagonista sui generis: non è un investigatore infallibile, o dotato di poteri quasi magici, ma è un uomo comune, con pregi e difetti. E poi è il mio alter ego letterario, anche se io e lui non siamo perfettamente sovrapponibili. Il Commissario ha un po’ la mia visione del mondo, ma soprattutto è, come me, un amante delle cose belle della vita: la natura, le bellezze artistiche, infine il buon cibo e la musica.


“Ostacoli” è il terzo capitolo di una trilogia, “Via Togliatti 7” e “La sciarpa”. “Ostacoli” può essere letto anche senza conoscere i libri precedenti?

Assolutamente sì. Anche se il protagonista e alcuni personaggi sono sempre gli stessi, le tre vicende narrate sono slegate tra loro, in modo da poter essere lette, appunto, in modo indipendente.



Nel tuo romanzo, “La sciarpa”, un importante spazio è dedicato al mondo dei social. Quanta importanza ha per te, Tommaso, questo universo? Come ti rapporti con esso?

Ritengo sia molto importante: viviamo quasi immersi nei social, per cui non possiamo esimerci dal conoscerli, utilizzarli e frequentarli; a maggior ragione ciò vale per uno scrittore che deve e vuole rifarsi alla realtà che lo circonda quando scrive. Aggiungi poi il fatto che io sono laureato in Nuovi Media, e il gioco è fatto.


Facciamo un passo indietro e approfondiamo un po’ il tuo rapporto con la scrittura. Quando e come è nata la tua passione?

Direi fin dalla scuola dell’obbligo, dai temi scritti in classe. Mi dicevano che ero bravo, e ci ho preso gusto.


Che cos’è per te la scrittura?

È tantissime cose: è emozione, sfogo, esigenza espressiva, realizzazione di sé. È bisogno di creare qualcosa di proprio e allo stesso tempo volontà di condividere tutto questo con altri. Sottolineo quest’ultima frase: io diffido, anzi non credo per nulla, a chi dice di scrivere soltanto per sé stesso.


L’idea di fondo trae spunto da una vicenda di cronaca bancaria realmente verificatasi a Reggio Emilia alcuni anni fa, ma poi io ho fatto prendere alla mia storia strade molto diverse dall’originale.

Tommaso Landini

Qual è la tua routine di scrittura, se ne hai una?

Non ho una routine codificata. Sicuramente ho bisogno di sentirmi da solo con me stesso. Il che non significa per forza una solitudine fisica, ma la possibilità di isolarsi mentalmente dal resto del mondo.


Quali sono per te gli ingredienti che un bel romanzo deve avere?

Il primo ingrediente, quello che ritengo proprio fondamentale, è che deve avere qualcosa di interessante da raccontare: qualcosa che interessi il mio intelletto, che stuzzichi la mia fantasia, che mi incuriosisca e faccia muovere la mia mente. E il secondo ingrediente è una scrittura funzionale al tipo di storia che racconta, che non si perda in orpelli inutili. Non è una questione di lunghezza, di numero di pagine. Esempio: “It” di Stephen King è circa 1200 pagine, ma è un perfetto esempio del tipo di scrittura che cerco: non c’è una sola pagina, anzi una sola parola, che non sia funzionale agli intenti dell’autore.


E, in particolare, un bel romanzo giallo?

Soggetto originale, storia avvincente, ritmo: questi sono ingredienti essenziali di un giallo. Poi un aspetto che a me piace molto è la capacità dell’autore di prendere per mano il lettore e condurlo attraverso la storia, di modo che esso si trovi sì stupito e sorpreso, ma che non abbia mai quella sensazione di spiazzamento o di salto nel vuoto che a volte capita di dover affrontare (ed è uno dei motivi per cui ad esempio fatico a leggere Carrisi).


Qual è la parte più difficile per te nel tuo percorso di ideazione, struttura, scrittura e promozione dell’opera? Perché?

La promozione è sicuramente difficile per mille ragioni, anzitutto perché il mercato letterario è saturo, e poi perché purtroppo la gente non legge tantissimo. Ma se devo scegliere la fase più difficile, allora dico LA REVISIONE. L’ho scritto in maiuscolo apposta. Qualcosa scappa sempre, ed è per questo che è bene avere almeno uno o più lettori esterni che diano una mano in questa fase.


E la parte che reputi più stimolante e divertente?

Quella della scrittura vera e propria, senz’altro.



C’è un autore a cui ti ispiri? Perché?

Ce ne sono tanti, a dire il vero. Se proprio devo sceglierne uno dico Camilleri.


Qual è stata, fino a ora, l’esperienza di scrittura che più ti ha influenzato?

Se devo citarne soltanto una, dico la partecipazione, da gennaio ad aprile di quest’anno, al corso di Scrittura e Narrazione dell’associazione Scrittori Pigri di Barbara Florio.


Quanto è importante, secondo te, la lettura di altri autori per migliorare la propria scrittura?

Non è importante: è fondamentale, per tutta una serie di ragioni.


Facendo un lavoro a stretto contatto con il pubblico, e seguendo con attenzione quello che è il mondo social ad esempio, mi rendo conto che sempre più persone mancano, in modo più o meno consapevole, degli strumenti psico-sociali che rendono possibile la convivenza con i propri simili. Forse un primo discrimine tra follia e sanità può essere situato qui.

Tommaso Landini

Preferisci leggere autori già affermati o emergenti? Perché?

Dipende. Più che il curriculum dell’autore, scelgo le mie letture in base al genere letterario e alla trama che mi viene proposta.


Credi che la scrittura e la lettura possano cambiare il mondo? Se sì, in che modo?

Io credo davvero che la bellezza possa salvare il mondo, a patto che noi ci alleniamo a riconoscerla, a custodirla e a diffonderla. La letteratura comunica bellezza, è essa stessa bellezza. Quindi sì, penso possa cambiare il mondo.


Se tu dovessi indicare un’opera che hai letto e che ha cambiato il modo in cui vedi il mondo (intorno a te o dentro di te), quale indicheresti? Perché?

“La ragazza delle arance” di Jostein Gaarder. Perché è un libro che parla di amore e di vita in modo dolce e leggero ma estremamente vero e reale; e poi quel finale magnifico, che ha tanto da insegnare a tutti noi: “La vita è una lotteria dove si vedono soltanto i biglietti vincenti. Tu che stai leggendo sei uno di questi biglietti. Lucky you!”


Che tipo di opere ti piace leggere? Che genere o che stile devono avere? Devono affrontare particolari temi? Raccontaci cosa cerchi come lettore.

Prediligo gialli e thriller, ma non solo. Il Libro che mi piace leggere deve avere, prima di tutto, un’idea di storia che mi catturi, che mi faccia capire che quel libro ha qualcosa di interessante da dire. Il secondo requisito importante è uno stile di scrittura credibile, che mi faccia capire che l’autore “sa di cosa sta parlando”; uno stile essenziale, senza orpelli inutili.


il Commissario Poli […] è un protagonista sui generis: non è un investigatore infallibile, o dotato di poteri quasi magici, ma è un uomo comune, con pregi e difetti.

Tommaso Landini

A cosa stai lavorando?

Sto lavorando ad un quarto romanzo, sempre giallo.



E che cosa puoi anticiparci sui tuoi progetti futuri?

Oltre al romanzo di cui sopra, ho intenzione nelle prossime settimane di dare una sistemazione organica al corpus delle mie poesie inedite (ne ho circa una cinquantina).


Viviamo quasi immersi nei social, per cui non possiamo esimerci dal conoscerli, utilizzarli e frequentarli; a maggior ragione ciò vale per uno scrittore che deve e vuole rifarsi alla realtà che lo circonda quando scrive.

Tommaso Landini

Oltre alla scrittura e alla lettura, hai altre passioni? Che cosa ci racconti a riguardo?

La musica. Da oltre sette anni faccio parte della Musical Project, che ha nel suo repertorio medley e brani dei Queen, di Grease, degli anni 70, di Sister Act. Ora stiamo provando un nuovo spettacolo, che prevede una maggiore “teatralità” e va quindi nella direzione del musical vero e proprio.


Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane autore che sogna di pubblicare il suo primo libro?

Lo stesso consiglio che dà Stephen King nel suo libro “On Writing”: leggi tanto, fai tanta pratica di scrittura. Anche un buon corso di scrittura può essere utile (ad esempio quelli dell’Associazione Scrittori Pigri sono davvero validi), anche se i corsi non vanno presi come oro colato. E un’avvertenza: quando riceverai le tue prime proposte editoriali, vagliale a modo, fatti consigliare. “E’ un brutto mondo, là fuori” (cit Freccia in “Radiofreccia”).


Io credo davvero che la bellezza possa salvare il mondo, a patto che noi ci alleniamo a riconoscerla, a custodirla e a diffonderla. La letteratura comunica bellezza, è essa stessa bellezza. Quindi sì, penso possa cambiare il mondo.

Tommaso Landini

Hai la possibilità di inviare nello spazio una sola opera (che sia una poesia, un racconto, un romanzo) di un autore più o meno conosciuto. L’autore puoi essere anche tu. In questa opera dovrebbe essere raccolto il tuo messaggio a memoria futura. Quale opera scegli e perché?

Scelta difficilissima ma vado su “22 11 63” di Stephen King. Perché c’è lo struggimento interiore del protagonista, la sua voglia di sfidare l’assurdo per fare qualcosa di buono e di giusto per il proprio paese e per la storia. E poi c’è questa idea finale dell’amore che vince su tutto. Intenso, meraviglioso.


Risposte secche:

  1. Casa editrice o self? CASA EDITRICE
  2. Giallo o nero? GIALLO
  3. Struttura a priori o in divenire? PRIORI
  4. Musica in sottofondo o silenzio? MUSICA
  5. Prima persona o terza persona singolare? TERZA
  6. Libro cartaceo o digitale? CARTACEO
  7. Revisione a schermo o su carta? SCHERMO

Ringraziamo Tommaso per averci tenuto compagnia. Se le sue risposte vi hanno incuriosito, vi suggerisco di approfondire qui:



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