L’ospite della domenica – Luciano Giovannini

“La morna del gabbiano ferito e altri canti”, collana Arcadia, Daimon Edizioni, 2021.

Luciano Giovannini, “La morna del gabbiano ferito e altri canti”, Collana Arcadia, Daimon Edizioni, 2021. Prefazione di Laura Vargiu.

Mi avvicino in punta di piedi e con rispetto. Ho profonda stima dell’ospite di oggi, Luciano Giovannini. La prima volta in cui l’ho incontrato, be’, non sapevo che fosse lui. Aveva partecipato a un concorso di poesia in cui ero giurata. Quell’anno ci fu una poesia che mi colpì in modo particolare: tinteggiava in modo sublime e sinceramente sofferto ciò che è rimasto a Treblinka, uno dei più celebri campi di sterminio nazisti.

Soltanto di recente ho scoperto che la poesia “Treblinka” che tanto mi aveva emozionata era di Luciano Giovannini. La lirica è contenuta nella raccolta “La morna del gabbiano ferito e altri canti”, edita da Daimon Edizioni nell’estate del 2021.



Ciao Luciano, grazie per essere qui, oggi, a scrivere per noi di poesia. So che ti sei avvicinato da giovanissimo a questa arte e che poi per molti anni, addirittura per decenni, hai lasciato questo sentiero. Poi, nel marzo 2020, le vostre strade si sono di nuovo intrecciate con risultati sorprendenti. Che cosa puoi raccontarci, Luciano, del vostro secondo incontro? A me ha ricordato molto l’immagine di due innamorati che si perdono di vista per tanto tempo, ma continuano forse ad amarsi nel profondo del cuore, finché per qualche motivo si ritrovano e tutto esplode in un sentimento ancora più vivo.

Ciao Serena, grazie a te per avermi dato l’opportunità di parlare di poesia in questo momento storico particolare. Mentre il primo incontro con la poesia, avvenuto negli anni Settanta, era caratterizzato da forte impulsività e irrefrenabile slancio, il secondo incontro è stato più delicato ma, se vogliamo, ancora più profondo e intenso. La manifestazione dell’amore cambia a seconda dell’età, ma la consapevolezza di questo cambiamento l’abbiamo soltanto quando è ormai passato il tempo dei tuoni e delle tempeste. E così ci siamo ritrovati come due vecchi amanti che si guardano negli occhi e provano piacere reciproco nel farlo.

La tua poetica, Luciano, è la voce di chi troppo spesso non ha voce. Citando anche la prefazione della poetessa e amica Laura Vargiu, “dei derelitti, dei più fragili”. Da dove nasce questa scelta?

La vita è un percorso complicato e per riuscire ad affrontarlo ci si deve necessariamente guardare in       tutte le direzioni e, ciò facendo ci rendiamo conto di quanta sofferenza ci circondi


Mentre il primo incontro con la poesia, avvenuto negli anni Settanta, era caratterizzato da forte impulsività e irrefrenabile slancio, il secondo incontro è stato più delicato ma, se vogliamo, ancora più profondo e intenso.

Luciano Giovannini

Luciano, che cos’è per te la poesia?

La poesia per me rappresenta il miglior modo di esprimere quella parte di me che altrimenti non riuscirei ad esternare. Per dirla in poche parole è la somma del mio sentire e del mio pensare.

C’è in giro la credenza che basti l’ispirazione per fare poesia. Credenza da cui personalmente ho sempre preso le distanze. A questo punto vorrei sfruttare la tua presenza per chiederti che cosa c’è dietro le quinte. Che tipo di lavoro fa il poeta sul suo componimento?

Concordo assolutamente con te Serena. È vero che la poesia ha nell’ispirazione un momento essenziale ma rimane un cerino spento se non lo si accende con la conoscenza. Prestare attenzione alla musicalità, al tono e al lessico usato fa parte di quel “labor lime” necessario affinché una poesia si trasformi in un veicolo efficace di emozioni e fonte di riflessione da parte chi la legge.


[La poesia] è la somma del mio sentire e del mio pensare.

Luciano Giovannini

Quanto è importante, secondo te, lo studio delle figure retoriche e della storia della poesia per scrivere poesia?

La conoscenza dei contenuti e delle tecniche usate da chi ci ha preceduto è una condizione secondo me imprescindibile, l’uso dell’allitterazione, delle metafore e di altre figure retoriche ci fornisce lo strumento per rendere più intellegibile ed efficace quello che vogliamo realmente trasmettere.



Credo che la tua poesia riesca ad arrivare dritta al cuore di chi la legge, colpendo con forza e con immediatezza, suscitando emozioni ma anche pensieri. Ci costringi un po’ a sentire e a ragionare su certe vicende che hanno segnato la storia umana o la cronaca più vicina. Pensi che sia questo uno dei compiti della poesia?

Tramite la poesia si riescono a sintetizzare emozioni e concetti. Il messaggio arriva diretto, senza sovrastrutture e questo lampo in alcuni casi può illuminarci o addirittura destabilizzarci ma, nel complesso, ci costringe a fermarci a riflettere sui temi affrontati.

Nonostante le voci piene di dolore e di fame di verità, quello che rimane al lettore di “La morna del gabbiano ferito e altri canti” è una carezza, il desiderio di riscoprirsi umani, vivi e uniti, senza più distinzioni di confine e di ideologie. Trovo in questa tua delicatezza la missione del Luciano poeta: l’essere in grado di riunire, esattamente come tu ti sei ricongiunto alla poesia. Se tu dovessi comporre una poesia adesso, in questo preciso momento, di che cosa o di chi scriveresti e perché?

Ti dico l’argomento sul quale non vorrei aver voluto scrivere: la guerra in Ucraina. Purtroppo l’ho fatto. Vorrei tanto scrivere una poesia sulla bellezza e sulle cose che realmente contano nella vita e cercherei di farlo senza cadere nella retorica e nella banalità.

Mi riallaccio alla domanda precedente e ti chiedo quale poesia non hai ancora scritto ma speri di scrivere presto.

Sinceramente fino ad ora ho scritto quello che sentivo pressante e necessario scrivere, un episodio di cronaca, una conversazione o uno stato d’animo particolare potrebbero dare il là a una nuova poesia. Certo, essendo io stato un runner per anni non disdegnerei una poesia sulla figura del maratoneta. Un’opera alla Murakami ma in versi. Chissà….

“La morna del gabbiano ferito”, da cui poi è stato tratto anche il titolo della raccolta, è dedicata a Willy Monteiro Duarte. Ci racconti come è nata in te la necessità di rivolgerti proprio a lui e ai suoi genitori?

Serena, come tu sai io sono un insegnante e trascorro gran parte della mia giornata cercando di prevenire quelle deprecabili dinamiche che a volte vengono messe in atto dal branco nei confronti del singolo. E non sto parlando di violenza fisica, mi riferisco principalmente a quell’isolamento psicologico al quale viene relegato a chi non si conforma al gruppo egemone. Considera che la mia scuola si trova a Palestrina, una località non molto distante da Colleferro, luogo nel quale è stato ucciso Willy, e che, per un paio d’anni ho insegnato ad Artena, il paese degli indagati per il suo omicidio. La cosa non poteva non toccarmi e sconvolgermi.

Luciano, so che è una domanda difficilissima, ma ci provo lo stesso. Anzi, visto che non voglio essere troppo cattiva, ti chiedo di parlarci brevemente non di una ma delle tre poesie della raccolta a cui sei più legato e di spiegarci anche perché.

Le tre poesie alle quali tengo molto, oltre a “La morna del gabbiano ferito” sono: “Un chicco di riso bucato”, “La chiglia sommersa”, “Ofelia sapessi il dolore”. Questo perché rappresentano nell’ordine il mio sguardo verso l’esterno (il bullismo scolastico), l’interno (quello che nella vita non ho realizzato, l’incompiuto), e la mia grande passione per la letteratura inglese e in particolare per William Shakespeare.


Ti racconto un aneddoto. Quando ero giovane mi scrivevo i versi che mi venivano in mente all’improvviso su un pacchetto di sigarette o sul quotidiano, ora li registro sul cellulare o le scrivo su un’applicazione che ho scaricato. Una volta a casa mi metto davanti al computer e modifico o amplio quello che ho scritto. A volte il prodotto finale non assomiglia affatto alla bozza iniziale. Ovviamente se sono a casa tutto è più semplice. P.s. Ho smesso da fumare da tantissimi anni.      

Luciano Giovannini

Luciano, non ti occupi solo di poesia ma anche di aforismi e di racconti. Hai una routine particolare di scrittura?

Nel 2021 ho scritto una manciata di aforismi che ho inviato al Premio Nazionale di Filosofia. Era la mia prima esperienza e non pensavo potessero piacere a tal punto di vincere il primo premio assoluto. Stessa cosa per i racconti brevi. Il mio primo racconto di sole cento parole ha ottenuto un impensabile secondo posto nel Premio internazionale “Massa Città Fiabesca di Mare e di Marmo” nel 2020. Devo dire che oggi mi occupo esclusivamente di poesia ma non è escluso che un giorno non mi dedichi anche a queste forme\di scrittura. Non scrivo in maniera metodica, ma soltanto quando ho la serenità necessaria e la voglia di farlo.   

Tornando a parlare di ispirazione, che cosa fai quando arriva? La rimugini, la appunti, la lavori subito? Ci porti dentro il tuo processo creativo?

Ti racconto un aneddoto. Quando ero giovane mi scrivevo i versi che mi venivano in mente all’improvviso su un pacchetto di sigarette o sul quotidiano, ora li registro sul cellulare o le scrivo su un’applicazione che ho scaricato. Una volta a casa mi metto davanti al computer e modifico o amplio quello che ho scritto. A volte il prodotto finale non assomiglia affatto alla bozza iniziale. Ovviamente se sono a casa tutto è più semplice. P.s. Ho smesso da fumare da tantissimi anni.      

La poesia è bellezza, perché le emozioni sono bellezza. Nel tuo caso, poi, il ritmo, la scelta dei suoni e delle parole, la delicatezza e la forza delle immagini. Tutto richiama la bellezza. A questo punto, visto il mio progetto Ecco: filosofia della bellezza, vorrei chiederti che cos’è per te la bellezza, in che cosa o in chi la scorgi più spesso.

La bellezza ci circonda ma spesso non abbiamo gli occhi giusti per vederla, la nostra mente e il nostro cuore sono spesso intossicati dai problemi e dal modo in cui li affrontiamo. Penso che dovremmo vivere con maggiore leggerezza e cercare quelle cose che ci fanno stare bene.

A che cosa stai lavorando adesso?

Ho appena terminato di scrivere la mia seconda silloge della quale ti anticipo il titolo: “Il folle, l’amante e il poeta” e che sarà prossimamente pubblicato dalla casa editrice Daimon di Alessandra Prospero, un editore brillante ed una persona di uno spessore umano e culturale che non ha pari.

Hai progetti per il futuro inerenti la poesia o la narrativa?

Quest’estate, per mia grande fortuna, dovrò partecipare a molte premiazioni avendo ricevuto numerosi riconoscimenti. Sarò anche giurato del Concorso Internazionale “I versi non scritti”. Cercherò anche di partecipare a qualche reading poetico in presenza. Passata l’estate mi dedicherò alla scrittura della mia terza silloge e chissà anche a qualcosa di diverso, racconti brevi o addirittura un romanzo, vedremo…

Se tu dovessi indicare un libro che ti ha cambiato la vita, quale sceglieresti?

Sono un lettore accanito e leggo di tutto. Diciamo che c’è un autore che con l’insieme delle sue opere ha cambiato la sua vita: si chiama William Shakespeare.

C’è un poeta che ha influito di più sul tuo modo di fare poesia? In che modo?

Non voglio darti una risposta troppo articolata o indicarti una serie di nomi. Ti dico Montale per la sua visione della realtà, la densità critica, l’uso incisivo del lessico, l’estrema razionalità.

Sappiamo che sei un insegnante, dunque sei abituato a parlare con i giovani. Ti chiedo, infine, che consiglio ti sentiresti di dare a un giovane aspirante poeta che sogna di far viaggiare i propri versi.

Che il biglietto per far viaggiare i propri versi costa pochissimo ma che bisogna conservarlo con cura e non smarrirlo così a lungo come ho fatto io. E poi non vergognatevi di esibirlo quel benedetto biglietto, siatene fieri!


Il biglietto per far viaggiare i propri versi costa pochissimo ma che bisogna conservarlo con cura e non smarrirlo così a lungo come ho fatto io. E poi non vergognatevi di esibirlo quel benedetto biglietto, siatene fieri!

Luciano Giovannini

Grazie per essere stato con noi.

Grazie a te, Serena.


Ringraziamo ancora Luciano Giovannini per aver condiviso con noi la sua visione della poesia, fatta di ispirazione, sì, ma anche di studio, di riflessione e di conoscenza (e, mi viene da aggiungere, di coscienza).

Se le risposte di Luciano Giovannini vi hanno incuriosito, vi suggerisco di approfondire qui:



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un’icona per effettuare l’accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: