“Raccontami una storia” – Roberto Ochi

Intervista al poeta Roberto Ochi, autore della silloge “Raccontami una storia”

Abbiamo conosciuto Roberto Ochi nella segnalazione che trovate qui.

Ma chi è Roberto Ochi? Il poeta è nato il 25 aprile 1982 a Parma. Per arrivare a scrivere “Raccontami una storia”, ha intrapreso studi economici, ha consegnato fiori, ha danzato, lavora presso un istituto di credito e pratica yoga il lunedì.


Ciao Roberto. Una domanda che forse ti avranno già fatto molte volte: so che sei nato il 25 aprile, il giorno in cui festeggiamo la Liberazione. Vorrei chiederti che cos’è per te la libertà e che significato le dai giorno dopo giorno.

Ciao Serena. C’è una piccola storia nel mio libro. Si intitola “Saluto al Sole”. Si parla di consapevolezza e di tempo. Io, prima del lungo periodo covid, avevo dato la libertà come qualcosa di acquisito, scontato. Non mi ero mai fermato sul suo significato. La libertà per me è diventata reale quando mi è stata sottratta, quando così, ne sono divenuto consapevole. Chiuso in casa, da solo, ho cominciato a rallentare e ho sentito, ho capito che per me la libertà è avere tempo.


Mi ha molto colpita il fatto che nella tua vita si intreccino due aspetti: un lato più matematico e concreto, quello dei tuoi studi e del tuo lavoro; un lato più letterario e genuino (mi sia concesso questo termine) legato alla poesia. Come riesci a conciliarli nella vita di tutti i giorni?

Diciamo che il lato concreto stimola, fa reagire quello più creativo. Forse nella mia vita questi due aspetti hanno bordi più marcati, ma l’aspetto concreto e quello emotivo, il reale e l’irrazionale, la testa e il cuore, la mano destra e la mano sinistra, sono ciò con cui ci confrontiamo ogni giorno. Mi piace credere che noi siamo tutto ciò che ci accade, come reagiamo, come cadiamo e come ogni volta ci rialziamo. Siamo tutto ciò che abbiamo dentro e come vediamo il fuori. Non parlo di equilibrio, o meglio, a me piace un’altra parola, armonia. Comunque per trovare l’armonia mi sono dato almeno, ancora, quarant’anni.

Aggiungo solo un piccolo racconto. In un’intervista chiesero a Gianni Rodari che consiglio poteva dare ad un giovane che volesse diventare scrittore. Gianni Rodari rispose che consigliava lo studio della matematica e di scrivere solamente quando il braccio faceva così male da non poter fare altro che scrivere. Questa risposta mi fa sempre sorridere.


Hai una routine per quanto riguarda la poesia? Mostraci il dietro le quinte del tuo poetare.

Mio padre ancora oggi esce di casa con le tasche piene di “foglietti”: cosa da fare, da ricordare, elenchi. Ti direi che la mia poesia nasce da lì. Io ho ancora molta paura di dimenticare, di perdere. Così quando sento qualcosa, lo scrivo sul primo pezzo di carta che trovo e me lo infilo in tasca. Arrivo alla sera con le tasche piene di pensieri, ma così ne ho meno in testa.

Personalmente mi piace scrivere prima su carta, mi fa stare meglio, mi genera più dopamina. Le riletture successive avvengono su pc, ma quando ho già scritto qualcosa di buono. Finché scrivo sulla carta e come se scrivessi su di me, è più intimo.

Infine posso dirti che mi sono dato una regola che prevede al massimo tre stesure. La prima stesura è quella più di impulso, di istinto, una sorta di “brutta”, anche se alcune storie non le ho poi modificate nelle stesure successive. La seconda stesura è la mia preferita. Perché rileggendo la prima, capita di innamorarsi di ciò che si ha scritto. Quello per me è il momento più bello dell’intero processo creativo. La terza stesura dovrebbe affinare il tutto, se necessario ridurlo. Applicare questa routine mi ha aiutato a non procrastinare troppo le cose, ma anche a lasciarle andare.


Nella tua raccolta, “Raccontami una storia” sono presenti ben novantanove poesie (divise in tre parti da trentatré poesie ciascuna). Quando le hai scritte?

“Raccontami una storia” nasce a luglio del 2019 e cresce fino a settembre del 2021. In origine, le tre parti in cui ora è suddiviso, erano libri separati di sessantaquattro poesie ciascuno. Sessantaquattro poesie perché, sessantaquattro, sono le pagine del quaderno tascabile sul quale nel giugno del 2013 mi sono ricordato dello scrivere. A dicembre del 2022 quindi i miei tre libri sono diventati uno solo, con novantanove poesie.


Le tre parti in cui si divide la raccolta di poesie “Raccontami una storia” sono “Brevi Storie”, “Storie Note” e “Storie Amare”. Che caratteristiche ha ognuna di queste parti?

“Brevi, note ed amare”, sono le chiavi di lettura dell’intero libro, non lo suddividono, lo raccontano in sintesi.

Il termine “breve” mi piaceva perché il nostro tempo è limitato e le mie storie non superano le duecento parole o i due minuti di lettura. Ma “breve” anche con il significato di piccolo, per tutte le piccole cose a cui dovremmo fare attenzione.

“Note” per ricordarmi di scrivere di cose che so, che conosco, che vedo, che noto. Mi piaceva anche il richiamo alle note musicali.

Infine, della parola “amare”, mi piaceva la doppia possibilità di lettura, come verbo o come riferimento all’amarezza. Amo le parole con più significati, più strati, più verità, a seconda di come le leggi, mi ricordano le persone.


Vorrei che tu, per ognuna delle tre parti, ci segnalassi una poesia a cui sei particolarmente legato. Ci racconti com’è nata e perché per te è così importante?

Poesia scelta in “Brevi Storie”: “Mi racconti una storia?”, perché questa domanda, che ho realmente ricevuto, ha creato, ha partorito il mio libro. “Raccontami una storia” sono domande, verbi ed elenchi. Niente di più, nulla di meno.

Poesia scelta in “Storie Note”: “Quel professore seduto in un bar”, perché parla di bar, il mio mondo nel bene e nel male. Ma parla anche di piccolissime cose che possono cambiare una giornata e una vita. Parla infine di curiosità, un antidoto alla tristezza.

Poesia scelta in “Storie Amare”: “La fermata novantanove”, perché è l’ultima, parla di numeri e della mia parte concreta da un lato. Ma parla anche di rallentare, ascoltare, conoscersi, fermarsi e imparare a volersi bene.


“Raccontami una storia” richiama alla mente anche la frase che tutti, credo, abbiamo detto a un adulto quando eravamo piccoli. Le parole che ci narravano erano per noi vere, qualsiasi fosse la storia che stavamo ascoltando. La capacità di credere, ma anche la capacità di avere cieca fiducia in qualcuno. Ci racconti quanto per te è importante che il poeta e il lettore conservino una parte fanciullina?

La capacità di credere, di meravigliarsi e di ridere, la curiosità, sono tutte cose che possediamo dalla nascita. Se le abbiamo perse o dimenticate, sono comunque da qualche parte dentro di noi. Ritrovarle è importante perché sono gli anticorpi alla durezza e alle difficoltà della vita. C’è una storia, “Il bambino ritrovato”, dove scrivo “Voglio dire voglio, perché dei bambini è il verbo”. Possiamo essere tutto ciò che crediamo possibile, credo sia questo il nostro unico limite.


Un altro degli aspetti caratteristici dell’infanzia e che noi adulti dovremmo riscoprire è la capacità di meravigliarsi, di scorgere il bello anche dentro noi stessi. Pensi che ci sia una poesia in particolare che potrebbe aiutare il lettore a riconoscere la bellezza?

Scrivere e rileggere mi ha aiutato molto, anche ad allenare i miei occhi alla bellezza, dentro e intorno a me.

Il foglio bianco è diventato il mio specchio e mi ha aiutato a fare pace con quello vero. Ne parlo in “Specchio specchio” e in “Scrivere di una buona abitudine”.

Un’altra cosa che posso suggerire è di cominciare a stilare un elenco di ciò che ci sembra bello, ogni giorno. Perché è bella anche solo la sorpresa di vedere quanto quell’elenco crescerà. E quando l’elenco è definitivo, ricordatevi di andare a trovare spesso ognuna di quelle cose. Questo esercizio io l’ho fatto con “Distributori automatici di bellezza”.


Uno dei miei progetti si chiama proprio “Ecco: filosofia della bellezza”. Si pone come obiettivo proprio l’esercizio dell’occhio per la riscoperta della bellezza. A questo punto la domanda è d’obbligo: che cos’è per te, Roberto, la bellezza?

Tutto quello che lasciamo entrare e ci fa bene, ci fa stare bene.


Facciamo un paio di passi indietro. Descrivi “Raccontami una storia” con tre parole (tre, non barare):

Ascoltare, comprendere, perdonarsi.


Suggerisci un sottofondo musicale per accompagnare la lettura di “Raccontami una storia” (se vuoi puoi indicare anche una situazione ideale di lettura, tipo periodo della giornata, luogo, compagnia, ecc):

Potrei dirti Ludovico Einaudi, Yann Tiersen, Max Richter, o qualsiasi nota dell’acqua. Ma io ho una mente che tende a distrarsi facilmente; perciò, quando leggo mi accompagna il silenzio e forse un bicchiere.



Quando e come è nata la tua passione per la poesia?

Io scrivo filastrocche e rime per compleanni, anniversari, occasioni e amici, da quando ne ho memoria. Ma era qualcosa che regalavo come si fa con una caramella. Dal 2013, potrei anche dirti una data, ho cominciato a scrivere per me e soprattutto ho cominciato a prendere consapevolezza di ciò che scrivevo, che mi piacesse o meno. La poesia è diventata una forma, un’occasione.


Che cos’è per te la poesia?

Forse la poesia è la pace che resta, della memoria di una guerra. Magari questa frase la scriverò in una storia. Scrivere ferma il tempo su di un foglio, quindi la poesia ci libera dal mondo finché vi rimaniamo dentro.


Io, prima del lungo periodo covid, avevo dato la libertà come qualcosa di acquisito, scontato. Non mi ero mai fermato sul suo significato. La libertà per me è diventata reale quando mi è stata sottratta, quando così, ne sono divenuto consapevole. Chiuso in casa, da solo, ho cominciato a rallentare e ho sentito, ho capito che per me la libertà è avere tempo.

Roberto Ochi

Oltre alla poesia, scrivi anche in prosa?

La prima cosa che ho iniziato a scrivere è stata una raccolta di ventisei racconti, uno per ogni lettera dell’alfabeto. Ma nel 2018 mi sono fermato nella seconda stesura. Recentemente ho riletto qualcosa, non mi è dispiaciuto.


Quali sono per te gli ingredienti che una bella poesia deve avere?

Conosco un solo ingrediente. Io scrivo per me stesso e questo implica l’ingrediente più importante, ci metto me stesso. Credo riguardi ogni forma d’arte, rimane la cosa che arriva di più a chi legge o guarda.


Qual è la parte più difficile per te nel tuo percorso di ideazione, scrittura e promozione dell’opera? Perché?

La promozione dell’opera. Non perché non le voglia bene o non ne sia fiero, ma resto una persona timida che non ama essere al centro. Non mi piace nemmeno festeggiare il mio compleanno. Ma visto che è il 25 aprile, tutti se lo ricordano e così lo festeggio ogni anno. Però ogni volta cerco di farmelo piacere di più. Sto facendo lo stesso esercizio con la promozione. Cerco di darle i miei tempi, di fare le mie scelte.


E la parte che reputi più stimolante e divertente?

La seconda stesura, rileggere e innamorarsi di ciò che si ha scritto, imparare a piacersi.


Quanto lavoro c’è dietro una poesia? Per alcuni è frutto dell’ispirazione. Personalmente ritengo che scrivere poesia richieda un grande lavoro di stesura, attento al ritmo e alla musicalità. Insomma, non un semplice buttare giù. Tu che cosa ne pensi?

Concordo. L’ispirazione fa sicuramente parte di un primo atto. C’è una parte molto bella che è la ricerca delle parole. Io scrivo con accanto il dizionario della lingua italiana e il vocabolario dei sinonimi e contrari. Sono sicuramente i libri che ho letto e riletto di più. Anche il suono delle parole, come scorrono nella storia. Una cosa che mi aiuta è rileggere ad alta voce.


C’è un poeta a cui ti ispiri? Perché?

Un poeta al quale mi ispiro no, faccio troppa fatica a considerarmi tale. Però ci sono poeti che leggo e dico “cavolo, come scrivono bene”, anche molto diversi. Ti potrei dire Gianni Rodari per la sua bellissima semplicità e Franco Arminio per la sua visione della natura.


Quanto è importante, secondo te, la lettura di altri autori per migliorare la propria scrittura?

Si impara a scrivere scrivendo, ma la lettura di altri autori secondo me facilità il percorso, evita alcuni errori e arricchisce.


Mio padre ancora oggi esce di casa con le tasche piene di “foglietti”: cosa da fare, da ricordare, elenchi. Ti direi che la mia poesia nasce da lì. Io ho ancora molta paura di dimenticare, di perdere. Così quando sento qualcosa, lo scrivo sul primo pezzo di carta che trovo e me lo infilo in tasca. Arrivo alla sera con le tasche piene di pensieri, ma così ne ho meno in testa.

Roberto Ochi

Preferisci leggere autori già affermati o emergenti? Perché?

Lascio che sia altro a guidare le mie scelte. Può essere una foto, una copertina, una presentazione, una parola o un suggerimento.


Quanto è importante lo studio delle figure retoriche, della metrica e della musica per scrivere poesia?

Studiare impreziosisce, non toglie mai. Come esercitarsi. Io gioco con la rima baciata fin da quando sono bambino e mio padre suona la fisarmonica. Quindi nella mia vita la musica mi ha spesso accompagnato.


Credi che la scrittura e la lettura possano cambiare il mondo? Se sì, in che modo?

“Parole e idee possono cambiare il mondo”, diceva Robin Williams nel film “L’attimo fuggente”. Abbiamo testi religiosi che guidano la vita di milioni di persone che credono in quei testi. Credere è la chiave. Io ho visto che una parola gentile e un chiedere “come stai?”, non so se cambia il mondo, ma da un attimo di respiro ad una persona che è in difficoltà. Scrivere una parola gentile, insegnarla, credo equivalga a seminare possibilità, speranza.


Se tu dovessi indicare un’opera che hai letto e che ha cambiato il modo in cui vedi il mondo (intorno a te o dentro di te), quale indicheresti? Perché?

“Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto” di Pablo Coelho. Un’amica, un giorno, mi ha regalato alcune frasi a pagina 21 e 22 di questo libro. Così incuriosito ho letto anche il resto. Libro bellissimo, ma lo ricordo con affetto perché lo leggevo alla sera con mia madre.


Che tipo di opere ti piace leggere? Che genere o che stile devono avere? Devono affrontare particolari temi? Raccontaci cosa cerchi come lettore.

Sono un pessimo lettore. Tendo a distrarmi velocemente, ma sono curioso. Perciò prediligo cose brevi: racconti, articoli, interviste perché adoro le domande, aforismi, saggi, rubriche, poesie perché immediate e mutevoli.


[…] della parola “amare”, mi piaceva la doppia possibilità di lettura, come verbo o come riferimento all’amarezza. Amo le parole con più significati, più strati, più verità, a seconda di come le leggi, mi ricordano le persone.

Roberto Ochi

A cosa stai lavorando?

Quando ho selezionato le novantanove poesie per “Raccontami una storia”, altrettante sono finite nel cassetto. C’è una parte di me che dice che il libro non è ancora finito, che necessita di un seguito. Una parte di me ha paura di divenire ripetitivo, di copiare me stesso e vorrebbe già fare qualcosa di diverso. Difficile dire chi vincerà.


Possiamo essere tutto ciò che crediamo possibile, credo sia questo il nostro unico limite.

Roberto Ochi

E che cosa puoi anticiparci sui tuoi progetti futuri?

Ho almeno tre titoli nella testa ma sono solo titoli. Come percorso mi piacerebbe passare dalla poesia, ai racconti, per arrivare poi ai romanzi. Sarebbe forse una crescita nella scrittura graduale, ragionata. Ma qui parla la mia parte razionale, concreta, il ragioniere. Poi magari nella vita accade qualcosa che mi entusiasma e l’emozione vince sempre.


Forse la poesia è la pace che resta, della memoria di una guerra. Magari questa frase la scriverò in una storia. Scrivere ferma il tempo su di un foglio, quindi la poesia ci libera dal mondo finché vi rimaniamo dentro.

Roberto Ochi

Oltre alla scrittura e alla lettura, hai altre passioni? Che cosa ci racconti a riguardo?

Sono un divoratore di film. Mi piace soprattutto il cinema indipendente, a budget zero, che parla, ha una storia, delle relazioni.


Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane autore che sogna di pubblicare il suo primo libro?

Non smettere mai di credere di poterlo fare. I dubbi arrivano sempre, ma se a te piace quello che hai scritto, quello che hai scritto va bene. Si tratta di trovare la persona giusta che lo comprenda.


Hai la possibilità di inviare nello spazio una sola opera (che sia una poesia, un racconto, un romanzo) di un autore più o meno conosciuto. L’autore puoi essere anche tu. In questa opera dovrebbe essere raccolto il tuo messaggio a memoria futura. Quale opera scegli e perché?

“Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupery. Perché quando un’altra civiltà troverà quel libro e lo leggerà, penserà che siamo civili, buoni e gentili. Avrà di noi un bel ricordo.


Scrivere una parola gentile, insegnarla, credo equivalga a seminare possibilità, speranza.

Roberto Ochi

Risposte secche:

  1. Casa editrice o self? CASA EDITRICE
  2. Giallo o nero? NERO
  3. Struttura a priori o in divenire? IN DIVENIRE
  4. Musica in sottofondo o silenzio? SILENZIO
  5. Prima persona o terza persona singolare? PRIMA
  6. Libro cartaceo o digitale? CARTACEO
  7. Revisione a schermo o su carta? SCHERMO

Ringraziamo Roberto per averci tenuto compagnia e per aver risposto con poesia e passione alle domande. Se le sue risposte vi hanno incuriosito, vi suggerisco di approfondire qui:



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un’icona per effettuare l’accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: