Perché la sorellanza può tutto – Elena Piccardo

Intervista all’autrice di “Sterilis” e di “Ultimi messaggi”, Elena Piccardo

Abbiamo avuto il piacere di conoscere Elena Piccardo nella segnalazione della sua ultima pubblicazione, “Ultimi messaggi“, che trovate qui.

Devo ammettere che il tema di questo libro, come anche quello del suo primo romanzo, “Sterilis“, mi hanno molto colpita. Ho chiesto quindi a Elena Piccardo se avesse piacere ad approfondire con noi alcuni aspetti e sono stata davvero felice quando ha accettato.

Adesso forse vi starete chiedendo perché un’intervista di sabato? Ma non sono il martedì e il giovedì i giorni di intervista? Sì, è vero, ma ho deciso di fare un’eccezione perché il 30 luglio è la giornata internazionale dell’amicizia. Di amicizia, di sorellanza, di compassione nel senso etimologico del termine, cioè del sentire insieme, sono intrise le pagine dei libri di Elena Piccardo.

Facciamo un passo indietro. Chi è Elena Piccardo?

Nata a Savona nel 1987, ha vissuto i suoi primi 22 anni a Finale Ligure e l’amore per la sua regione è stato guida e ispirazione nella stesura del suo ultimo romanzo (Ultimi Messaggi) e non solo; in passato, infatti, ha ottenuto la pubblicazione da historica edizioni di un racconto breve “Paolo il saraceno” sull’antologia racconti liguri.

Il primo libro “Sterilis” viene pubblicato dalla casa editrice Porto Seguro nel 2020 e successivamente nel 2022 ha pubblicato con Amazon “Ultimi Messaggi”.


Ciao Elena! Abbiamo avuto il piacere di conoscerti in un nostro “Libri da riscoprire” in cui abbiamo sfogliato la tua ultima opera, “Ultimi messaggi”. La domanda è d’obbligo: per chi sarebbe il tuo ultimo messaggio? E che cosa scriveresti?

Ciao Serena, grazie per avermi dato l’opportunità di parlare dei miei lavori sul tuo interessantissimo blog.

Non è semplice scegliere tra i tanti messaggi che mi passano per la mente però, facendo una cernita tra i pensieri e i valori che ritengo più importanti, cercherei di trasmettere un messaggio che inviti le persone ad essere più empatiche verso il prossimo. Soprattutto dopo questi anni difficili di pandemia nei quali la distanza tra le persone è stata una parola chiave e nel cuore di molti si è rafforzato un senso di diffidenza.



Una raccolta di racconti è una scelta editoriale coraggiosa. Ci racconti com’è nata l’idea alla base della raccolta e quando hai deciso di pubblicare?

Spesso, quando scrivo, non ho un vero e proprio progetto già pianificato nei dettagli ma nasce spontaneamente quando la penna traccia i primi caratteri sul foglio. Sterilis, per esempio, è nato sotto la spinta di un forte ed irrefrenabile impulso personale mentre Ultimi Messaggi è stato scritto storia dopo storia con l’intento di portare alla luce diversi racconti non troppo lontani dalla realtà e che possano fare riflettere il lettore su ciò che può celarsi dietro all’immagine di una persona che tal volta sembra “balorda” o particolare. Ultimi Messaggi è stata una sfida quotidiana, infatti, scrivevo una storia al giorno perché ho cercato con tutta me stessa di empatizzare in toto con ogni personaggio. Spero che questo mio lavoro di totale immersione nei protagonisti del libro, arrivi al lettore attraverso i sentimenti che ho riversato nelle pagine con tutta me stessa.


Il cimitero sul mare: un luogo magico, un po’ nostalgico, onirico. Che cosa dobbiamo aspettarci dalle storie raccolte in “Ultimi messaggi”?

Le storie presenti nel libro sono tutte differenti ed ambientate in anni altrettanto diversi. I protagonisti proseguono la loro routine anche nella morte dunque, il cimitero, pullula di anime che si incontrano e chiacchierano proprio come nella vita di tutti i giorni e tra queste vi sono individui raffinati, stravaganti, burberi, ironici e chi più ne ha più ne metta. Penso che il lettore possa facilmente immedesimarsi nei racconti dei miei fantasmi perché per quanto stravaganti o sfortunati essi siano, tutti noi, possiamo accostarli a persone che forse abbiamo conosciuto nelle nostre vite. I racconti, proprio per la loro diversità, vi faranno fare un viaggio tra le avventure di affascinanti epoche passate oppure rivivere dolci ricordi di un recente passato.


C’è una storia della raccolta a cui tieni particolarmente? Quale? Ci racconti perché?

Ordinaria Anarchia è la storia a cui sono più emotivamente legata poiché è l’unico racconto nel quale i protagonisti sono realmente esistiti: erano i miei nonni materni. Nonostante il mio coinvolgimento sentimentale, ho voluto raccontare la loro avventura perché era una testimonianza di uno dei periodi più oscuri della nostra storia recente visti dalla prospettiva di persone comuni e non da eroi partigiani. Scrissi questo racconto che parla della Seconda guerra mondiale in tempi non sospetti, quando la guerra non infuriava ancora sull’Ucraina.

Ad oggi mi si gela il sangue al pensiero di aver scritto questa frase pochi mesi prima che si ripetesse lo sfacelo del quale siamo testimoni: “Guerra. Parola breve ma permeata da un immenso significato e solo chi la vive può realmente concepirne l’immensa bruttura e le atrocità che ti porta a commettere. I posteri possono solo cercare di comprendere attraverso i racconti dei reduci quanto dolore, caos e morte essa sia in grado di causare cercando, un giorno, di cancellarla dal dizionario a favore di un mondo unito e in pace.”


Il custode del cimitero è anche il custode delle storie, il loro narratore. Che cosa puoi dirci su di lui? Ti sei ispirata a qualcuno per la sua costruzione?

Adoro Gustavo il custode e la sua storia! Lui è effettivamente il detentore di tutte le verità sul cimitero e dei suoi abitanti. Racconta le vite dei suoi amici fantasmi con il massimo trasporto di cui è capace (anche se alcuni fantasmi narrano le loro vicissitudini in prima persona). La storia di questo soggetto, nonché rappresentante della piccola comunità ectoplasmatica, affonda le sue radici nella mia passione smisurata per i vecchi Dylan Dog e l’adorazione e per la geniale penna di Tiziano Sclavi. Scrivendo la storia di Gustavo ho cercato, con il mio stile, di omaggiare lo scrittore sopracitato.


Nonostante l’originalità delle storie, mi è sorta una riflessione: che la storia di ognuno, alla fine, meriti di essere raccontata, letta, ascoltata. In poche parole capita e accettata. Pensi che sia così? Pensi che tutti, in un modo o nell’altro, possano insegnare qualcosa con la loro vita e il loro esempio?

Bella domanda! Per rispondere a questo quesito premetto che per me la vita di ogni creatura, che sia pianta, animale o umano ha un valore supremo e non merita di essere calpestata. Scendendo nel dettaglio, credo fermamente che probabilmente nessuno può arrogarsi il diritto di insegnare nulla a qualcun altro ma con piccoli gesti, piccole attenzioni o anche solo prestando ascolto alle richieste di aiuto altrui, tutti noi possiamo cambiare in meglio le vite del prossimo. Siamo tutti individui pensanti ed unici ma a volte, vuoi per sfortuna, per scelte di vita sbagliate o per disgrazie che non dipendono dalle nostre scelte ci riscopriamo bisognosi di aiuto e ricerchiamo negli altri comprensione e inclusione. L’emarginazione uccide e di questa cosa ne sono fermamente convinta.

Scrivendo questo libro, per immedesimarmi meglio in personaggi così diversi da me, ho ascoltato molte interviste a tossicodipendenti, senzatetto e disadattati. Tutti loro avevano in comune un solo pensiero: si erano sentiti finiti nel momento in cui hanno realizzato di essere soli.


Leggendo uno dei commenti amazon, un lettore ti ha consigliato di riprendere l’ultima storia della raccolta e trasformarla in un romanzo. Hai preso in considerazione di seguire il suo suggerimento?

Ammetto che l’idea mi ha stuzzicata ma dal mio cimitero delle idee mi sono avvalsa nuovamente di Gustavo per dare vita ad una nuova e completamente diversa avventura. Attualmente sto lavorando a questo nuovo romanzo al quale non saprei che genere attribuire.



“Ultimi messaggi” non è la tua unica pubblicazione. Nell’autunno del 2020 hai infatti pubblicato anche “Sterilis”. Prima di approfondire questo titolo, devo confessarti che ho subito notato due elementi presenti in entrambe le copertine: una certa sfumatura di colore e i fiori. C’è davvero un legame tra le due copertine?

Assolutamente sì. I fiori legano questi due libri. Nulla è casuale e le piante sono una parte fondamentale della mia vita, praticamente sono la mia principale occupazione. Il fiore è la massima espressione della pianta per attirare gli insetti che impollinandola, renderanno possibile la nascita di moltissimi semi fertili. Il discorso dei semi è ampiamente discusso in Sterilis e con i semi ho potuto scrivere diverse metafore che calzano meravigliosamente con alcuni concetti che volevo esporre. Oltre alla similitudine con la fertilità, ogni fiore, ha un suo significato nascosto praticamente regalando un fiore è come se stessi inviando un messaggio non verbale. Il giglio di Ultimi Messaggi, per esempio, vantando il colore bianco, esprime pace, candore e purezza.  Prerogative che auspichiamo per tutti i nostri cari defunti.


“Sterilis” è un libro in cui racconti qualcosa di te. Quando hai deciso di mettere a nudo questo aspetto e perché lo hai fatto?

Sterilis è nato dopo l’ennesima angheria che mi sono sentita di subire dopo una visita ginecologica. Il libro è nato sull’onda di un sentimento molto forte, era giunto il momento di dire basta a vari luoghi comuni e vari soprusi che chi vive (come me) questa condizione è costretto a subire. Il libro scritto in chiave estremamente ironica e alcune vicende sono molto buffe, dunque, risulta molto scorrevole.


Pensi che la stesura di questo libro ti abbia aiutata ad affrontare la scoperta della sterilità? Pensi che possa aiutare altre persone in questo percorso?

Purtroppo la mia sterilità era conclamata e digerita già molto prima della stesura di queste pagine, purtroppo il percorso con la mia patologia era iniziato quando avevo solo tredici anni. Quindi ho passato tutte le sfumature emotive che le varie età ti presentano e anche tutte le difficoltà che ti sconvolgono a livello fisico. Ora sono arrivata alla pace dei sensi e mi rendo conto di essere stata molto fortunata perché al mio fianco ho una famiglia che mi ha sostenuta ma soprattutto un marito affettuoso che mi ha aiutata tanto. La sterilità è una condizione difficile da assimilare, soprattutto quando incontri il tuo vero amore e le dinamiche psicologiche che si scatenano non sono semplici da affrontare. Purtroppo ci sono momenti davvero bui. Io, ripeto, sono stati fortunata ma molte ragazze che ho conosciuto purtroppo non hanno avuto la stessa fortuna e si sono fisicamente distrutte con le terapie massacranti ed altre si sono perse nell’oscurità della depressione.


Nutro una grande stima per chi decide di mettere la propria faccia nel raccontare qualcosa di intimo. La trovo una scelta coraggiosa, ma anche un gesto di altruismo, una mano tesa che viene offerta a chi potrebbe cadere proprio nella stessa buca. Hai mai avuto paura da quando hai deciso di esporti così tanto pubblicando “Sterilis”? Se sì, di che cosa?

Francamente quando ho pubblicato Sterilis non ho pensato a cosa la gente avrebbe detto di me ma speravo con queste righe di aiutare tutte quelle come me e ambiziosamente sognavo di fare parlare di questo tema che spesso è visto ancora come un tabù.  La sterilità è una parte di ciò che sono, come i capelli castani o gli occhi azzurri. Nessuno dovrebbe vergognarsi o soffrire per una prerogativa fisica. Bisogna amarsi e rispettarsi per ciò che si è anche se a volte può essere difficile. Non dobbiamo mai perdere di vista noi stesse e non possiamo morire per un’ossessione.


Il titolo con quella “i” breve sulla penultima sillaba viene dal latino. Hai scelto di intitolare così il tuo libro richiamandoti al linguaggio scientifico oppure c’è un’altra motivazione? Ce la racconti?

Brava sei un’ottima osservatrice. La piccola mezza luna sulla lettera “i” ha un significato poco profondo a livello scientifico ma profondamente emotivo. Ho deciso di avvalermi di quel simbolo perché assomiglia alla cicatrice del primo intervento chirurgico all’ovaio. Vista dall’alto, la cicatrice, mi ha sempre ricordato un sorriso e per questo motivo l’ho presa in simpatia e non l’ho mai vista come un deturpamento del mio corpo.


Dopo la pubblicazione del libro, ti è capitato di essere contattata da altre persone che, leggendolo, si erano riconosciute nella tua storia? Se sì, che effetto ti ha fatto?

Sì e sono stati momenti d’ immensa soddisfazione. Finalmente molte donne mi raccontavano la loro storia e per la prima volta parlavano liberamente di ciò che le aveva angosciate. Si confidavano senza paura di essere giudicate, senza nessun rimorso o vergogna perché finalmente sentiva di essere capite. Ammetto inoltre che anche molte altre persone che lo hanno letto e non soffrono di questa condizione, hanno sposato molti dei ragionamenti che ho cercato di spiegare. La considero una piccola vittoria poiché il mio obbiettivo è anche quello di sensibilizzare il prossimo a mantenere un atteggiamento più sensibile verso chi soffre di questa condizione.


Nonostante gli argomenti forti, come la morte e la sterilità, i tuoi libri non mancano di leggerezza e di ironia. Sono caratteristiche che hai anche nella vita di tutti i giorni? Come reagisci alle difficoltà?

Sì, adoro l’ironia e penso che sia uno strumento molto potente per affrontare a posteriori situazioni difficili da digerire. Sorridere in qualche modo alleggerisce l’anima. Personalmente sono una persona istintiva e difficilmente contengo le mie emozioni per cui se devo piangere lo faccio senza trattenermi, se mi arrabbio urlo e mi sfogo, insomma cerco di non somatizzare ed esternare ogni sfumatura emotiva. Credo che “liberarsi” soprattutto dei malesseri sia fondamentale per condurre una vita equilibrata.


La sorellanza è un altro tema ricorrente, basato anche sulla compassione nel senso etimologico del termine, cioè sul sentire insieme. Chi è la persona che senti più vicina a livello emotivo?

Senza dubbio mio marito, siamo due facce della stessa medaglia. Lui è il mio sostegno ed io sono il suo.


Descrivi ogni tua opera con tre parole (tre, non barare):

“Ultimi messaggi”: libertà, empatia, amore

“Sterilis”: forza, resilienza, amore


Suggerisci un sottofondo musicale per accompagnare la lettura delle tue opere (se vuoi puoi indicare anche una situazione ideale di lettura, tipo periodo della giornata, luogo, compagnia, ecc):

Ultimi messaggi De Andrè Non al denaro non all’amore né al cielo

Sterilis The clash


Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?

So che può sembrare scontato ma scrivo veramente da quando sono piccolissima, in principio erano diari ma poi si sono tramutati in storie fantasiose.


Che cos’è per te la scrittura?

È la via perfetta per creare nuove vite e nuovi mondi nei quali immergersi e perdersi.


Ultimi Messaggi è stata una sfida quotidiana, infatti, scrivevo una storia al giorno perché ho cercato con tutta me stessa di empatizzare in toto con ogni personaggio.

Elena Piccardo

Qual è la tua routine di scrittura, se ne hai una?

Io sono un’anima in pena e sono una scrittrice itinerante (nel vero senso della parola) quando scrivo mi sposto da un angolo all’altro del mio giardino. Ho un fantastico ulivo da scrittura nel quale mi rintano a buttare giù tutte le mie idee.


Quali sono per te gli ingredienti che un bel romanzo deve avere?

Scorrevolezza e con una storia intrigante e coinvolgente.


Qual è la parte più difficile per te nel tuo percorso di ideazione, struttura, scrittura e promozione dell’opera? Perché?

L’ideazione fortunatamente mi riesce semplice perché ho molta fantasia. La promozione è ciò che mi riesce più difficile poiché non conoscono molti canali letterari.


E la parte che reputi più stimolante e divertente?

Tutto mi stimola dalla stesura fino alle presentazioni e il confronto con il pubblico.


C’è un autore a cui ti ispiri? Perché?

Il mio genere preferito sono i classici, quindi ci sono molti autori che adoro e a cui mi ispirerei volentieri perché sono geniali e sempre all’avanguardia.


Quanto è importante, secondo te, la lettura di altri autori per migliorare la propria scrittura?

La lettura è sempre importante anche se non si scrive perché apre la mente come poche altre cose al mondo riescono a fare.


Ordinaria Anarchia è la storia a cui sono più emotivamente legata poiché è l’unico racconto nel quale i protagonisti sono realmente esistiti: erano i miei nonni materni. Nonostante il mio coinvolgimento sentimentale, ho voluto raccontare la loro avventura perché era una testimonianza di uno dei periodi più oscuri della nostra storia recente visti dalla prospettiva di persone comuni e non da eroi partigiani. Scrissi questo racconto che parla della Seconda guerra mondiale in tempi non sospetti, quando la guerra non infuriava ancora sull’Ucraina.

Elena Piccardo

Preferisci leggere autori già affermati o emergenti? Perché?

È indifferente ciò che conta è il contenuto del libro.


Credi che la scrittura e la lettura possano cambiare il mondo? Se sì, in che modo?

Si sono potenti mezzi di comunicazione che influiscono sul nostro modo di vedere il mondo.


Se tu dovessi indicare un’opera che hai letto e che ha cambiato il modo in cui vedi il mondo (intorno a te o dentro di te), quale indicheresti? Perché?

In generale i libri degli scrittori romantici inglesi hanno influito molto sul mio modo di vedere la vita e condivido i loro ideali.


Che tipo di opere ti piace leggere? Che genere o che stile devono avere? Devono affrontare particolari temi? Raccontaci cosa cerchi come lettore.

Amo leggere i libri classici di qualsiasi epoca, stile e corrente di pensiero. Spazio dai grandi classici come Calvino, Wilde, Shelley, Masters, Stevenson, Stoker e molti altri fino a libri più moderni ma anche fumetti di Zero Calcare. Non sono una lettrice pignola e in un libro cerco storie che siano in grado di rapirmi e trasportarmi in mondi e storie coinvolgenti.


I fiori legano questi due libri. Nulla è casuale e le piante sono una parte fondamentale della mia vita, praticamente sono la mia principale occupazione. Il fiore è la massima espressione della pianta per attirare gli insetti che impollinandola, renderanno possibile la nascita di moltissimi semi fertili. Il discorso dei semi è ampiamente discusso in Sterilis e con i semi ho potuto scrivere diverse metafore che calzano meravigliosamente con alcuni concetti che volevo esporre. Oltre alla similitudine con la fertilità, ogni fiore, ha un suo significato nascosto praticamente regalando un fiore è come se stessi inviando un messaggio non verbale

Elena Piccardo

A cosa stai lavorando?

Attualmente sto lavorando ad un nuovo romanzo che inizia come un noir con il mitico custode Gustavo e si trasforma in una sorta di avvincente racconto di terrorismo ambientalista.



E che cosa puoi anticiparci sui tuoi progetti futuri?

Vedi domanda precedente.


Sterilis è nato dopo l’ennesima angheria che mi sono sentita di subire dopo una visita ginecologica. Il libro è nato sull’onda di un sentimento molto forte, era giunto il momento di dire basta a vari luoghi comuni e vari soprusi che chi vive (come me) questa condizione è costretto a subire. Il libro scritto in chiave estremamente ironica e alcune vicende sono molto buffe, dunque, risulta molto scorrevole.

Elena Piccardo

Oltre alla scrittura e alla lettura, hai altre passioni? Che cosa ci racconti a riguardo?

Adoro disegnare, amo la musica e la cura del verde ma soprattutto adoro passare il tempo con i miei amici animali (oltre i bipedi umani).


Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane autore che sogna di pubblicare il suo primo libro?

Non ti fermare e provaci con tutto te stesso/ssa.


Hai la possibilità di inviare nello spazio una sola opera (che sia una poesia, un racconto, un romanzo) di un autore più o meno conosciuto. L’autore puoi essere anche tu. In questa opera dovrebbe essere raccolto il tuo messaggio a memoria futura. Quale opera scegli e perché?

“Lettera ad un marziano” è una storia che ho scritto per un concorso a cui sto partecipando quindi fin quando il concorso non sarà terminato non ne posso parlare ma a me piace molto.


[La scrittura è] la via perfetta per creare nuove vite e nuovi mondi nei quali immergersi e perdersi.

Elena Piccardo

Risposte secche:

  1. Casa editrice o self? Self
  2. Giallo o nero? NERO
  3. Struttura a priori o in divenire? IN DIVENIRE
  4. Musica in sottofondo o silenzio? Musica in sottofondo
  5. Prima persona o terza persona singolare? PRIMA
  6. Libro cartaceo o digitale? CARTACEO
  7. Revisione a schermo o su carta? Su carta


Sarò sempre profondamente grata a Elena Piccardo per le sue risposte così genuine e per i temi che ha sfiorato con delicatezza. Se le sue risposte vi hanno incuriosito, vi suggerisco di approfondire qui:



2 risposte a “Perché la sorellanza può tutto – Elena Piccardo”

  1. ciao, intervista molto interessante
    “Purtroppo ci sono momenti davvero buoi”, correggi questo piccolo errore di battitura per non distrarre il lettore 🙂

    "Mi piace"

  2. […] già conosciuto l’autrice Elena Piccardo qui, in questa bellissima intervista sui suoi libri precedenti e sul valore della sorellanza. Se non […]

    "Mi piace"

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