“Il filo rosso” – Anita Orso

Intervista all’autrice Anita Orso

Immagini e parole: così potremmo definire Anita Orso, appassionata di recitazione, fotografia e scrittura.

L’autrice del romanzo “Il filo rosso” dice di sé:

Amo scrivere, recitare e fotografare. Ultimamente mi sono maggiormente concentrata sulla scrittura. Il mio romanzo d’esordio è “Il filo rosso” edito Giovane Holden Edizioni. Ah dimenticavo, da nativa svizzera, adoro il cioccolato, al quale non posso proprio rinunciare!

Anita Orso

Ciao Anita, grazie per essere con noi oggi. “Il filo rosso” è il tuo romanzo d’esordio. Prima domanda da collega: ci racconti che cosa hai provato la prima volta che hai stretto il tuo libro tra le mani?

Ciao Serena, grazie a te! La prima volta che ho preso tra le mani il libro, ho sfogliato le pagine e le ho annusate! Ero felice, sembravo una bimba che osservava incredula un nuovo regalo. In quel momento ho realizzato che la mia storia sarebbe stata letta da più persone e che degli sconosciuti avrebbero comprato il mio libro. Un primo passo verso l’obiettivo che, noi che amiamo raccontare storie, desideriamo raggiungere.


“Il filo rosso” è un titolo evocativo. Richiama alla mente l’idea di un legame, di qualcosa che sopravvive e continua a tenere insieme, uniti, nonostante i nonostante che la vita ci presenta. Quanto questa riflessione è presente nel tuo romanzo? Se è presente, ci puoi dire in che modo?

Sì, il legame indissolubile è presente nel romanzo, anzi è proprio il fulcro della storia. Due fratelli da parte di madre che si uniscono inevitabilmente perché gli eventi della vita li costringono ad affidarsi l’uno all’altro e a creare un legame affettivo tanto forte da farli sentire vicini anche se distanti.


Che tipo di storia dobbiamo aspettarci di trovare tra le pagine del tuo libro?

La storia di Isacco, un giovane uomo, che racconta la sua infanzia e vive il presente. È una narrazione a tratti dura con accadimenti tristi. Isacco e sua sorella Maddalena sono costretti, a causa di una madre snaturata, a vivere in condizioni disagiate. Tuttavia, è anche una storia di crescita, di riscatto, di coraggio, di speranza e di amore.



Un elemento che mi ha particolarmente colpita nella preparazione di questa intervista è stato il nome dei due protagonisti: Isacco e Maddalena. Due nomi che evocano richiami biblici. È un caso? Ci racconti come e perché li hai scelti?

Isacco non è un nome che mi piace particolarmente, ma proprio per questo l’ho scelto di getto. Dirai che è un controsenso, eppure, è proprio la sua sonorità metà dolce e metà dura che mi ha intrigato. Maddalena è venuta di conseguenza e il riferimento biblico mi ha aiutato a creare una parte del vissuto della madre e a dare un senso alla sua scelta di dare loro due nomi così “impegnativi”. Una scelta assurda conoscendo poi la personalità della madre.


Nel tuo romanzo affronti temi molto delicati. Mi verrebbe da dire che passi l’anima umana sotto i raggi x, rivelandone la duplice natura: il lato buono e luminoso, quello premuroso e amorevole; e il lato più oscuro, violento e abusante. Quanto è stato difficile a livello emotivo pensare e scrivere questo romanzo?

Hai ben colto la contraddizione e il parallelismo che scorre lungo tutta la storia. In effetti affrontare il lato oscuro della mente umana e l’abbandono non è stato molto semplice a livello emotivo, perché ci sono delle cose che non accetti e riconoscerne l’esistenza fa male, soprattutto se tocchi la sfera dell’infanzia. Oltretutto sono una mamma e quindi è inevitabile che scatti il confronto e la reazione di fronte a certe situazioni. Tuttavia, per una scelta stilistica ho cercato di non strumentalizzare alcuni parti della storia per suscitare il cosiddetto pathos, ma ho voluto mantenere, per quanto possibile, un distacco emotivo per fare emergere solo quello dei personaggi coinvolti.



C’è un personaggio a cui ti senti particolarmente legata? Ci racconti perché?

Sono legata a Isacco, la voce narrante, per la sua personalità fragile e al contempo forte. Mi piace che sia impaciato, che non ci sappia fare con le donne, sia introverso e piuttosto insicuro. Ha una sensibilità e ingenuità per certi versi sorprendente se pensi alla sua esperienza di vita che avrebbe potuto benissimo inasprirlo e farlo diventare aggressivo. La forza di Isacco sta nel volere a tutti i costi cancellare i ricordi di solitudine e di paura che appartengono al passato e svoltare verso una condizione di vita migliore.


Curiosando su internet, ho scoperto che la tematica del tuo romanzo era già presente in uno spettacolo teatrale che hai scritto e portato in scena. Puoi spiegare ai nostri lettori in che cosa, per te, è diversa la scrittura destinata al teatro rispetto a quella destinata alla narrativa?

Sì, anni fa ho ideato e portato in scena uno spettacolo teatrale che trattava uno dei temi in “Il filo rosso”, in quell’occasione scrissi alcuni monologhi e altri li adattai da scene riprese da film. Non posso dirti di avere altra esperienza di scrittura teatrale, ho maggiormente recitato, ma ho studiato e interpretato testi teatrali e quindi ti posso dire che le differenze che riscontro mettendoli a confronto con testi narrativi, sono soprattutto nella struttura e nella durata.

Mi spiego meglio, scrivere un testo teatrale significa mettere in scena visivamente una storia, affidarla a dei personaggi in carne ed ossa e questo implica che lo spettatore “leggerà” la storia in quel preciso momento, non sarà libero di scegliere quando e come entrare nel mondo narrato, ma lo dovrà fare nell’arco di tempo stabilito e nelle modalità di altre persone. Proprio per questo motivo il testo dovrà suscitare unicità, irripetibilità e impatto emotivo nel “qui e ora”. Questa è secondo me la maggior responsabilità di un testo teatrale.

Quando scrivi un libro, invece, hai una costruzione narrativa che può dilatarsi maggiormente, ti puoi concedere di fare conoscere i personaggi gradualmente, devi sempre riuscire a tenere alta l’attenzione del lettore, ma sai che lui può scegliere di interrompere la lettura quando vuole e questo aspetto deve essere considerato mentre scrivi la storia, perché non puoi contare sull’immediatezza del teatro. Pertanto, devi essere in grado di lasciare al lettore la voglia e la curiosità di riprendere il libro in mano e di non abbandonarlo sullo scafale della libreria.


Torniamo un attimo su “Il filo rosso”. La sensazione che ho avuto è che uno dei temi principali sia l’importanza di un legame indissolubile, in cui non è il sangue a fare la differenza. I due protagonisti, per esempio, sono in realtà fratellastri, non veri e propri fratelli, avendo due padri diversi. Ti va di approfondire che cosa significa per te la parola fratellanza?

Sull’argomento fratellanza ho una visione un pochino cinica e proprio per questo ho voluto mettere in luce un rapporto forte tra Isacco e Maddalena, come se volessi sfatare una mia convinzione. Non credo che lo stesso DNA sia garanzia di un rapporto costruito su sentimenti forti e sinceri, bensì sono i caratteri delle persone che determinano una compatibilità e se questa non c’è a nulla vale avere gli stessi genitori. Ascolto spesso racconti di persone che hanno dei rapporti conflittuali con i propri fratelli o sorelle e la cosa non mi stupisce. Isacco e Maddalena invece rappresentano quell’eccezione che vorrei diventasse la regola, pur riconoscendone l’impossibilità.


Un’altra immagine che mi è venuta in mente è quella di una corda continuamente tesa tra passato e futuro. Come se il tempo stesse giocando al tiro alla fune proprio contro sé stesso. Che rapporto hanno i tuoi personaggi con passato e futuro, e che rapporto hai tu con questi due elementi?

Isacco e Maddalena hanno un rapporto difficile con passato e futuro. Il primo è intriso di sofferenza il secondo per certi versi fatto di incertezze e interrogativi a cui dare delle risposte per trovare una stabilità. Io personalmente ho un rapporto di accettazione del passato mentre non ho una grande propensione verso il futuro, mi spaventa. Infatti, non amo programmarlo e preferisco vivere il presente.


Descrivi “Il filo rosso” con tre parole (tre, non barare):

Avvincente, emozionante, scorrevole.


Suggerisci un sottofondo musicale per accompagnare la lettura della tua opera (se vuoi puoi indicare anche una situazione ideale di lettura, tipo periodo della giornata, luogo, compagnia, ecc):

C’è il ritornello della canzone “Fiori di Chernobyl” di Mr Rain che mi fa pensare a Isacco che si prende cura di Maddalena, il testo fa così:

portami in alto come gli aeroplani

Saltiamo insieme, vieni con me

Anche se ci hanno spezzato le ali

Cammineremo sopra queste nuvole

Passeranno questi temporali

Anche se sarà difficile

Sarà un giorno migliore domani



Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?

Io scrivo da quando sono adolescente, ho sempre amato inventare storie e ho fantasticato molto. In età adulta ho incontrato delle persone che come me amavano la scrittura e in quella circostanza ho cominciato a scrivere per poi leggere le mie storie ad altre persone. Ho scoperto così che mi piaceva condividere i miei mondi narrativi all’esterno della mia stretta cerchia di amicizie e ho iniziato a scrivere “Il filo rosso”. Ora sto scrivendo un altro libro.


Che cos’è per te la scrittura?

La scrittura rappresenta l’espressione della mia creatività e delle mie idee, è molto importante soprattutto in quest’ultimo periodo della mia vita in cui ho dovuto accantonare temporaneamente un’altra mia passione, ossia il teatro, per motivi indipendenti dalla mia volontà. Pertanto, scrivere è diventato il momento dedicato solo a me stessa ed è estremamente appagante, stimolante e costruttivo.


In quel momento ho realizzato che la mia storia sarebbe stata letta da più persone e che degli sconosciuti avrebbero comprato il mio libro. Un primo passo verso l’obiettivo che, noi che amiamo raccontare storie, desideriamo raggiungere.

Anita Orso

Qual è la tua routine di scrittura, se ne hai una?

Purtroppo, non sono una persona metodica sono tendenzialmente confusionaria e incostante, dirai grandi qualità per fare il mestiere di scrittrice! Scherzi a parte, non ho una routine, cerco di scrivere frequentemente, ma non riesco a farlo tutti i giorni. Fortunatamente ho un impegno settimanale di scrittura collaborando con il web magazine “Il Barnabò” in cui scrivo articoli di cultura pop e questo mi dà il modo di dare una certa regolarità all’attività di scrittura.


Ho letto che hai approfittato del lockdown per editare il tuo libro. Ci racconti un po’ come sei riuscita a trasformare un momento così complicato in un momento positivo e propositivo? Penso che possa essere un esempio d’insegnamento per tutti noi, nei nostri attimi di difficoltà.

Il libro era concluso, ma il poco tempo libero da impegni non mi dava spazio ad un serio editing. Certo la rilettura è una cosa sistematica mentre scrivo, ma mettere un punto finale definitivo non l’avevo ancora fatto. Così, non avendo modo di condividere altri interessi all’esterno di casa per ovvi motivi, ho instaurato un rapporto stretto e costante con il mio pc. Nello studio, solo noi due, era praticamente impossibile non arrivare alla conclusione dell’editing. Se penso al periodo difficile di quei mesi, fare qualcosa che mi piacesse, mi ha aiutato a togliere dalla testa gli affollati pensieri negativi e ad alleggerire l’umore.



Quali sono per te gli ingredienti che un bel romanzo deve avere?

Deve avere uno stile semplice, di facile comprensione, pertanto senza costruzioni sintattiche troppo elaborate o un lessico eccessivamente forbito perché si può correre il rischio che il libro diventi noioso.

Deve avere una storia originale.

Deve avere una costruzione narrativa scorrevole che mantenga alto il livello di attenzione del lettore.


Qual è la parte più difficile per te nel tuo percorso di ideazione, struttura, scrittura e promozione dell’opera? Perché?

La parte più impegnativa è l’ideazione, devi sapere che non sono una scrittrice che pianifica dettagliatamente il soggetto da scrivere, ad esempio i personaggi non li programmo a priori, ma nascono nella mia testa simultaneamente alla scrittura. Entro nei loro corpi e all’accadere degli eventi narrativi reagiscono e agiscono definendo così la loro personalità. Non usando, a priori, una costruzione precisa probabilmente l’ideazione è la parte più difficile. Poi la promozione è un’altra fase complessa. Potrebbe sembrare che una volta pubblicato il libro, questo assumesse una vita propria e viaggiasse da solo, ma magari fosse così, invece, sei tu come autore che devi accompagnarlo e farlo conoscere. Questa parte non è semplice per me, perché tendo ad essere molto modesta e per nulla egocentrica.


E la parte che reputi più stimolante e divertente?

La parte più stimolante è quando ricevo i riscontri dai lettori. La più divertente è quando scrivo e cancello un paragrafo almeno due, tre, quattro volte… (qui sono ironica!)


C’è un autore a cui ti ispiri? Perché?

Se devo essere sincera non ho un autore a cui m’ispiro, forse perché in generale nella mia vita non mi piace mai soffermarmi solo su di una cosa, e quindi neppure su uno scrittore. Tendo a volere essere il più possibile me stessa in tutto quello che faccio, non amo “imitare” o “copiare” altre persone.


Quanto è importante, secondo te, la lettura di altri autori per migliorare la propria scrittura?

Ti potrei dire che è importante, infatti, nei corsi di scrittura creativa te lo dicono sempre. Leggere tanti autori aiuta a scrivere meglio, è un concetto giustissimo, tuttavia, io non mi definisco una divoratrice di libri, non leggo di tutto, ma sono anche in questo molto selettiva e quando inizio a leggere un libro se questo dopo le prime dieci pagine mi incuriosisce proseguo altrimenti abbandono la lettura. Ciò premesso, ammetto che leggere è importante ma io lo faccio solo per diletto e piacere, non per “imparare” a scrivere. Non è presunzione, anzi probabilmente è un mio limite, ma leggo solo come “lettrice” e non come “scrittrice”.


La forza di Isacco sta nel volere a tutti i costi cancellare i ricordi di solitudine e di paura che appartengono al passato e svoltare verso una condizione di vita migliore.

Anita Orso

Preferisci leggere autori già affermati o emergenti? Perché?

Ho sempre letto autori affermati, soprattutto i classici, con una predilezione verso la letteratura straniera. Da quando ho pubblicato “Il filo rosso” ho cominciato ad interessarmi agli autori emergenti come me.


Credi che la scrittura e la lettura possano cambiare il mondo? Se sì, in che modo?

Credo che la cultura in generale possa migliorare la gente. Tutto ciò che è artistico e creativo ingentilisce gli animi, rasserena le menti e suscita emozioni. Aspetti importanti per cambiare un mondo che sia povero di idee, tormentato e insensibile.


Se tu dovessi indicare un’opera che hai letto e che ha cambiato il modo in cui vedi il mondo (intorno a te o dentro di te), quale indicheresti? Perché?

C’è un libro che ho letto e amato molto, “Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini, con lei ho guardato il mondo della maternità con un occhio diverso, mi ha trascinato in una vicenda dolorosa e coraggiosa. Ho amato la forza della protagonista e la sua capacità di andare oltre a tutto e a tutti pur di riuscire ad amare incondizionatamente suo figlio.


Che tipo di opere ti piace leggere? Che genere o che stile devono avere? Devono affrontare particolari temi? Raccontaci cosa cerchi come lettore.

Mi piacciono le opere di narrativa, non amo il fantasy e leggo pochissimo i gialli (ad eccezione di Edgar Allan Poe e Sir Arthur Conan Doyle). Come lettrice cerco una storia che mi trascini dentro alle pagine e dei protagonisti con cui empatizzare.


[…] non sono una scrittrice che pianifica dettagliatamente il soggetto da scrivere, ad esempio i personaggi non li programmo a priori, ma nascono nella mia testa simultaneamente alla scrittura. Entro nei loro corpi e all’accadere degli eventi narrativi reagiscono e agiscono definendo così la loro personalità.

Anita Orso

A cosa stai lavorando?

Al mio secondo romanzo (incrociamo le dita!) e scrivo articoli per il web magazine di cultura pop “Il Barnabò”.


E che cosa puoi anticiparci sui tuoi progetti futuri?

Ho iniziato un nuovo romanzo e spererei di riuscire a pubblicarlo. Ho anche un progetto che mi frulla per la testa e riguarda un format da realizzare con i teatranti. Inoltre, sto valutando di cimentarmi nella scrittura per il teatro. Se poi acquisissi dei super poteri, mi piacerebbe aggiungere a tutto questo la fotografia. Ho un progetto, ma non lo voglio spoilerare!


Oltre alla scrittura e alla lettura, hai altre passioni? Che cosa ci racconti a riguardo?

Ho altre due passioni, la fotografia e il teatro. La prima mi ha accompagnato sin da bambina, sono cresciuta sfogliando album di foto e ho scoperto la magia della Polaroid a otto o nove anni, non ricordo l’età precisa, ma ero piccola e fotografavo tutto quello che vedevo dentro casa e fuori dalla finestra. Crescendo ho imparato da sola a fotografare e da adulta ho esposto al pubblico le mie foto, in mostre e nei web magazine.

Poi c’è il teatro, scoperto per gioco quando sono diventata mamma del primo figlio. Ho iniziato con l’attività di lettura animata nella scuola dell’infanzia e poi in un attimo mi sono innamorata del palcoscenico! Ho iniziato a studiare frequentando un corso triennale e successivamente laboratori annuali, seminari e workshop. Ho collaborato con un gruppo teatrale per alcuni anni e poi per altri impegni ho dovuto accantonare la recitazione e ho anche cessato ad insegnare nei laboratori teatrali per bambini. La pandemia ha comunque contribuito ad “allontanarmi” temporaneamente dal teatro. Attualmente mi ritaglio i miei momenti teatrali condividendoli sui social!


Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane autore che sogna di pubblicare il suo primo libro?

Onestamente ho pubblicato un solo libro e non mi sento di poter dare dei consigli, ma direi semplicemente di continuare a perseverare se la pubblicazione rappresenta un obiettivo da raggiungere. I sogni vanno sempre inseguiti e prima o poi si raggiungono!


Hai la possibilità di inviare nello spazio una sola opera (che sia una poesia, un racconto, un romanzo) di un autore più o meno conosciuto. L’autore puoi essere anche tu. In questa opera dovrebbe essere raccolto il tuo messaggio a memoria futura. Quale opera scegli e perché?

Un libro che invierei nello spazio potrebbe essere “Balzac e la piccola sarta cinese” di Sijie Dai. È la storia di due giovani borghesi nella Cina di Mao e di una piccola sarta, durante la Rivoluzione culturale. I due ragazzi sono sottoposti ai lavori forzati e l’unica àncora di salvezza è la scoperta di una valigia piena di libri proibiti. Sono romanzi occidentali, tra cui quelli di Balzac. Leggendoli scoprono cosa siano l’amore, la passione, la bellezza e gli ideali.

Quale messaggio migliore a memoria futura se non quello che i libri non avranno mai una fine e salveranno le prossime generazioni dall’ignoranza, diffondendo nobili sentimenti?


Risposte secche:

  1. Casa editrice o self? CASA EDITRICE
  2. Giallo o nero? Giallo
  3. Struttura a priori o in divenire? IN DIVENIRE
  4. Musica in sottofondo o silenzio? Entrambi a seconda della situazione
  5. Prima persona o terza persona singolare? PRIMA
  6. Libro cartaceo o digitale? CARTACEO
  7. Revisione a schermo o su carta? SCHERMO

Ringraziamo Anita per averci tenuto compagnia e per aver risposto con simpatia alle domande.

Se le sue risposte vi hanno incuriosito, vi suggerisco di approfondire qui:



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