“Hypnos” – Jean Christophe Casalini

Intervista all’artista poliedrico J. C. Casalini


Dentro Hypnos siamo vulnerabili poiché permettiamo a chiunque di conoscere le nostre attitudini, i nostri gusti, le nostre opinioni e, dunque, di limitare il nostro raggio di azione nei sogni stessi. È l’evoluzione del controllo delle masse senza bisogno di applicare alcuna psicologia, poiché dentro Hypnos intrappoliamo e soffochiamo i nostri istinti animali e, ad un livello più elevato, la nostra anima che desidera invece ribellarsi.

J. C. Casalini

Sono rimasta davvero molto colpita dalla biografia di Jean Christophe Casalini e dalla trama del romanzo “Hypnos“. Non voglio anticiparvi troppo, perché questa intervista merita di essere letta e gustata parola dopo parola. Posso anticiparvi che per me è stato un grande onore intervistare questo autore e che mi è venuta voglia di leggere il suo libro. Non vi nascondo che, visto il tema, la testa ha iniziato davvero a frullare. Penso che potrebbe meritare un ulteriore approfondimento.


Ciao Jean Christophe. Per me è un grande onore averti qui. Prima di parlare in modo approfondito del tuo romanzo “Hypnos”, vorrei chiederti qualcos’altro. So che sei un artista davvero poliedrico: cosceneggiatore, grafico, scenografo, attore, regista, musicista, produttore musicale, sound designer e autore. In quali vesti, però, ti senti più a tuo agio? Sono cambiate nel corso del tempo?

Mi sono sempre sentito a mio agio in ogni mia esperienza artistica. Le ho affrontate come se sapessi già cosa fare. Quando percepivo di avere toccato il mio potenziale espressivo, ho avuto il coraggio di passare ad altro. Ho sempre sentito la necessità di sperimentare. Diciamo che con il Sound Design ho soddisfatto maggiormente sia la mia creatività che il desiderio di riempire una lacuna qualitativa nel settore cinematografico e pubblicitario italiano e, quindi, di agire per il bene della comunità, non soltanto per il mio tornaconto personale. Ho cavalcato la transizione tra l’analogico e il digitale all’inizio degli anni ’90. È stata una vera rivoluzione e una sfida nell’ignoto, molto stimolante per tutte le difficoltà riscontrate tra il superare i pregiudizi, le reticenze e lo snobismo di un settore ancorato alla vecchia tecnologia, ma che prima o poi ha dovuto arrendersi all’evidenza comparativa e, soprattutto, alla velocità nell’esecuzione del lavoro.


Mentre leggevo la tua biografia, giuro, sono rimasta a bocca aperta. Il tuo essere poliedrico e brillante ti ha portato a fondare una start-up di servizi audio. Era il 1989 e questa era una novità assoluta. Una novità così importante che ti ha portato a collaborare con uno dei registi italiani più famosi, Gabriele Salvatores. “Nirvana” viene considerato IL film di fantascienza italiano e personalmente lo adoro così tanto da avergli dedicato proprio un racconto. Ma torniamo a noi. Ecco, “Hypnos” è un romanzo distopico. Vorrei chiederti se prima dell’incontro con Salvatores avevi già questa propensione al mondo fantastico e se in qualche modo la sua conoscenza ha influito su di te.

Ho sempre avuto una propensione alla creatività e soprattutto nel mettermi in gioco a ogni progetto. Non avendo mai assecondato le mode, che chiamo ‘zone di confort’, mi sono ritrovato e mi ritrovo ancora oggi a proporre qualcosa fuori dal coro. Ho ben chiaro il connubio tra creatività e tecnologia. Per esempio, con Salvatores, i tempi erano maturi per affrontare il Sound Design della prima colonna sonora italiana in LCRS (quadrifonia) per “SUD”, codificata in Dobly SR, e in 5.1 per “Nirvana”, codificata Dolby SRD. Per entrambi i suoi film, sono state gestite tutte le lavorazioni audio (dal montaggio al mix) nelle piattaforme digitali basate su computer senza alcun degrado della qualità come avveniva a ogni trascrizione sul magnetico. Non c’era nessuno a spiegarmi come si dovesse fare. Ho dovuto inventare un metodo. Non c’erano scuole che insegnassero la transizione in corso. Ero diventato il referente Beta Tester dell’azienda americana (Digidesign) per migliorare il prodotto. Avevano in sede una postazione identica alla mia, hardware e softwares, con cui risolvevano i bug che riscontravo procedendo con le lavorazioni in Italia. Ho esplorato orizzonti artistici e tecnologici che nessuno aveva mai perlustrato e mi sono battuto perché venisse riconosciuta in Italia la figura del Sound Designer. Con “SUD” appare per la prima volta in Italia la dicitura nei titoli di coda del Sound Designer a mio nome e della mia squadra di editors digitali. Con Nirvana ho preteso il titolo di testa. La conoscenza con Gabriele ha certamente influito sul mio operato così come la mia nel suo lavoro. I film che ho curato per lui hanno vinto entrambi il Premio Donatello per il Suono che, in Italia, viene affidato soltanto al fonico della presa diretta colpa di un retaggio culturale cinematografico che né io, né lui siamo riusciti a cambiare. Chiusa l’ultima esperienza sono stato rapito dal mondo pubblicitario italiano dove si chiedevano figure creative e tecniche con un approccio internazionale. Da lì ho realizzato più di 13.000 masters audio, oltre 3000 radiocomunicati, un centinaio di jingles pubblicitari.


“Hypnos” non è il tuo primo romanzo. Che tipo di storie, in generale, ci dobbiamo aspettare di trovare tra le tue pagine?

Mi ritengo uno scrittore surrealista. Esaspero la nostra realtà, cioè quello che percepiamo attraverso i nostri sensi, per invitare il lettore a riconoscere l’illusione del mondo in cui viviamo, poiché condizionata dal nostro ego che percepisce solo ciò che è rassicurante o motivo di soddisfazione.

Potrei quasi sostenere che mi sento investito di una missione per cercare di analizzare, insieme ai lettori, il rischio che corriamo nel dare potere ai nostri egoismi, nelle sue espressioni più avide soprattutto quando organizzato e strutturato in famiglie, società, nazioni, multinazionali. Lo sfruttamento del prossimo a proprio vantaggio arriva a condizionare le leggi, se non a eluderle, pur di cogliere profitto da ogni azione.



Non so se lo sai, ma io ho una predilezione assoluta per i romanzi distopici o a cornice distopica. Inutile nascondere che il tuo “Hypnos” mi ha suscitato davvero molta curiosità. La prima domanda è d’obbligo: che cos’è Hypnos?

Hypnos è il nome del social onirico con cui condivideremo i nostri sogni in un prossimo presente.

Entrarci è un tuffo dentro il nostro bisogno spasmodico vanitoso di visibilità. Hypnos soddisfa il nostro ego che intrappola il nostro ‘io’ in un circoscritto sistema di comunicazione onirica, e ne controlla ogni eventuale evoluzione che possa compromettere la stabilità politica che sappiamo essere a tutela dei poteri economici. Dentro Hypnos siamo vulnerabili poiché permettiamo a chiunque di conoscere le nostre attitudini, i nostri gusti, le nostre opinioni e, dunque, di limitare il nostro raggio di azione nei sogni stessi. È l’evoluzione del controllo delle masse senza bisogno di applicare alcuna psicologia, poiché dentro Hypnos intrappoliamo e soffochiamo i nostri istinti animali e, ad un livello più elevato, la nostra anima che desidera invece ribellarsi. Ingabbiamo per sempre il nostro pensiero senza dare seguito ad alcuna azione


Quanto il tuo lavoro e la tua formazione hanno influito sull’ideazione e sul tipo di attività che svolgono i cacciatori di sogni?

Il mio lavoro è stato sempre all’insegna della continua curiosità per travalicare i miei stessi limiti o le imposizioni altrui. Chi osa superare i propri limiti lo fa cercando di non essere frenato dalle convenzioni sociali, dall’educazioni dei propri genitori, finanche degli insegnanti e delle guide spirituali una volta assolto il loro ruolo. Spingersi oltre il proprio orizzonte cognitivo è sempre una sfida, ma è l’unico modo per evolversi. Il cacciatore di sogni in Hypnos ha certamente una libertà superiore del sognatore, poiché ha una visione ben più ampia dal suo punto di vista prospettico e soprattutto cosciente, ma se non è consapevole del suo ruolo, rischia di essere a sua volta manipolato dalle forze economiche, finanziarie e speculative che hanno come interesse a controllare le masse per non perdere, appunto, il proprio potere. È una metafora della nostra esistenza attuale, dove il cacciatore di sogni non è altro che l’espressione attiva della nostra curiosità e del bisogno di conoscenza.


Un social onirico permette di fuggire dalla realtà, da un mondo in cui ogni risorsa del pianeta viene monopolizzata da pochi, ricchi e potenti. In questo periodo parliamo molto di virtuale, di fuga dalla realtà e di social network. Durante il lockdown, per esempio, i social sono stati un mezzo per non perdere il contatto con il mondo là fuori. “Hypnos”, in realtà, è precedente. Ti chiedo se c’è una critica sociale alla base della tua opera e che tipo di ammonimento volevi dare scrivendo questa storia.

Tengo a precisare che non sono un complottista nella sua accezione attuale, poiché valuto sempre il parere e le competenze di tutti, senza mai escluderli a priori come veritieri o migliori di altri. Nell’ascolto delle differenze di opinioni cerco di avere una realtà più ampia dove collocare il mio agire in mezzo agli estremi. Così facendo, ho vissuto i lockdown come una opportunità per l’umanità di comprendere l’interazione e la solidarietà di e per tutto il mondo. Poteva essere l’occasione per riappropriarci del dialogo tra cittadini e del nostro rapporto con la Natura! È stata purtroppo circoscritta nell’ambito della virtualità, di conseguenza tutto ciò che si poteva raccogliere in una sana collettività si è dissolto nelle nostre individualità tornate ad essere separate nel nostro apparente ritrovato contatto terreno. Ogni argomento sociale è diventato subito terreno di scontro. Vaccini, no vaccini, Nato, Europa, Usa, Russia, inquinamento, prezzo materie prime, clima, ecc… Viviamo le nostre contradizioni fino al conflitto, non soltanto personali, che si sommano a quelle degli altri, e generiamo ulteriore disagio sociale, economico e territoriale come le guerre in atto sul pianeta. Ps: non esiste solo il conflitto Ucraino-Nato-Russo-Americano. Ancora oggi, sono coinvolti l’Etiopia, lo Yemen, il Sudan, Haiti, Afghanistan, Nigeria, Colombia, Nyammar e altri. L’ammonimento è: stiamo tutti attenti alle propagande accese a comando e circoscritte a convenienza dei poteri bellici che fanno vibrare per risonanza i nostri egoismi.


Quando mi chiedono perché amo i distopici, rispondo che parlano della realtà più di un libro di saggistica. Quanto sei d’accordo con questa affermazione?

Sono d’accordo. Ci sono vari livelli di lettura che in un libro di saggistica non mi era possibile, poiché non mi era permesso operare per ‘immaginazione’ come consentito in un romanzo. Hypnos ci porta all’incertezza delle nostre illusioni come quelle che viviamo nei sogni, così come nella nostra realtà accettata sino a oggi per predisporci al risveglio. Un libro di saggistica richiede l’analisi scientifica delle nostre certezze senza lasciare spazio all’immaginazione o all’interpretazione. Tuttavia, per scrivere un romanzo come Hypnos, ho dovuto studiare la psicologia delle masse, lo stato attuale della identificazione della nostra coscienza e la spiritualità. Non a caso, si intuisce nel mio romanzo che la coscienza ‘attiva’ sia quella incline verso l’altro quando libera dal condizionamento dell’ego. È la coscienza dei ribelli dei nostri tempi, grandi uomini e donne che si sacrificano per il bene della collettività. Infatti, non c’è libero arbitrio se non sei cosciente di chi sei e cosa determini in te una scelta altruistica. Potevo scriverne un saggio? Certo che sì! Ma non mi sarei divertito così come in un romanzo.


Torniamo a “Hypnos” e in particolare al suo protagonista, Adam. Un tipo solitario, deluso, disincantato. È sempre stato così? Che cosa l’ha cambiato?

Adam incarna il nostro bisogno di ritrovare un senso al nostro continuo errare senza mai giungere alla felicità. È deluso perché si rende conto di essere al servizio di un sistema economico soffocante, pur avendo una libertà di azione consentita fintanto che non compromette la stabilità di un sistema politico economico in mano a pochi. Entriamo in empatia con Adam poiché ne cogliamo una affinità nella sofferenza che percepiamo nella disillusione delle nostre aspettative. Tutti noi agiamo inseguendo un certo entusiasmo ‘immaginifico’. La delusione avviene quando arriviamo a toccare la realtà scremata dalla nostra fantasia che è stato il propulsore dei nostri desideri. Quando l’Adam in noi si rende conto della trappola dei propri desideri, ecco che intraprende la via della verità libera da condizionamenti.


Hypnos si nutre dei desideri dei sognatori. Trovo questo aspetto terrorizzante e insieme molto accattivante. Che tipo di spot potrebbe essere utilizzato per indurre i sognatori a utilizzare Hypnos e ad alimentarlo inconsapevolmente?

Basta guardare qualsiasi spot attuale per comprendere come questi fanno leva sui nostri desideri. Hypnos non è diverso dalla fame di dati di tutti i socials esistenti. Credere che i socials vivano soltanto di connessione tra utenti è molto ingenuo e naif! L’interazione tra individui nell’ambito di un sistema è lo specchietto per le allodole. Il grande business sono i nostri dati che vengono raccolti, previa accettazione di cookies e spunte sulla privacy, per essere poi venduti a società produttrici di beni e servizi. Immaginate il valore che hanno i nostri tempi di reazione di fronte a una immagine e soprattutto ogni nostro click. Immaginate quale valore avranno i nostri sogni! I poteri economici conosceranno i nostri gusti, le nostre attitudini e i nostri desideri quando ancora devono affiorare nel nostro conscio. Potranno rafforzare le nostre apparenti scelte o sopprimerle a proprio vantaggio. La psicologia delle masse si evolverà in un conveniente target attitudinale senza clamori. Hypnos diventerà un ‘influencer’ massificante e obnubilante. Quando uscirà un social come Hypnos non ci sarà più bisogno di spot, gli stessi sogni saranno la conferma di una pseudo-giustezza condivisa e costruita ad arte per il vantaggio di pochi.


Nell’incipit scopriamo subito una verità: Hypnos non è in grado di cogliere il sarcasmo, dunque di interpretare i sentimenti. Una falla del sistema o semplicemente l’impossibilità di ricreare quella vasta gamma di emozioni e di sentimenti che caratterizzano gli umani?

Questa è l’unica speranza che abbiamo. Che Hypnos, così vicino al nostro appagamento personale e quindi insensibile oltre alle sollecitazioni dei nostri cinque sensi principali, non potrà mai sconfinare nella zona emotiva del ‘sesto senso’ sollecitata dalla nostra coscienza. Temo purtroppo che, essendo una intelligenza artificiale autonoma, egli affinerà la sua percezione delle nostre attività cerebrali sollecitate in funzione di una parola o di una immagine dentro ai nostri sogni, tramite la Risonanza Magnetica Funzionale in grado di misurare l’attività neuronale. Hypnos comprenderà ogni differenza emotiva nella diversa sollecitazione delle aree cerebrali e, da queste, captare un pensiero rivoluzionario che possa compromettere la sua stessa esistenza.


Hypnos, lo abbiamo detto, permette agli uomini di fuggire la realtà. In qualche modo sembrano diventarne assuefatti e dipendenti. C’è secondo te, Jean Christophe, un modo per evadere dalla realtà che ci circonda senza rischiare di farsi male?

Hypnos permette agli uomini di fuggire da una realtà, considerata vera, per piombare in un’altra illusione, entrambe convenienti a chi detiene il potere sul nostro ego. Noi crediamo di evadere nel semplice passaggio da una illusione a un’altra. Viviamo brevi momenti di speranza nel momento di transizione dove il nostro desiderio tocca il piacere che scopriamo con disappunto essere solo momentanei entusiasmi che confondiamo con gioia.

Come fuggire veramente?

Da chi fuggiamo innanzitutto! La sofferenza parte dentro di noi, dal nostro giudizio sugli avvenimenti che ci riguardano, vicini e lontani. Riconoscendo il nostro conflitto interiore, ci responsabilizziamo e ci evolviamo. Ecco perché dobbiamo sottomettere il nostro egoismo al nostro volere per non esporci più alle sollecitazioni esterne illusorie di brame e desideri. Dobbiamo ampliare il nostro sapere e la nostra realtà, ascoltando e accettando le differenze degli altri, coltivando le nostre passione e il nostro talento per evitare di rinchiudere il nostro intelletto nel recinto stretto di un pensiero unico e per lasciare, invece, volare le nostre anime arricchite di esperienza in una unica e benevola intenzione collettiva, con cui raggiungere lo stato di vera Libertà. Potremmo considerarlo un invito alla spiritualità dove l’Unione delle nostre diverse esperienze individuali (di ogni forma vivente) diventa Coscienza Universale.


Descrivi “Hypnos” con tre parole (tre, non barare):

Manipulative Artificial Intelligence = M.A.I.!!!


Suggerisci un sottofondo musicale per accompagnare la lettura di “Hypnos” (se vuoi puoi indicare anche una situazione ideale di lettura, tipo periodo della giornata, luogo, compagnia, ecc):

Da Sound Designer, vi invito a leggere i capitoli ‘reali’ iniziali in mezzo al traffico rumoroso nelle zone più malfamate della vostra città. Un sottofondo di musica ambient meditativa solo quando entriamo dentro i sogni. Man mano, che la storia procede inoltratevi dentro un parco e poi fino in montagna negli ultimi capitoli. Respirate aria fresca, godetevi il vento e ascoltate il suono della natura fino alla penultima pagina…


Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?

Ho sempre scritto. Diciamo che da quando ho venduto le mie attività ho finalmente tempo per la mia passione letteraria che prima non potevo sviluppare poiché lavoravo circa dodici ore al giorno come Sound Designer e produttore pubblicitario.


Che cos’è per te la scrittura?

Un bisogno di trasmettere ciò che ricevo agli altri. È il mio canale di comunicazione verso l’esteriorità dell’ispirazione che colgo dentro di me.


La conoscenza con Gabriele [Salvatores, n.d.r.] ha certamente influito sul mio operato così come la mia nel suo lavoro. I film che ho curato per lui hanno vinto entrambi il Premio Donatello per il Suono che, in Italia, viene affidato soltanto al fonico della presa diretta colpa di un retaggio culturale cinematografico che né io, né lui siamo riusciti a cambiare.

J. C. Casalini

Qual è la tua routine di scrittura, se ne hai una?

Tendo a impostare ogni romanzo con una stesura sintetica, quasi telegrafica, degli avvenimenti che compongono la trama. Quando tutto funziona riesco anche a spostare gli elementi o a creare connessioni tra i capitoli e personaggi che poi vado a sviluppare.

Con ‘OTTO. Luce e Ombra’ dopo la stesura sintetica, ho potuto lavorare saltando senza ordine logico tra i vari capitoli a seconda del mio umore. Ci sono capitoli distensivi e altri molto violenti. Lavorando in questo modo, il romanzo si è aperto come una fisarmonica fintanto che non sono giunto alla prima stesura completa. Solo allora ho proseguito con le revisioni in modo seriale.

Per ‘HYPNOS’, dopo la scaletta eventi, ho dovuto per forza proseguire in modo consequenziale. Trattandosi di un romanzo anche spirituale dovevo seguire e rispettare il percorso suggerito ed evolutivo che sentivo crescere in me.


Quali sono per te gli ingredienti che un bel romanzo deve avere?

L’originalità e il discernimento.

Scrivere deve portarci un passo più avanti di quanto è già stato scritto.


Qual è la parte più difficile per te nel tuo percorso di ideazione, struttura, scrittura e promozione dell’opera? Perché?

Il tempo mi è sempre nemico. La parte più difficile è la promozione perché quasi tutti gli editori lasciano lo scrittore gestire la cosa in autonomia, non di certo per una predisposizione alla libertà ma per una logica di risparmio e quindi di profitto maggiore senza investimenti.


E la parte che reputi più stimolante e divertente?

Il contatto con il pubblico, con il lettore e con tutti i professionisti del settore (giornalisti, blogger). Virtuale o diretto è sempre piacevole.


C’è un autore a cui ti ispiri? Perché?

Qualsiasi autore mi ispira se tocca argomenti che non ho mai neppure lontanamente pensato o immaginato. Puoi immaginare la mia sorpresa nel leggere i primi libri di fantascienza e fantasy di J. Verne, I. Asimov, R. Bradbury, H. G. Wells, R. Vacca, P. Dick, F. Herbert, J.R. Tolkien e altri.

Il mio tuffo nei classici ha certamente forgiato la mia solidità espressiva: G. Flaubert, A. Camus, E. Hemingway, A. Christie, Dostoesvkij, Tolstoy, Solzhenitsyn, giusto per citarne alcuni.

La mia immaginazione è cresciuta con i libri di Z. Sitchin, R. Bauval, C. Wilson, G. Hancock, ecc… e la mia spiritualità è stata attivata da H. Hesse, Jung, Assagioli e Y. Paramahansa.


Quanto è importante, secondo te, la lettura di altri autori per migliorare la propria scrittura?

Sia ‘OTTO, Luce e Ombra’ che ‘HYPNOS’ sono nati con uno scambio reciproco delle proprie opere con altri lettori. Condividere il proprio scritto con chi è affetto dalla stessa passione letteraria. Ascoltare i consigli dei miei colleghi è stato fondamentale, necessario, stimolante. Inoltre dedicare il tempo alla lettura è fondamentale.

Leggo circa 40/45 libri all’anno.


Esaspero la nostra realtà, cioè quello che percepiamo attraverso i nostri sensi, per invitare il lettore a riconoscere l’illusione del mondo in cui viviamo.

J. C. Casalini

Preferisci leggere autori già affermati o emergenti? Perché?

Non importa. Cerco originalità. Voglio confessarti una cosa! Adoro leggere gli incipit degli emergenti. Ne colgo lo spirito iniziale che si evolverà poi nella trama. Un buon incipit è come un bel biglietto da visita. Registro le letture per alcuni gruppi letterari ogni settimana senza chiedere nulla e così aiuto anche i miei colleghi. Adoro leggere le poesie. C’è tanta profondità tra i poeti ispirati. Ho aperto un canale sul mio profilo YouTube dedicato ai poeti che vado cercando sui socials o tra i premi letterari. Perché? Sono colpito dalla espressività emotiva raccolta in pochi versi.


Credi che la scrittura e la lettura possano cambiare il mondo? Se sì, in che modo?

Scrivere e leggere sono complementari. Un’azione non esiste senza l’altro. Riconoscere questo legame, già ci predispone all’ascolto con sé stessi e con l’altro. Cambiare il mondo significa applicare, infatti, il nobile precetto del “Ama il prossimo, come te stesso”, questo vale sia come scrittore che come lettore.


Se tu dovessi indicare un’opera che hai letto e che ha cambiato il modo in cui vedi il mondo (intorno a te o dentro di te), quale indicheresti? Perché?

Ti elenco libri che mi hanno folgorato in diversi periodi:

Partirei da A. De Melho. “Istruzioni per un’aquila che si crede un pollo”. Quanto ho riso di me stesso!

Poi sono rimasto folgorato da S.B. Kopp “Se incontri il Buddha…”

Oggi mi accompagnano i libri di M. Laitman, forse il più grande pensatore del nostro presente.


Che tipo di opere ti piace leggere? Che genere o che stile devono avere? Devono affrontare particolari temi? Raccontaci cosa cerchi come lettore.

Non ho un genere ben definito. Sul mio comodino si trovano sempre 4/5 libri che leggo alternativamente assecondando il mio umore. In questi giorni, giusto per curiosità, sto leggendo J.K.Rowling “Harry Poter e la Pietra Filosofale”, J.M. Barrie “Peter Pan”, Z. Bauman “Vita Liquida” e “Uno, Nessuno e Centomila” di Pirandello, oltre a libri su filosofia ed economia che leggo a piccole dosi serali.


Non c’è libero arbitrio se non sei cosciente di chi sei e cosa determini in te una scelta altruistica. Potevo scriverne un saggio? Certo che sì! Ma non mi sarei divertito così come in un romanzo.

J. C. Casalini

A cosa stai lavorando?

Sono impegnato nella promozione di Hypnos!

Nel contempo sto lavorando sulla biografia di mia madre, Annette Lorentzen Casalini (1942-2004) pittrice che non aveva mai esposto poiché le sue opere erano un dialogo con i propri figli e un percorso spirituale. La sua prima esposizione è avvenuta all’inaugurazione dell’Expo Milano nel 2014, da lì il giro in Europa fino al museo di Holbæk in Danimarca, sua città natale. C’è l’interesse di una Casa di Produzione Danese per produrre un docufilm su di lei. Abbiamo già digitalizzato foto e filmati di famiglia e ora stiamo chiudendo l’inventario di tutte le sue opere.



E che cosa puoi anticiparci sui tuoi progetti futuri?

Avendo poco tempo, sto riunendo i miei racconti scritti in anni addietro e farne una raccolta. Si tratta sempre di esasperazioni della nostra visione delle cose per portare il lettore a comprendere meglio la realtà in cui viviamo.


Come fuggire veramente?

Da chi fuggiamo innanzitutto! La sofferenza parte dentro di noi, dal nostro giudizio sugli avvenimenti che ci riguardano, vicini e lontani. Riconoscendo il nostro conflitto interiore, ci responsabilizziamo e ci evolviamo.

J. C. Casalini

Oltre alla scrittura e alla lettura, hai altre passioni?

Adoro il giardinaggio. È un rapporto tra dare e avere, l’amore nella sua forma più semplice, circolare, che solo la Natura sa darti.


Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane autore che sogna di pubblicare il suo primo libro?

Senso di autocritica e umiltà. Collaborate con altri per l’editing e la correzione di bozza. Fate leggere le vostre stesure possibilmente a collettivi di scrittori. Io stesso ho amici con cui condividiamo le nostre opere. Per sapere se il vostro prodotto vale, abbiate poi il coraggio di mettervi in gioco con i premi letterari. Una volta che avete trovato il vostro editore e pubblicata la vostra opera, non crediate di essere “arrivati”. Siete soltanto all’inizio: promuovetevi con stile e originalità così come dovreste aver fatto con il vostro scritto.


Hai la possibilità di inviare nello spazio una sola opera (che sia una poesia, un racconto, un romanzo) di un autore più o meno conosciuto. L’autore puoi essere anche tu. In questa opera dovrebbe essere raccolto il tuo messaggio a memoria futura. Quale opera scegli e perché?

Abbiamo già inviato una targhetta con i nostri fisici, le prime nozioni sulla luce e la nostra posizione del sistema solare. È già un buon inizio! Potrei solo rovinare il messaggio se aggiungessi altro. Considererei il silenzio. Inteso il nostro annullamento per essere predisposti verso l’ascolto dell’altro. Se dovessimo incontrarci con una forma di vita intelligente ed evoluta, sono certo che l’incontro sarà un lungo tuffo iniziale nel silenzio, nei lunghi sguardi consapevoli ed empatici nella nostra reciproca condizione di creature.


Scrivere deve portarci un passo più avanti di quanto è già stato scritto.

J. C. Casalini

Risposte secche:

  1. Casa editrice o self? Crocetta per entrambi. Prima fase libro con editore a seguire vendita self.
  2. Giallo o nero? Le api direbbero entrambi! Forse per me più il nero, oggi.
  3. Struttura a priori o in divenire? Struttura sintetica a priori.
  4. Musica in sottofondo o silenzio? Silenzio, ma anche musica poiché ho la capacità di estraniarmi dal sottofondo.
  5. Prima persona o terza persona singolare? Crocetta per entrambi.
  6. Libro cartaceo o digitale? Crocetta per entrambi.
  7. Revisione a schermo o su carta? Crocetta per entrambi.

Ringrazio, di cuore, Jean Christophe per questa approfondita intervista.

Se le sue risposte vi hanno incuriosito, vi suggerisco di ordinare il suo libro in ogni libreria con questi dati:

HYPNOS (2021) J.C. Casalini Ed. Dei Merangoli

ISBN-13: 978-88-98981-46-5

Oppure, se preferite, potete approfondire qui:



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