“Stellina (e la luna)” – Alessandra Vasconi

Un’intervista sul delicatissimo libro per bambini e sul cambiamento che la maternità può produrre in un’autrice

Si sente spesso parlare di “mamme di cuore”, per distinguere le madri adottive dalle madri naturali. Questa distinzione è davvero necessaria? Non stiamo parlando sempre di quel legame viscerale che unisce qualsiasi donna decida di essere anche madre con i propri figli?

Oggi con noi ci sarà Alessandra Vasconi, autrice e madre di Giulia e Luca. Di sé direbbe:

Alessandra Vasconi è nata e vive a Torino, dove esercita la professione di dottore commercialista. Nel 2002 è diventata mamma di Giulia, nata in Vietnam, e nel 2005 di Luca, nato in Cambogia. Grande amante della lettura, scrive per passione e per diletto. Nel mese di maggio 2022 ha pubblicato il suo primo libro “Stellina (e la luna)”, una favola che racconta ai bambini il percorso adottivo e le sue emozioni.

Piccolo avvertimento: nella prima parte, noterete le domande al plurale. Questa parte dell’intervista è stata preparata per tutte le autrici madri che hanno partecipato al progetto e mi è venuto naturale rivolgermi a tutte loro.

Nella prima parte, quindi, ci concentreremo sulla conciliazione di essere madre con quella di essere autrice. Nella seconda parte, parleremo del libro di Alessandra Vasconi, “Stellina (e la luna)” che potete acquistare qui. Questa storia è indicata per bambini dai 5 anni in su, ma credo che anche prima, tutti stretti in un abbraccio, sia una piacevole e importante lettura da condividere in famiglia, sia essa adottiva oppure no. Quello che conta sono l’accoglienza e l’amore di cui questo libro è dolcemente permeato.



Alessandra Vasconi racconta il rapporto scrittura/maternità in base alla propria esperienza

Le vere passioni sono destinate a riemergere!

Alessandra Vasconi

Inizio questo incontro con una riflessione personale. Mi farebbe piacere, poi, sapere che cosa ne pensi e se anche per te è stato così. Quando sono diventata madre è stato più difficile scrivere. I primi mesi, soprattutto. Ma anche dopo. Non era solo un problema logistico di tempo da dedicare alla propria passione/al proprio lavoro, ma qualcosa di più profondo. A volte mi è sembrato che mi figlia fagocitasse i miei pensieri. Che li assorbisse, ecco. Anche con le storie che scrivo e i personaggi che le popolano ho questo rapporto un po’ ossessivo: sono sempre lì, abitano nella mia mente. Li vedo fare, muoversi, emozionarsi, dormire, gridare. I primi tempi della maternità sono stati uno scontro tra pensieri: essere custode di una vita, essere una persona che osservava una storia scorrerle davanti agli occhi come se fosse al cinema ed essere semplicemente me stessa. Ho faticato a trovare un equilibrio. E quando l’ho trovato è stato senza dubbio diverso, molto più dinamico per certi aspetti. Vorrei quindi chiederti come sono stati in questo senso i primi mesi dopo che sei diventata madre. Hai mai pensato che la scrittura togliesse tempo o spazio a tuo figlio?

Ho sempre amato scrivere, sin da ragazzina, e ho sempre scritto molto: poesie, soprattutto, ma anche piccoli racconti o semplici pensieri. La scrittura mi permette di guardare dentro me stessa, mi libera, mi calma. L’arrivo dei miei figli, tanto desiderati, mi ha catapultata in un mondo nuovo, per il quale erano necessarie tutte le mie energie. Ho adottato Giulia e Luca piccolissimi, Giulia aveva appena un mese quando siamo arrivati in Vietnam; poco meno di due anni dopo è arrivato Luca, nato in Cambogia, all’epoca aveva nove mesi. La maternità ha modificato le priorità della mia vita: i miei figli, il loro benessere, la loro crescita, la nostra famiglia, hanno occupato il primo posto. Il mio tempo libero era soltanto per loro, non c’era spazio per altro. Senza rendermene conto, scrivere era diventato qualcosa del passato.


Quando nasce un figlio, nasce anche una madre. La scrittura ha rappresentato per te una costante nella tua vita pre e post maternità, una scoperta o una rinuncia?

La maternità mi ha allontanata per molti anni dalla scrittura. Avevo pensato a un diario, ma conciliare lavoro e famiglia era già un’impresa e anche a livello mentale ero completamente assorbita dagli impegni quotidiani. Ora che i miei figli sono grandi e ho di nuovo un po’ di tempo libero, invece, mi ritrovo spesso a scrivere. Mi dà una grande gioia e una grande carica. Le vere passioni sono destinate a riemergere!


Da quando sono mamma, ho notato che anche il mio approccio a molti temi è cambiato. Le storie che hai scelto di raccontare hanno subito un’influenza dalla tua nuova condizione oppure sono rimaste costanti oppure sono cambiate indipendentemente dalla maternità?

In generale, scrivo quando qualcosa suscita in me entusiasmo, tenerezza o rabbia, in relazione alle mie esperienze quotidiane. Ci sono momenti in cui mi lascio invadere dalle emozioni, come un foglio di carta assorbente, accumulo sensazioni, quindi le elaboro e le trasformo in pensieri scritti. La maternità e l’esperienza che ho vissuto mi hanno sicuramente avvicinata a nuove tematiche, che prima non avrei affrontato o avrei affrontato diversamente.


Anche il linguaggio, di fronte ai figli, tende a farsi più curato e delicato, molto meno esplicito e meno ricco di “parolacce”. Il tuo registro linguistico è cambiato dopo la maternità anche nei tuoi romanzi oppure è rimasto coerente e funzionale alla storia?

Il mio modo di scrivere è un po’ cambiato, ma non credo di dover attribuire questo cambiamento alla maternità. Ho sempre scritto in un modo abbastanza delicato; forse, adesso, c’è una maggiore consapevolezza, c’è l’esperienza del buono e del meno buono, e questo comporta una scrittura un po’ più asciutta di un tempo. Rimango comunque sempre una sognatrice e questo si riflette, oggi come allora, anche nei miei scritti.  


In pedagogia si parla di “terza area” come l’area in cui il bambino e l’adulto si trovano e comunicano nel gioco. Chiara ama raccontare storie. Potrei azzardare che sia uno dei suoi giochi preferiti e l’assecondo lasciandomi guidare dalla sua immaginazione. Quanto è importante secondo voi la fantasia? Cercate di svilupparla insieme ai vostri figli con l’invenzione di nuove storie?

La fantasia è importantissima per i bambini, è vero. Purtroppo ho avuto poco tempo di svilupparla con i miei figli, quando erano piccoli. Mi rifarò con i nipotini, quando e se arriveranno!


Ho adottato Giulia e Luca piccolissimi, Giulia aveva appena un mese quando siamo arrivati in Vietnam; poco meno di due anni dopo è arrivato Luca, nato in Cambogia, all’epoca aveva nove mesi. La maternità ha modificato le priorità della mia vita: i miei figli, il loro benessere, la loro crescita, la nostra famiglia, hanno occupato il primo posto. Il mio tempo libero era soltanto per loro, non c’era spazio per altro. Senza rendermene conto, scrivere era diventato qualcosa del passato.

Alessandra Vasconi

Avete mai inventato (e magari scritto) una storia per i vostri figli? Avete mai pensato di trasformarla in un libro?

Quando i miei figli erano piccoli cercavo una favola che raccontasse l’adozione in modo semplice e delicato, che illustrasse ai miei bimbi la loro storia, la “nostra” storia. Beh, in verità la loro storia la conoscevano già bene, ne abbiamo sempre parlato con molta semplicità e naturalezza (non potrebbe essere altrimenti!), ma una favola porta sempre con sé una magia speciale, fa emergere emozioni e sentimenti, stimola il bambino a porsi domande. A un certo punto, ho pensato che quella favola avrei potuto scriverla io. Così è nata la storia di Stellina. Avevo preparato anche una versione stampata con ampi spazi bianchi, affinché i bambini potessero disegnare le varie scenette del racconto. I miei figli erano entrambi molto legati a questa storia. Poi sono cresciuti, e la favola di Stellina è rimasta chiusa per anni in fondo a un cassetto. Durante le ultime vacanze di Natale ho pensato che era forse giunto il momento di realizzare un mio piccolo sogno, quello di regalare ai miei figli il “libro” di Stellina. E magari farlo conoscere ad altri genitori, adottivi e non, per sensibilizzarli su un argomento in merito al quale ci sono ancora, purtroppo, troppi pregiudizi.


Rimango comunque sempre una sognatrice e questo si riflette, oggi come allora, anche nei miei scritti.  

Alessandra Vasconi

Se non l’avete mai fatto, che tipo di storia vorreste raccontare loro in questo momento? Se, invece, l’avete fatto, che storia avete creato?

La favola di Stellina racconta la nascita di una famiglia adottiva. Chicco e Lara, una coppia di orsetti che vive nel Villaggio degli Orsi Dolcini, intraprendono il percorso che li porterà a incontrare la loro cucciola, Stellina, una piccola leoncina nata nel lontano Villaggio dei Leoni Tenerini.


Non solo scrittura, ma anche lettura. Quanto è importante la lettura nel vostro rapporto con i figli?

Sono una lettrice accanita e ho da subito cercato di trasmettere la passione della lettura ai miei figli. Sono riuscita nel mio intento? Inizialmente sì, da bambini leggevano molto, tutti e due. Poi, purtroppo, il telefono cellulare, i social, le chat, li hanno un po’ allontanati dalla carta stampata; leggono ancora, ma molto meno. Sono certa però che con il passare degli anni si riaccenderà l’amore per la lettura. Per il momento mi limito a raccontare loro la trama dei romanzi che più mi hanno appassionata, trovando così nuovi spunti di dialogo. La lettura apre sempre qualche porta sconosciuta o dimenticata dentro di noi.


Avete mai letto una vostra storia ai vostri figli? Perché?

Oltre alla storia di Stellina, ho letto diversi libri ai miei bimbi, quando erano piccoli. Era bello trovare quella sintonia che lega lettore e ascoltatore, quella sorta di “incantesimo” che fa immergere in una storia, come se fuori il mondo reale non esistesse più. E, dopo, condividere le emozioni ricevute dalla lettura. 

Quando i miei figli erano piccoli cercavo una favola che raccontasse l’adozione in modo semplice e delicato, che illustrasse ai miei bimbi la loro storia, la “nostra” storia. Beh, in verità la loro storia la conoscevano già bene, ne abbiamo sempre parlato con molta semplicità e naturalezza (non potrebbe essere altrimenti!), ma una favola porta sempre con sé una magia speciale, fa emergere emozioni e sentimenti, stimola il bambino a porsi domande. A un certo punto, ho pensato che quella favola avrei potuto scriverla io. Così è nata la storia di Stellina. Avevo preparato anche una versione stampata con ampi spazi bianchi, affinché i bambini potessero disegnare le varie scenette del racconto. I miei figli erano entrambi molto legati a questa storia. Poi sono cresciuti, e la favola di Stellina è rimasta chiusa per anni in fondo a un cassetto. Durante le ultime vacanze di Natale ho pensato che era forse giunto il momento di realizzare un mio piccolo sogno, quello di regalare ai miei figli il “libro” di Stellina. E magari farlo conoscere ad altri genitori, adottivi e non, per sensibilizzarli su un argomento in merito al quale ci sono ancora, purtroppo, troppi pregiudizi.

Alessandra Vasconi


Alessandra Vasconi – Intervista su “Stellina (e la luna”)

In questo libro ho cercato, da un lato, di illustrare in modo molto semplificato il percorso adottivo, e, dall’altro lato, di comunicare le sensazioni e le emozioni di genitori e piccini. Certo, non tutte le adozioni sono così lineari, ma il mio vuole essere un messaggio di positività.

Alessandra Vasconi

Veniamo adesso al tuo libro, “Stellina (e la luna)”. La prima cosa che ho notato, leggendo la quarta di copertina del tuo libro, è che in questa storia si narra di una famiglia che nasce. Ecco, ho trovato questo aspetto brillante: tendiamo sempre a pensare all’arrivo dei figli, sia che avvenga con una gravidanza che con un’adozione. Più raramente si pone invece l’attenzione sul fatto che nascano anche un padre e una madre, e con loro e il loro figlio, anche una nuova famiglia. Quanto è importante, secondo te, rivalutare questo aspetto?

Credo sia molto importante, e ti ringrazio per aver posto l’attenzione su questo aspetto, che spesso viene dato troppo per scontato. L’arrivo di un figlio comporta differenti dinamiche familiari e nuovi equilibri. Questo vale sia per il primogenito sia per i figli successivi. Si entra sempre e comunque in una dimensione diversa e sconosciuta, all’interno della quale si nasce e si cresce tutti insieme. Credo che per diventare “famiglia” occorra tanta umiltà, oltre che tanto amore: spesso nel crescere un figlio si incontrano i propri limiti ed è necessario riconoscerli per poterli affrontare e superare.


Stellina è una leoncina. Se penso a un cucciolo di questo tipo, me lo aspetto un po’ “selvatico”, ma anche dolcissimo e attaccato alla madre. Com’è Stellina, la protagonista del tuo libro?

Stellina è una cucciola vivace, affettuosa e desiderosa di affetto. Con i suoi occhioni neri osserva tutto, e sogna, sogna tantissimo. Chissà, magari da grande diventerà una scrittrice!


Dunque: mentre Stellina è una leoncina, i suoi genitori sono orsetti. A prima vista ci può apparire una famiglia anomala, perché il cucciolo è diverso dai genitori. Le differenze, invece, possono essere delle enormi opportunità per tutti coloro che vogliono aprirsi a qualcosa di nuovo. Ti faccio due domande a questo punto: la prima è che tipo di genitori sono questi orsetti? Nell’immaginario comune, l’orso è spesso solitario, un po’ burbero, ma ho l’impressione che questi orsetti siano molto morbidi e accoglienti, come solo mamma e papà possono esserlo.

Chicco e Lara sono due orsi molto teneri. Chicco è un simpatico orso marrone con gli occhi azzurri, allegro e socievole, ma anche molto sensibile. Lara è un’orsa dolce e sognatrice, con due grandi passioni: la lettura e le ciambelle al cioccolato. Si vogliono molto bene, si sostengono e si completano uno con l’altro, e questo sarà fondamentale nella ricerca del loro cucciolo, nato in un Paese lontano.


La seconda domanda è invece personale. Ti chiedo di rispondere solo se vuoi: che rapporto hai tu con la diversità? Diversità è ostacolo oppure opportunità?

Ho sempre considerato la diversità come un’opportunità e una grande risorsa. Solo accogliendo e apprezzando la diversità si può evolvere e progredire. Questo, in linea generale. Nella mia esperienza personale, ho trovato entusiasmante accogliere i miei figli, nati in due Paesi così lontani dal nostro. Il Vietnam e la Cambogia rimarranno sempre tra i miei luoghi del cuore.

Nella quotidianità, soprattutto nei primi tempi, quando i bambini erano piccoli, abbiamo ricevuto qualche affermazione poco felice, o qualche domanda un po’ “strampalata”. E abbiamo cercato di insegnare ai nostri figli a difendersi da qualche commento di troppo. Ma sono stati casi abbastanza isolati, che abbiamo cercato di risolvere con la giusta ironia. Nel complesso, non mi sono mai aspettata di trovare ostacoli e in effetti non ce ne sono stati.


L’arrivo di un figlio comporta differenti dinamiche familiari e nuovi equilibri. Questo vale sia per il primogenito sia per i figli successivi. Si entra sempre e comunque in una dimensione diversa e sconosciuta, all’interno della quale si nasce e si cresce tutti insieme. Credo che per diventare “famiglia” occorra tanta umiltà, oltre che tanto amore

Alessandra Vasconi

E questa Luna? Assiste e veglia questo speciale incontro. Che cosa rappresenta per te e che cosa rappresenta per i lettori, grandi o piccoli che siano?

Il tema della luna mi sta molto a cuore e in questa favola ha diversi significati.

La luna è un elemento che esprime “magia”: la magia della nascita, in generale, e quella della nascita di una famiglia, in particolare. La sua luce, come un filo magico, lega tra loro i personaggi e i luoghi, anche se sono lontani. È una fatina buona, che però non interviene mai: osserva dall’alto, illumina, incoraggia, rassicura. Genitori e cuccioli sono nati in parti diverse del mondo, ma sono destinati a incontrarsi, e la luna lo sa. Chicco, Lara e Stellina la guardano e sognano; credono nei sentimenti e sono positivi. La luna porta un messaggio di speranza e di fiducia.

Una curiosità: le fasi lunari che conducono al plenilunio costituiscono, nella struttura di questa storia, una metafora del percorso adottivo. Ogni capitolo è introdotto dal disegno di una luna, via via crescente, man mano che il racconto progredisce, sino a diventare una grande e luminosa luna piena nel momento dell’incontro tra genitori e cucciola. Ho pensato di rappresentare l’adozione anche così: un percorso che si completa con la nascita di una nuova famiglia.


Mi sono immaginata Alessandra di qualche anno fa insieme ai suoi figli Giulia e Luca, intenta a raccontare questa storia. Ci racconti com’è stato, dopo aver pubblicato questo libro, leggerlo e sfogliarlo insieme a loro, ormai grandi? Vi ha riportato indietro nel tempo?

Questo libro non racconta esattamente la storia della nostra famiglia, ma tra le sue pagine si trovano alcuni piccoli dettagli della nostra vita, che ci stanno molto a cuore e che ci riportano indietro nel tempo. Scriverlo, parlarne in famiglia, rileggere questa favola insieme ai miei figli e a mio marito è stata una bellissima esperienza; sono riemersi ricordi, sentimenti, emozioni molto intense. Ci sono stati anche piacevoli momenti di confronto con i ragazzi sul tema dell’adozione, una bella occasione di arricchimento e di crescita per tutti.


In “Stellina (e la luna)” si narra la storia di un percorso adottivo. Hai ricevuto messaggi da famiglie che stanno affrontando questo cammino e che sono state aiutate dal tuo libro? Se sì, che effetto ti ha fatto?

Sì, ho ricevuto e sto ricevendo diversi messaggi da parte famiglie adottive. Il racconto di Stellina ha permesso ai genitori di rivivere il proprio percorso e di far riaffiorare grandi emozioni, mentre i bambini hanno potuto ritrovare in questa storia un po’ della “loro” storia. Sono felice perché era proprio questo il mio intento. Per un genitore adottivo, rivivere i momenti dell’adozione scalda il cuore; per i bambini, la lettura di una storia che assomiglia alla propria è molto rassicurante.

In questo libro ho cercato, da un lato, di illustrare in modo molto semplificato il percorso adottivo, e, dall’altro lato, di comunicare le sensazioni e le emozioni di genitori e piccini. Certo, non tutte le adozioni sono così lineari, ma il mio vuole essere un messaggio di positività. Non dobbiamo scoraggiare chi desidera intraprendere questo percorso, dobbiamo invece aiutare, sostenere, infondere fiducia. È un cammino spesso molto lungo, ma raggiunto il traguardo la gioia è davvero immensa.


“Stellina (e la luna)” è un libro nato da emozioni, che narra emozioni e che suscita emozioni in chi lo legge e in chi ne ammira le illustrazioni. Quali sono quelle che hai provato tu, Alessandra, quando hai inventato e scritto questa storia?

Ho scritto questa favola di getto, quando i ricordi erano molto freschi. Ricordo la tenerezza che provavo osservando i miei figli immersi nella lettura di questa favola! Ma le emozioni più intense le ho provate adesso, rileggendo questo racconto. Ho potuto rivivere tutto il nostro percorso: le pratiche al Tribunale dei minori, gli incontri con l’ente autorizzato, l’ansia dell’attesa, la trepidazione prima della partenza, la gioia immensa dell’incontro. Non avrei mai pensato di poter provare ancora, a distanza di tanti anni, le medesime sensazioni.


Per un genitore adottivo, rivivere i momenti dell’adozione scalda il cuore; per i bambini, la lettura di una storia che assomiglia alla propria è molto rassicurante.

Alessandra Vasconi

Arrivati a questo punto dell’intervista, chiedo sempre ai miei ospiti tre parole con cui descriverebbero il loro libro. Tu quali useresti?

Tre parole: delicato, coinvolgente, emozionante.


Un’altra domanda che rivolgo sempre è che musica di sottofondo suggerisci per accompagnare la lettura di “Stellina (e la luna)” e se immagini una situazione ideale in cui immergersi in questa storia.

Immagino i lettori di “Stellina (e la luna)” accoccolati su un divano, nelle prime ore della sera, con le luci soffuse, nel calore della propria casa. In sottofondo, a basso volume, le note armoniose e dolci del Notturno Op. 9 no. 2 di Chopin.


Adottare non è, come spesso mi sento dire, un “bel gesto” o “un atto d’amore”. Adottare è un bellissimo incontro: l’incontro di un bambino che ha bisogno di una famiglia e di una mamma e di un papà che desiderano con tutto il cuore crescere e amare quel bambino.

Alessandra Vasconi

Non solo un libro da leggere e da sfogliare, ma da leggere e sfogliare insieme, genitori e figli. Ai miei ospiti chiedo spesso se pensano che la lettura possa cambiare il mondo. Vorrei girare questa domanda anche a te perché ho come l’impressione che secondo te sia possibile, almeno se si intende il proprio mondo interiore e il microcosmo famigliare. Che ne pensi?

Sicuramente sì! La lettura, in generale, è sempre fonte di arricchimento spirituale e personale. Ed è utilissima per accrescere il proprio mondo interiore, per guardarsi dentro, per riflettere e mettersi sempre in gioco. 


Credi che “Stellina (e la luna)” possa essere un libro emozionante e adatto anche a famiglie non adottive? In che modo?

Certo, anzi, penso possa costituire uno strumento utile per parlare a tutti i bambini dell’adozione, sin da quando sono piccoli, per far comprendere loro che si può diventare “famiglia” in tanti modi diversi, e che un figlio nasce sempre nel cuore dei propri genitori, indipendentemente da chi lo abbia messo al mondo. Non tutti conoscono il vero significato dell’adozione. Adottare non è, come spesso mi sento dire, un “bel gesto” o “un atto d’amore”. Adottare è un bellissimo incontro: l’incontro di un bambino che ha bisogno di una famiglia e di una mamma e di un papà che desiderano con tutto il cuore crescere e amare quel bambino. Spero che la favola di Stellina possa portare a tutti questo messaggio.


L’età di lettura indicata sul libro è dai cinque anni in su, ma ho l’impressione che possa essere adatto anche a bambini un po’ più piccoli che lo leggeranno insieme ai propri genitori. Tu che idea hai a riguardo? C’è un’età giusta per educare alle emozioni e alle tante bellissime sfumature di vita?

Come giustamente affermi anche tu, è un libro adatto anche a bambini più piccoli. Credo anzi che sia importante, per un bambino adottivo, apprezzare la bellezza e la particolarità della propria storia il più presto possibile, e in generale, per tutti i bambini, aprirsi quanto prima alla conoscenza di realtà magari meno note, ma di grande valore per una crescita culturale ed emozionale sana e completa.


“Stellina (e la luna)” è il tuo primo libro. Stai lavorando su qualcos’altro?

Durante le ultime vacanze estive ho incominciato a scrivere la continuazione di questa storia: Stellina avrà un fratellino! Ci sto lavorando e mi sta entusiasmando molto.


Quello che mi rimane di questa chiacchierata è la sensazione che niente sia importante come il valore dell’accoglienza: racchiude tutto, come l’amore e gli abbracci, a volte anche un po’ di paura. Vuoi condividere con noi un’immagine che conservi nel cuore e che ha a che fare con questo libro? Può essere un gesto che ti ha ispirato la storia, un’emozione provata durante una presentazione, quello che vuoi. Se ci farai questo dono, sarà il nostro modo di stringerci in un abbraccio e di ringraziarti per questa profonda chiacchierata.

C’è stato un momento speciale, che mi è rimasto nel cuore e al quale ho dedicato due pagine del libro. Ero in montagna con Paolo, mio marito, era estate e c’era stato un forte temporale, seguito da un grande arcobaleno. Quello stesso giorno è nata Giulia. Mi piace pensare che mia figlia sia nata nel momento in cui Paolo e io stavamo ammirando i colori di quel cielo così bello.


Prima di salutarci, abbiamo ancora qualcosa da aggiungere.

Abbiamo chiesto anche alle altri partecipanti di rivolgere una domanda alle altri autrici coinvolte. Ecco che cosa è venuto fuori.

Claudia Proeitti, autrice di “2042“: Quanto c’è dei tuoi figli nei personaggi dei tuoi libri? Mi spiego meglio; quando si crea un personaggio, specialmente un personaggio virtuoso, può capitare che un autore trasponga molto di sé nel delineare la sua personalità. Mi è capitato di accorgermi che, inconsapevolmente, nel “comporre” un mio personaggio – un personaggio giovane – avevo preso spunto dalla personalità di mia figlia. Ti è mai capitato che, in un modo o nell’altro, un figlio abbia ispirato qualcuno o qualcosa che su cui poi hai scritto?

I personaggi di “Stellina (e la luna)” sono di fantasia. Stellina non assomiglia poi molto a mia figlia Giulia, che alla sua età era molto più “peperina”! Chicco e Lara, invece, in qualche piccolo particolare, ricordano mio marito e me. Vedremo nella mia prossima favola, scritta a distanza di così tanti anni dalla prima, se cambierà qualcosa.

Agnese Messina, autrice di “Mai stati al mondo“: C’è qualche libro che, come lettrice, ti ha condizionata nel ruolo di mamma? Nel senso, ti ha fatto riflettere pensando “questo errore non vorrò mai farlo con mio figlio” o “questa cosa devo assolutamente farla anche io con il mio bambino”, ecc?

In verità no, non ricordo qualche libro in particolare che abbia influenzato il mio modello educativo. Ho vissuto la maternità cercando di fare del mio meglio, sulla base della mia esperienza personale, prefiggendomi l’obiettivo di crescere due persone oneste e di cuore. E felici.


C’è stato un momento speciale, che mi è rimasto nel cuore e al quale ho dedicato due pagine del libro. Ero in montagna con Paolo, mio marito, era estate e c’era stato un forte temporale, seguito da un grande arcobaleno. Quello stesso giorno è nata Giulia. Mi piace pensare che mia figlia sia nata nel momento in cui Paolo e io stavamo ammirando i colori di quel cielo così bello.

Alessandra Vasconi


Grazie, Alessandra, per le emozioni che ci hai regalato. Per la delicatezza con cui racconti un tema così complesso e per quello che fai per tutte le famiglie, di qualsiasi natura esse siano.

Se il libro di Alessandra vi ha incuriosito, lo trovate qui:



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