E se fossero i giorni a scomparire? – Massimo Berti

Intervista all’autore di “L’enigma dei giorni scomparsi” – Massimo Berti

Torniamo a parlare di giallo spostandoci a Nord. La vita dell’autore Massimo Berti si snoda tra Milano, dove lavora, e Vicenza, dove vive. Nella vita di tutti giorni Massimo Berti è un avvocato che si occupa di questioni economiche e finanziare. Un ambiente, il suo, che ha senz’altro influenzato il suo primo romanzo, “L’enigma dei giorni scomparsi“, come vedremo tra poco.


Ciao Massimo, che tipo di storia dobbiamo aspettarci di trovare tra le pagine del tuo libro?

Un giallo diverso dal solito, che strizza l’occhio al genere “thriller psicologico”; mi sono infatti allontanato dal format, piuttosto consueto e di norma atteso in un giallo, dell’investigatore che indaga su una serie di omicidi per scoprire alla fine il colpevole che è sempre la persona da cui l’autore nel corso della storia ha cercato di allontanare i sospetti. Niente di tutto questo. Qui ho disegnato un protagonista che non riesce a capacitarsi di quanto gli accade al punto addirittura da dubitare delle rappresentazioni che gli occhi gli sottopongono, della propria stessa tenuta mentale. Persone che svaniscono, soldi che pure scompaiono e il protagonista vacilla incredulo, ma davvero incredulo, perché quanto gli sta avvenendo gli è del tutto inspiegabile, incomprensibile e rasenta l’incubo, l’impossibilità; eppure gli accade! Badate bene: niente fantascienza, niente fughe verso l’inverosimile. Non si pensi a epiloghi del genere.


In che modo il tuo giallo si differenzia dai gialli tradizionali?

Come dicevo al punto precedente, chi si appresta a leggere un giallo si aspetta che ci sarà un primo omicidio, poi un secondo, in contesti magari stravaganti e si aspetta che ci siano un detective o un profiler pronti a seguire gli indizi e scoprire alla fine la verità che sarà ovviamente a sorpresa. Qui la sorpresa finale c’è, eccome, ma la trama non segue questo filo logico. Il lettore resta affascinato dalla parte centrale del racconto in cui si chiede sicuramente, mentre legge, “ma che diamine sta accadendo?” E non può fare a meno di proseguire, se non altro per la curiosità di quella originale situazione.


Descrivi “L’enigma dei giorni scomparsi” con tre parole (tre, non barare):

Ne basta una: disorientante.


Suggerisci un sottofondo musicale per accompagnare la lettura della tua opera (se vuoi puoi indicare anche una situazione ideale di lettura, tipo periodo della giornata, luogo, compagnia, ecc):

Nessun sottofondo musicale, il libro va letto di sera prima di andare a letto ma non a letto, da ben svegli: sono 470 pagine di intrecci che si fiancheggiano e inseguono, da leggere a 50-100 pagine alla volta. Non è certo un libro da tenere sul comodino e sfogliare prima di addormentarsi, si perderebbe continuamente il filo.


Da dove nasce la scelta di ambientare il tuo romanzo in America?

Non poteva che essere ambientato lì, il nostro immaginario corre a serie televisive in cui le grandi manovre sui soldi sono sempre ambientate a New York o Londra. Non ce l’ho fatta a “vederlo” a Milano. Aggiungo anche che per un breve periodo ho lavorato a New York, è un ambiente che ho conosciuto e che non ho quindi descritto via Google maps; le sensazioni e le emozioni che trasferisco nel libro sono le mie, quelle che provavo io girandomi intorno e osservando la vita di tutti i giorni, studiando, lavorando. Tuttavia il lettore non deve preoccuparsi di eventuali aspetti tecnici: il protagonista è un cinico uomo d’affari, uno speculatore, ma la finanza è solo un contorno, un’ambientazione, non va necessariamente capita e compresa quando se ne parla tra le pagine, non è il tema del libro. Il protagonista avrebbe ben potuto svolgere un’altra mansione.


Quanto hanno influito la tua formazione e il tuo attuale lavoro nella costruzione di “L’enigma dei giorni scomparsi”?

Molto. Come dicevo poc’anzi, non nella costruzione ma nell’ambientazione. La costruzione del giallo, della trama, nasce invece da molto lontano, da un’idea che mi “apparve” quando ero ragazzo, della quale non mi sono mai dimenticato e che all’epoca, passami il termine, ho giudicato “geniale”, l’intreccio di un film al cinema che avrei voluto vedere. A distanza di molto, molto tempo ho deciso di “scriverla” finalmente su carta, questa idea.


Hai qualche lato in comune con Daniel, il protagonista di “L’enigma dei giorni scomparsi”? E in che cosa, invece, siete decisamente diversi?

Siamo del tutto diversi. Daniel è cinico, egoista, maledetto; non ha costruito una famiglia, è sporco, sebbene non cattivo. Mi serviva un personaggio così, con tutta la sua sicurezza di sé, la sua protervia, la sua supponenza, per poterlo poi spiazzare, quasi umiliare, rendere indifeso, con tutto ciò che gli sarebbe accaduto dopo le prime cento pagine. Ha anche dei lati buoni, è protettivo, leale, non scende a compromessi. Io non potrei mai amare la luminosità della ribalta che lui pretende invece appieno.


Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?

Per lavoro ho sempre scritto tanto, discorsi, pubblicazioni tecniche, ma un romanzo mai. Cinque anni fa ho deciso che ero pronto per questa esperienza e l’idea dell’intreccio, come dicevo prima, già la custodivo da anni.


Che cos’è per te la scrittura?

Un passatempo. Sto lavorando su un secondo romanzo, stesso genere, stavolta ambientato a Milano.


Ho disegnato un protagonista che non riesce a capacitarsi di quanto gli accade al punto addirittura da dubitare delle rappresentazioni che gli occhi gli sottopongono, della propria stessa tenuta mentale. Persone che svaniscono, soldi che pure scompaiono e il protagonista vacilla incredulo, ma davvero incredulo, perché quanto gli sta avvenendo gli è del tutto inspiegabile, incomprensibile e rasenta l’incubo, l’impossibilità; eppure gli accade! Badate bene: niente fantascienza, niente fughe verso l’inverosimile.

Massimo Berti

Qual è la tua routine di scrittura, se ne hai una?

Cogliere il momento opportuno senza smettere, quando c’è l’ispirazione, quando la penna scorre veloce. Mi metto a scrivere quasi sempre dopo cena e, se “parto”, se mi sento creativo, fluido, non smetto fino a notte inoltrata. So perfettamente che in certi casi smettere e ricominciare il giorno dopo non sarebbe la stessa cosa.


Qual è, secondo te, il lettore ideale per “L’enigma dei giorni scomparsi”?

L’amante dei thriller che vuole rimanere col fiato sospeso durante tutta la lettura, ma senza pretendere ritmi aggressivi: è un libro strutturato, con tanta cura dei dettagli, che vanno letti e messi in file con pazienza, se no la trama sfugge. L’effetto sorpresa è assicurato intorno a pagina cento. La storia in quel punto vira all’improvviso e “prende” fino a pagina 470. Ma per arrivare a quella situazione, che lascia stupiti, le prime cento pagine vanno lette. Non puoi avere quel “dopo” senza quel necessario “prima”.


Quali sono per te gli ingredienti che un bel romanzo deve avere?

Premetto che leggo solo thriller. Il romanzo deve essere scorrevole nella lettura, non ti deve costringere a tornare continuamente indietro per rileggere parti che non hai compreso e che non riesci a inserire nella storia; infine deve avere un finale e un controfinale sorprendenti.


Qual è la parte più difficile per te nel tuo percorso di ideazione, struttura, scrittura e promozione dell’opera? Perché?

Hai citato questi quattro aspetti nel loro ordine di difficoltà, a mio avviso; dal più semplice (ideare) al più complicato (promuovere).


E la parte che reputi più stimolante e divertente?

Proprio la promozione, che è la parte più complicata, ma è anche la più divertente, è una componente essenziale dell’hobby; misurarmi coi risultati mi stimola. L’enigma dei giorni scomparsi è “fuori” da gennaio scorso (prima solo le consuete 200 copie ad amici e parenti), aveva già toccato quota 2.000 copie a fine marzo e non so dove chiuderà la sua vita di vendite, considerando che c’è da sfruttare ancora l’estate (le persone in vacanza leggono di più), qualche sconto qua e là e il prossimo Natale. Certo un successo inaspettato, però la fase di promozione è stata definita e seguita con cura e lo è ancora.


C’è un autore a cui ti ispiri? Perché?

Carrisi è il mostro sacro italiano che mi affascina. L’ultimo libro dei suoi che ho letto l’ho divorato in una notte. Perché? Perché propone intrecci originali, che si staccano dai canoni consueti, più abusati, a mio parere.


Quanto è importante, secondo te, la lettura di altri autori per migliorare la propria scrittura?

È importante, ma non decisiva. Puoi scrivere bene anche se leggi poco, perché il percorso culturale che hai alle spalle è adeguato, così come puoi scrivere da cane pur leggendo molto o frequentando corsi di scrittura. Certi suggerimenti di asseriti editor fanno impallidire.


Mi metto a scrivere quasi sempre dopo cena e, se “parto”, se mi sento creativo, fluido, non smetto fino a notte inoltrata. So perfettamente che in certi casi smettere e ricominciare il giorno dopo non sarebbe la stessa cosa.

Massimo Berti

Preferisci leggere autori già affermati o emergenti? Perché?

Considerando che non sono certo un lettore seriale, leggere gli emergenti mi incuriosisce di più: purtroppo c’è una montagna di pattume in giro, ma quando vedo un testo ben recensito su piattaforme online (intendo con molte recensioni, che non possono essere le solite venti-trenta dei parenti stretti) lo scarico. Ho letto un paio di cose scritte da eccellenti penne. Nulla da invidiare ai top.


Credi che la scrittura e la lettura possano cambiare il mondo? Se sì, in che modo?

Non so se la scrittura possa cambiare il mondo, ne dubito, oggi gli strumenti di informazione di massa che consentono cambiamenti di opinione repentini e spesso incomprensibili, abbondano e costano molta meno fatica dello scrivere. Certo, leggere aiuterebbe chi vuole creare una propria opinione a formarsela motivatamente potendo scegliere tra tanti pareri qualificati, anche contrastanti. Dunque leggere tanto non cambierà il mondo ma può rendere più solidi e meno strumentalizzabili. Ciononostante chi vuole manipolare gli altri, far cambiare loro il modo di vedere il mondo e che sa come fare, riuscirà nell’intento anche nei confronti di chi legge tanto.


Se tu dovessi indicare un’opera che hai letto e che ha cambiato il modo in cui vedi il mondo (intorno a te o dentro di te), quale indicheresti? Perché?

Nessuno scritto ha mai prodotto in me quest’impatto. Tuttavia credo di essere stato uno dei pochi al mondo che, da studente, è rimasto estasiato dalla  Divina Commedia del Sommo Poeta: non ha alimentato in me alcun cambiamento di visione ma mi ha fatto riflettere spesso, durante la lettura, su molti aspetti della vita, a guardarli in profondità, come da un adolescente non ti aspetteresti.


Dunque leggere tanto non cambierà il mondo ma può rendere più solidi e meno strumentalizzabili. Ciononostante chi vuole manipolare gli altri, far cambiare loro il modo di vedere il mondo e che sa come fare, riuscirà nell’intento anche nei confronti di chi legge tanto.

Massimo Berti

A cosa stai lavorando?

A tempo perso, per hobby, a un nuovo thriller. Chi ha letto e apprezzato il mio primo romanzo, L’enigma dei giorni scomparsi, non resterà deluso. Il finale è costruito su una serie di scene a sorpresa che mi hanno convinto di avere in mano una storia di buon livello da narrare. Sono ancora in fase di prima stesura, dunque dubito che prima del prossimo anno questo nuovo giallo vedrà la luce. Sono molto pignolo e curo tutti i dettagli, finché ne trovo da curare.



Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane autore che sogna di pubblicare il suo primo libro?

Beh non sono nella condizione di dare consigli, non ne avrei le competenze. Il consiglio che ho dato a me stesso è stato di essere certo di avere per le mani un buon prodotto, non mi è bastato che al riguardo mi rincuorassero i soliti amici benevoli e caritatevoli, ho preteso lettori in anteprima scafati e strutturati. Quindi non avrei mai pubblicato se non avessi avuto la certezza di aver prodotto un romanzo che potesse stare sulla scena, che potesse essere definito tale. Poi la storia può piacere come no, i gusti sono personali. Ma nessuno deve dubitare di aver acquistato un libro, un prodotto che senza dubbio possa essere definito professionale. Creato il prodotto, occorre farlo conoscere al mondo: quando hai per le mani Amazon, distributore a livello mondiale, e Facebook (i social, in generale), ossia il veicolo di qualunque promozione verso milioni di utenti, quello che ti serve è l’idea promozionale. L’errore che molti fanno, secondo me, è ritenere che la promozione si possa avere solo se hai una casa editrice che ti pubblica, ma quella, per gli emergenti, è solo il mezzo, l’idea promozionale devi averla tu.


L’errore che molti fanno, secondo me, è ritenere che la promozione si possa avere solo se hai una casa editrice che ti pubblica, ma quella, per gli emergenti, è solo il mezzo, l’idea promozionale devi averla tu.

Massimo Berti

Risposte secche:

  1. Casa editrice o self? SELF, ma con un prodotto ottimo e curato in ogni dettaglio.
  2. Giallo o nero? NERO
  3. Struttura a priori o in divenire? IN DIVENIRE
  4. Musica in sottofondo o silenzio? SILENZIO
  5. Prima persona o terza persona singolare? TERZA
  6. Libro cartaceo o digitale? ENTRAMBI
  7. Revisione a schermo o su carta? SCHERMO… ma con la carta sottomano.

Ringraziamo Massimo per averci tenuto compagnia!

Se le sue risposte vi hanno incuriosito, vi suggerisco di approfondire qui:



D’ispirazione, d’ideale e di ricerca – Federica Baglivo

Intervista all’autrice di “Ithaka – Luna in Cielo e Rose in Terra”, Federica Baglivo

Ci sono autori che non conosci, ma che “a pelle” senti in qualche modo vicini. Federica Baglivo, autrice di “Ithaka – Luna in Cielo e Rose in Terra” è una di questi. Perché? La sua attenzione ai personaggi, il rispetto con cui si rapporta con loro, la necessità di raccontare la storia così come deve andare, perché sono i protagonisti a guidare la mano dell’autore e non viceversa.

Ho scritto “Ithaka – Luna in Cielo e Rose in Terra”, ancora non so come e mai lo saprò. Ha fatto tutto la mia ispirazione… in caso lamentatevi con lei!

Federica Baglivo

Ma chi è Federica Baglivo?

Nel cuore tanti posti, da Torino a Francoforte, dalla Puglia alla Renania, dalla Francia all’Abruzzo. Nata a Bari, liceo classico in Piemonte, adesso economista in Germania. Amante del mare, della musica, dei colori, dei violini, delle rose, dei gatti e di tutto ciò che in un certo senso è bello. Una vita dedicata alla letteratura, alla politica, alla filosofia e alla teologia. Punti deboli? Il calcio, i cartoni animati e il buon cibo.


Ciao Federica. Ci siamo spesso incrociate in gruppi facebook dedicati alla scrittura. Mi hanno colpita tre tue caratteristiche: lo spirito della ricerca, il rispetto verso i personaggi e la loro storia e infine la passione che ti spinge a occuparti anche di temi che generalmente molti autori tendono a evitare. Sto pensando in particolar modo alla politica. La prima domanda è d’obbligo: Federica, perché per te è così importante scrivere romanzi politici e, inevitabilmente, portare il lettore a riflettere su certi temi?

Ciao. Hai beccato subito la domanda da cento milioni di dollari. Parto col dire che ho un grandissimo rispetto per i politici soprattutto locali e che trovo molto importante dare il mio contributo per rendere testimonianza al loro lavoro e smontare i pregiudizi che gravano su questo mondo. Non mi è mai interessato scrivere per intrattenere o per fare passare due ore di relax: il mio obiettivo è pungolare le coscienze e portare alla luce domande. Mi sono scelta questo metodo per tenere viva la memoria e per tramandare le lezioni storiche. A parte questo, sono le storie che vengono da me, non so il motivo preciso, ma so che è destino che io le scriva. Non ritengo giusto tenerle soltanto per me.


Secondo te è vera la frase per cui “tutto è politica”? Perché?

È vera, penso che tu l’abbia sentita da me proprio in uno dei gruppi. Riprendo la risposta che ho dato alla stessa domanda sul mio blog di politica: di apolitico a questo mondo non esiste niente. Niente. Se parliamo della margarina nelle torte, il suo prezzo e la sua disponibilità dipenderanno da scelte politiche. Idem per cavoli, zucchine, auto di lusso, cani, gatti, criceti, elefanti. Sì, se non ti puoi mettere un elefante in salotto è per via di una scelta politica. Faccio parte di molti gruppi dedicati a scrittura e letteratura, e anche qui è onnipresente il “Niente post di politica”. Da che mondo è mondo la letteratura parla di politica, non riesco a trovare nessun’opera di valore che non faccia almeno un accenno a questo tema. Anche perché, vi dicevo, è letteralmente ovunque, e ignorarlo non può portare a nulla di buono. “È un argomento difficile, ostico”. È verissimo. Ma riguarda tutti. Quindi forse sarebbe cosa migliore tirare fuori la testa da sotto la sabbia. Non è vergognoso fare politica. Non è vergognoso parlare di politica.


Abbiamo parlato poco fa di ricerca, perché i tuoi romanzi politici sono anche storici. Puoi portarci con te dietro le quinte e raccontarci come funziona il lavoro di documentazione? E quanto tempo occupa rispetto all’ideazione e alla stesura?

Per me l’accuratezza storica è importantissima, trascorro molto tempo a cercare i dettagli più disparati. Infatti un conto è la grande Storia, che più o meno è a portata di mano, un conto sono i particolari del quotidiano. Cosa si mangiava la domenica nella Baviera del 1969? Esistevano i semafori? Si portavano i polsini della camicia aperti? C’è da dire che oramai sono abituata al “mio tempo”, tratto quest’epoca da 15 anni e mi sembra quasi di viverci dentro. Essendo che è comunque abbastanza vicina a noi, prediligo le fonti dirette, ovvero chiedere a “chi c’era” di raccontarmi come era o come veniva fatta una determinata cosa. Mi sembra più autentico, meno artefatto. Per me non è importante solo conoscere i fatti, ma sviluppare il cosiddetto ”Spirito del Tempo”, ossia immergersi nei costumi, nella cultura, nella mentalità, pensare e sentire come loro. Per questo ci vuole tanto studio, ma è anche una capacità innata: o la hai o non la hai. Per quanto riguarda il tempo impiegato, come ho detto ormai conosco il contesto e ricerco di volta in volta i dettagli che mi servono: sono capace di stare una giornata intera su una legge! C’è anche da aggiungere che io la storia non la invento: mi viene mostrata dai personaggi e loro sanno ovviamente com’era ai loro tempi. Ricerco quindi più che altro per capire quello che mi mostrano, per poterlo descrivere meglio e per avere una conferma.


Per me non è importante solo conoscere i fatti, ma sviluppare il cosiddetto ”Spirito del Tempo”, ossia immergersi nei costumi, nella cultura, nella mentalità, pensare e sentire come loro. Per questo ci vuole tanto studio, ma è anche una capacità innata: o la hai o non la hai.

Federica Baglivo

Come è cambiato secondo te il lavoro di documentazione con l’avvento dei new media? È più facile documentarsi? È vero, secondo te, che è anche più facile cadere in false notizie e trappole?

Certamente internet ha cambiato il modo di fare ricerca. Prima avevo i libri di Storia sempre sulla scrivania, con i segnalibri e le pagine sottolineate, ora basta chiedere aiuto al signor Google. Una bella comodità, perché ad esempio non devo andare negli archivi o nelle sedi apposite per consultare le leggi, i documenti. Bisogna fare molta attenzione alle fonti, devono essere ufficiali e autorevoli. Le leggi, per esempio, è meglio cercarle direttamente sul codice in questione, in versione originale. Per i dettagli della vita quotidiana possono aiutare anche semplici pagine o blog, ma conviene confrontarle fra di loro e chiedere conferma alle fonti dirette o a chi se ne intende della materia. Per esempio io frequento un gruppo di appassionati di Storia a cui sottopongo tutte le questioni spinose su cui ho dei dubbi. Cercando poi molte notizie riguardanti la politica, anche i siti dello Stato, dei ministeri o delle istituzioni possono aiutare.


Che tipo di storia dobbiamo aspettarci di trovare tra le pagine dei tuoi libri?

Le mie storie si concentrano sulla Germania dell’immediato dopoguerra, l’elaborazione del nazismo, la ricostruzione, gli strascichi politici e sociali. Penso sia un periodo fondamentale, molto spesso trascurato. I riflettori si spengono nel 1945, con la caduta del nazismo. Ma il male non è morto l’8 maggio, non è sparito in quel bunker di Berlino. Bisogna riconoscerlo per impedire che ritorni. Gli scontri istituzionali e i fatti ufficiali fanno da sfondo alle vite dei miei protagonisti, che vivono la Storia da diverse angolazioni e devono trovare la loro strada in questo mondo in divenire.


Il tuo romanzo, “Ithaka”, ha un nome importante. Vuoi raccontarci come mai hai scelto di chiamare così la sua protagonista?

Beh, il suo nome non l’ho scelto io, lo ha scelto suo padre. Da buon poeta romantico, lo suggestionava l’idea di chiamare la figlia come qualcosa di bramato e irraggiungibile. Si è immaginato che il suo Ulisse fosse pronto ad affrontare qualunque pericolo pur di tornare da lei. È un omaggio alla passione per la Grecia classica, ma anche all’anelito e al desiderio dei Romantici. Inoltre, lei è nata su un’isola che potrebbe corrispondere alla descrizione della “vera” Itaca.


Un tema che ritorna, sia in “Ithaka” che nel tuo lavoro da autrice, è la ricerca delle proprie radici. Quanto sono importanti per te? Credi che sia più importante l’arrivo alla conoscenza o il percorso che ci conduce lì?

Si dice che siamo nani sulle spalle di giganti: senza le nostre radici storiche, culturali e politiche non possiamo sapere né cosa ci facciamo qui, né dove andiamo, né qual è il nostro posto e la nostra missione nel mondo. Ithaka parte per cercare la conoscenza, la verità, ma si accorge che alla fine ciò che conta è il viaggio, perché quello ti arricchisce e fa di te la persona che sei destinato a essere. Una volta ho sentito che tutti vorrebbero vivere in cima alla montagna, ma tutta la crescita e la felicità avvengono mentre la scali. Io appartengo al genere di persone che ama imparare e sono convinta, come sosteneva T.H. White, che lo studio e l’apprendimento siano le uniche cose che non ti verranno mai a noia e che daranno sempre un senso alla tua esistenza. Che sia una lingua, una scienza o un qualsiasi ambito dello scibile: quando tutto va male, apri un libro e studia!


Bisogna fare molta attenzione alle fonti, devono essere ufficiali e autorevoli. Le leggi, per esempio, è meglio cercarle direttamente sul codice in questione, in versione originale.

Federica Baglivo

Un altro tema che emerge è che la verità spesso sia nascosta dietro le apparenze. Che occorra indagare a fondo, a volte anche mettendosi in pericolo. Per questo vorrei chiederti, Federica, come ti saresti comportata tu nei panni di Ithaka. Avresti anche tu lasciato la tua vita e le tue sicurezze in cerca di risposte? E quanto in là ti saresti spinta?

Sono curiosa a livelli inimmaginabili, quindi avrei voluto sapere. Sono convinta che i rimorsi siano molto più sopportabili dei rimpianti. Potrei vivere con la consapevolezza di avere fallito, ma non con quella di non avere mai provato o di essermi arresa. Non mi sono mai pentita di essermi buttata in qualcosa, anzi ogni volta ho pensato che avrei dovuto farlo prima.



Nelle discussioni sui gruppi di autori, spesso torna il tema della storia e dei personaggi. Sono loro il fulcro. A questo punto ti chiedo: c’è qualcosa che tu, Federica, vorresti dire ai tuoi personaggi? Come ti comporti quando non condividi le loro scelte? L’autore, lo sappiamo, è al servizio della storia.

Quante cose vorrei dire loro, di quante cose vorrei parlare con loro. Oramai li conosco da sette anni, siamo molto in confidenza, ma continuano a sorprendermi, a svelarmi particolari che non sapevo o non avrei immaginato, e alcune cose sono molto restii a mostrarle. Quando fanno qualcosa di pericoloso o che io non approvo, come fumare, mi viene da sgridarli come una mamma ansiosa, ma so che devo lasciarli vivere la propria vita. Quando non condivido le loro scelte cerco di capire innanzitutto perché le hanno fatte e mi accorgo che sono coerenti con loro stessi, con la loro natura e le loro convinzioni. Non li giudico mai, nemmeno i cattivi, non spetta a me. La storia è loro, io racconto quello che vedo. Non sono bambole o burattini e non devono essere simboli o macchiette: sono esseri umani, hanno diritto alle loro debolezze e alle loro fissazioni, e ad agire come si sentono.


Chi è il lettore ideale di “Ithaka” secondo te?

Dico sempre che a me non ci vuole un lettore, ci vuole un esegeta! Mi piacerebbe qualcuno che “beccasse” i messaggi nascosti, i simbolismi, che riflettesse sulle metafore, sui piani di lettura, elaborasse teorie… ma in realtà spero che arrivi a chiunque possa emozionarsi con loro, capirli, amarli. Poi ognuno recepisce ciò che è destinato a lui.


Non solo narrativa, ma anche manuali per lo studio delle lingue, quella inglese e quella tedesca. Come è nata questa idea?

In realtà è venuta alla casa editrice con cui ho pubblicato Ithaka. Me l’hanno proposto e ho detto: perché non provare? Le lingue sono sempre state una delle mie passioni e in molti mi dicono che ho talento nell’insegnare. Mi sono cimentata volentieri in questa sfida.


Sempre in tema di questi manuali: in che cosa sono diversi rispetto ad altri in commercio?

Ho cercato di insegnare la grammatica con precisione e scrupolo, evitando i “tanto lo sbagliano anche i madrelingua”, ma sempre partendo da situazioni della vita quotidiana e da esempi concreti. Essendo manuali di livello avanzato, ho tentato anche di approfondire le costruzioni più particolari, le espressioni idiomatiche, i loro usi, insomma, di fornire le frasi da utilizzare e da capire al momento giusto. Considero molto importanti le sfumature, credo facciano davvero la differenza. Inoltre, ho riferito anche aneddoti e curiosità culturali, per permettere ai miei lettori di immergersi nelle atmosfere e nella mentalità, nello “Spirito del Luogo”.


Descrivi ogni tua opera con tre parole (tre, non barare):

“Ithaka”:  Poetico, politico, polemico

Manuali: Pittoreschi, precisi, pignoli


Suggerisci un sottofondo musicale per accompagnare la lettura di “Ithaka” (se vuoi puoi indicare anche una situazione ideale di lettura, tipo periodo della giornata, luogo, compagnia, ecc.

Nel libro viene citata la piccola fuga in sol minore di Bach. Credo sia il sottofondo ideale, perché trasmette bellezza ma anche angoscia, le due sensazioni che compongono l’ossatura del libro. Spero che chi legge dimentichi tutto quello che c’è intorno e si ritrovi in loro compagnia in mezzo allo Ionio o ai piedi delle Alpi.


Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?

A sette anni, l’Ispirazione bussò per la prima volta alla mia porta sotto le sembianze della maestra Imelda, che ci assegnò di scrivere una poesia sulla pace e sulla guerra. Lo feci, era un compito, piacque, venne pubblicata sul giornalino della scuola. Da allora non ho mai smesso, ho cambiato tecnica, temi no. Con i miei fratelli mi divertivo a giocare con i personaggi dei cartoni animati che ci piacevano, solo che io non avevo un ruolo stabilito, come loro, ma dovevo “reggere la storia”, ovvero far parlare spalle, nemici, negozianti, far succedere cose… man mano aggiungevo particolari, finché non arrivai a inventare vicende e volti tutti miei!


Che cos’è per te la scrittura?

Il metodo che uso per raccontare le storie che mi vengono donate, per farle vivere, per consegnarle al mondo.


Non mi è mai

interessato scrivere per intrattenere o per fare passare due ore di relax: il mio obiettivo è pungolare le

coscienze e portare alla luce domande. Mi sono scelta questo metodo per tenere viva la memoria e per

tramandare le lezioni storiche.

Federica Baglivo

Qual è la tua routine di scrittura, se ne hai una?

Il mio documento è sempre aperto sul computer, ma in realtà scrivo soprattutto quando non sto scrivendo. Loro non mi abbandonano mai veramente, sono sempre con me, in qualsiasi momento della giornata. Mi basta una parola sentita per caso, un gesto, una scritta sul muro, e subito sono immersa nel loro mondo. Quando poso le dita sulla tastiera le scene che vado a scrivere me le hanno fatte rivedere in testa già migliaia di volte.


Quali sono per te gli ingredienti che un bel romanzo deve avere?

Per quanto riguarda il mio genere, per me ha già detto tutto Manzoni: vero per soggetto, interessante nel mezzo e utile per fine. Un buon romanzo non può prescindere da queste tre caratteristiche.


In che momento si colloca la parte della documentazione nel tuo lavoro di scrittura?

Come ho spiegato, oramai ci vivo in mezzo e cerco quello che mi serve nel momento in cui mi serve. Per esempio un attimo fa stavo riguardando le leggi per scrivere lo statuto di un’associazione politica.


Qual è la parte più difficile per te nel tuo percorso di ideazione, struttura, scrittura e promozione dell’opera? Perché?

La promozione, perché è l’unico momento in cui loro non mi danno una mano e non possono ispirarmi. Devo fare tutto da sola.


Una volta ho sentito che tutti vorrebbero vivere in cima alla montagna, ma tutta la crescita e la felicità avvengono mentre la scali. Io appartengo al genere di persone che ama imparare e sono convinta, come sosteneva T.H. White, che lo studio e l’apprendimento siano le uniche cose che non ti verranno mai a noia e che daranno sempre un senso alla tua esistenza.

Federica Baglivo

E la parte che reputi più stimolante e divertente?

Ovviamente adoro scrivere di loro, ma anche trovare la nozione che cercavo da mesi e scoprire che quadra tutto è una soddisfazione impagabile.


C’è un autore a cui ti ispiri? Perché?

Il giovane Goethe per le emozioni, Dante per il simbolismo, Dostoevskij per l’immersione nei pertugi dell’animo umano, Manzoni per la struttura e il rapporto con i personaggi, David Grossmann per le immagini, Markus Zusak e Klaus Kordon per la Storia.


Quanto è importante, secondo te, la lettura di altri autori per migliorare la propria scrittura?

È importante come tutto quello che può stimolare e arricchire. Niente può essere inutile a un poeta.


Chi è il cattivo dipende da chi narra la storia. A volte fare il bene non basta.

Federica Baglivo

Preferisci leggere autori già affermati o emergenti? Perché?

Preferisco leggere autori ispirati. Devono avere in loro questo fuoco e sentire la voce, altrimenti non mi interessano. Nota a margine: ho qualche problema con lo stile contemporaneo, minimalista e cinematografico. A volte vorrei una macchina del tempo per tornare nella “mia epoca”.


Credi che la scrittura e la lettura possano cambiare il mondo? Se sì, in che modo?

Nel modo in cui diceva Dostoevskij: attraverso la bellezza. È uno dei temi centrali del mio romanzo, dove politica e bellezza devono allearsi per sconfiggere un nemico comune. Che ci riescano è almeno una speranza per la quale vale la pena lottare.


Se tu dovessi indicare un’opera che hai letto e che ha cambiato il modo in cui vedi il mondo (intorno a te o dentro di te), quale indicheresti? Perché?

I Dolori del Giovane Werther. Quando l’ho letta ho pensato di aver toccato il punto più alto delle emozioni umane e tutt’ora sono convinta sia l’unica cosa che conta davvero.


Che tipo di opere ti piace leggere? Che genere o che stile devono avere? Devono affrontare particolari temi? Raccontaci cosa cerchi come lettore.

Sono piuttosto noiosa, tendo a leggere romanzi storici ambientati nella mia epoca o giù di lì, spazio raramente. Soprattutto non amo i libri che si prepongono di farmi svagare e non parlano di temi importanti. Mi sembra di sprecare il mio tempo.


Quando non condivido le loro scelte cerco di capire innanzitutto perché le hanno fatte e mi accorgo che sono coerenti con loro stessi, con la loro natura e le loro convinzioni. Non li giudico mai, nemmeno i cattivi, non spetta a me. La storia è loro, io racconto quello che vedo.

Federica Baglivo

A cosa stai lavorando?

A storie simili a Ithaka, ambientate nella stessa città ma in altri momenti e con temi leggermente diversi. Non sono pronta a lasciare la Baviera, né la mia epoca.



E che cosa puoi anticiparci sui tuoi progetti futuri?

Avrò un narratore d’eccezione. C’è una parte della storia che Ithaka non conosce e forse non conoscerà mai. Chi è il cattivo dipende da chi narra la storia. A volte fare il bene non basta.


Ascolta i tuoi personaggi, loro sanno. Non li forzare, se hai pazienza ti porteranno esattamente dove è la tua storia. Se hai fatto questo, sei nel giusto e non devi mollare per nessun motivo al mondo. Se non lo hai fatto, fallo.

Federica Baglivo

Oltre alla scrittura e alla lettura, hai altre passioni? Che cosa ci racconti a riguardo

Amo le lingue, la filosofia, la teologia e ovviamente la politica. Mi cimento a scrivere in Fraktur ed ebraico. Mi piace passeggiare e visitare posti nuovi.


Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane autore che sogna di pubblicare il suo primo libro?

Ascolta i tuoi personaggi, loro sanno. Non li forzare, se hai pazienza ti porteranno esattamente dove è la tua storia. Se hai fatto questo, sei nel giusto e non devi mollare per nessun motivo al mondo. Se non lo hai fatto, fallo.


Hai la possibilità di inviare nello spazio una sola opera (che sia una poesia, un racconto, un romanzo) di un autore più o meno conosciuto. L’autore puoi essere anche tu. In questa opera dovrebbe essere raccolto il tuo messaggio a memoria futura. Quale opera scegli e perché?

Sceglierei la Bibbia, in particolare i Salmi. In essi è racchiuso tutto ciò che c’è da sapere.


Risposte secche:

  1. Casa editrice o self? CE. Un buon team alle spalle è indispensabile.
  2. Giallo o nero? Giallo. Che sia luce.
  3. Struttura a priori o in divenire? Tanto decidono loro…
  4. Musica in sottofondo o silenzio? Silenzio mentre scrivo, musica mentre li penso.
  5. Prima persona o terza persona singolare? Prima. Con destinatario.
  6. Libro cartaceo o digitale? Basta che si legga.
  7. Revisione a schermo o su carta? Schermo, ché di sicuro cambio altre 8000 cose.

Ringraziamo Federica per la passione con cui ha risposto alle domande e con cui ci ha fatto entrare nel suo mondo. Se le sue risposte vi hanno incuriosito, vi suggerisco di approfondire qui:



Ti piacerebbe essere intervistato da me?


Esistono le storie, i personaggi, l’ambiente in cui si muovono e crescono, cambiano.

Dietro, a volte dentro, esiste anche l’autore. Un autore che spesso è anche un lettore.

In questo piccolo spazio offro la possibilità ad autori ed editori di farsi conoscere, lasciando parlare anche le loro opere, i loro personaggi, la loro routine di scrittura e di lettura.

Perché? Perché oltre a promuoversi, è importante confrontarsi, creare spunti di riflessione e di crescita.

Per me, poi, la lettura è un elemento imprescindibile. Non passo un giorno della mia vita senza leggere, anche nelle giornate più cupe o lunghe. Leggere è un modo per viaggiare, per ampliare la fantasia, per studiare le tecniche narrative. Leggere, per me, ha il potere di cambiare il mondo. Potete essere d’accordo o no con me, rispetto l’idea di ciascuno di voi, ma penso che sia fondamentale dove si parla di bellezza approfondire anche il tema della lettura oltre a quello della scrittura.

Ok, direte. Ma come funziona?

Il primo passo è ovviamente quello di contattarmi. Potete usare l’apposito form che trovate qui oppure cercarmi sui social. Nel secondo caso, è gradito un messaggio in cui mi spiegate perché mi state contattando prima dell’invio della richiesta di amicizia (che, altrimenti, potrei non accettare). Alternativa: potete contattarmi all’indirizzo email che trovate sempre qui. Spiegatemi chi siete, il motivo per cui mi contattate e se avete già pubblicato dei libri segnalatemi anche i titoli.

Nell’arco di qualche giorno, riceverete una conferma di presa in carico per la preparazione dell’intervista. Entro una settimana riceverete il testo dell’intervista. L’intervista vi verrà inviata via email; saranno, quindi, domande scritte a cui dovrete rispondere sempre per scritto. Vi consiglio di inviarmi anche un po’ di foto, soprattutto una in cui vi vediamo con la copertina del vostro libro.

Una volta che mi avrete inviato il materiale indietro, riceverete la data programmata per l’uscita sul blog.

Ok, direte. Ma tu che cosa vuoi in cambio?

A me, come a voi, interessa farmi conoscere e crescere. Ho avviato quasi per caso collaborazioni interessanti e penso che anche il networking sia fondamentale nel nostro campo.

L’intervista è gratuita. Le uniche cortesie che chiedo sono quelle di condividere, una volta uscita, la vostra intervista sui vostri social (ma questo è anche nel vostro interesse, no?) e se possibile di iscrivervi agli aggiornamenti del mio blog. Perché? Perché come alcuni di voi ormai sapranno tendo ad avere una mente piena di idee e nelle iniziative che realizzo la precedenza iniziale va ovviamente a iscritti, collaboratori, colleghi divenuti amici.

Vi aspetto! 🙂