Era meglio… “Shining”

Affinità e differenze tra “Shining” di King (1977) e “Shining” di Kubrick (1980).

Non siamo di fronte a una cieca fedeltà nel caso del riadattamento cinematografico di Shining. Se le voci che circolano sono vere, King non fu particolarmente entusiasta dell’opera di Kubrick, anzi, possiamo dire che proprio non gli sia piaciuta.

Ma c’è davvero motivo di fare paragoni qualitativi su quelli che vengono considerati due capolavori? Uno, il romanzo, della letteratura; l’altro, il film, della cinematografia e della fotografia.


Il tempo di un libro è adagio, quello di un film è vivace.

Quando ci chiediamo se sia meglio un libro o un film, non dovremmo avere la pretesa di trovare una risposta. Sarebbe come chiedersi se sia meglio un pomeriggio in piscina o una sera sotto il porticato della propria casa. Ognuno di noi ha un terreno sicuro, un ambiente che sente più vicino al proprio modo di essere. Così ognuno di noi ha una preferenza sul modo di fruire una storia: che sia letta, scritta, guardata, suonata, ascoltata, dipinta o fotografata, ogni forma d’arte è una forma di espressione e di narrazione. E ogni forma di questo tipo ha tempi e ritmi diversi. Così, prendendo in prestito qualche termine tecnico musicale, proviamo a fare chiarezza.


Il tempo di un libro è spesso adagio e con continui salti: che siano nel passato o nel futuro, nell’interno o nell’esterno dei personaggi, il nostro procedere è in realtà un continuo cambio di direzione e di passo. Per arrivare alla fine, partendo dalla prima pagina, spesso ci troviamo a percorrere sentieri remoti, che riguardano l’infanzia dei protagonisti: i loro ricordi.

Il tempo di un film è spesso vivace e lo scandiscono musiche e rumori: una varietà di suoni che il libro non riesce a trasmettere. Ma proprio per questa sua velocità, spesso il nostro cammino sarà più lineare, con meno sbalzi.

Mentre un film ci incolla due ore allo schermo – e non siamo disposti a interromperne a metà la visione –, un libro è un piacere dosato, come una tisana. Se un film è un caffè espresso da fruire al volo, al bancone del bar, con chiacchiericcio e musica di sottofondo, un libro è una tisana da assaporare con lentezza, in un rito, magari avvolti in solitudine e silenzio, dentro una coperta.


Fatta questa premessa, e posto come assioma che non sia mia intenzione suggerire in questa rubrica se sia meglio il film o il libro (per questo titolo e per quelli che verranno) a discapito del nome Era meglio… della rubrica, cerchiamo di analizzare punto per punto le principali differenze tra il libro di King e il film di Kubrick.

E adesso… cominciamo!


Il romanzo Shining è stato pubblicato nel 1977; il film è del 1980.

Le differenze nei protagonisti – “Shining” di King vs “Shining” di Kubrick

Jack

Nel film Jack viene rapidamente avvolto nel mantello della follia. Ci sembra subito pazzo finché la sua non diventa una vera e propria furia omicida.

Nel libro grande spazio è lasciato all’approfondimento psicologico del personaggio, con particolare attenzione al suo passato: procedendo a ritroso, dal più recente al più lontano, l’episodio con George Hatfield, l’incidente con Danny, l’alcolismo, il rapporto con il padre. Sappiamo subito su che tipo di testo syia lavorato Jack e grande è l’importanza dell’album dei ritagli ritrovato nella caldaia sulla mente del protagonista. La differenza più importante, a mio avviso, è l’ambivalenza che caratterizza Jack nel rapporto con Wendy e Danny. Tracce di questo stato sono diluite in tutto il libro, anche quando la situazione sta per volgere a un punto di non ritorno.

Wendy

Nel film, secondo King, Wendy è solo un’urlatrice. La troviamo un po’ passiva, forse, sicuramente non un personaggio psicologicamente approfondito.

Nel libro tale approfondimento è presente: il rapporto con la madre, la morte della sorella, il rapporto con il marito e con il figlio, la gelosia. Wendy è una madre coraggiosa, disposta a tutto per proteggere il figlio, non una passiva e sottile vittima di Jack e dell’hotel.

Danny

Quasi all’inizio del film, scopriamo il dono di Danny: la luccicanza che si manifesta con un dialogo a due voci di Danny e con l’impiego del suo dito come interlocutore. Una scena inquietante, sì, ma la natura del presunto potere di Danny è ben diversa da quella del libro.

Nel libro Danny ha quello che sembra un amico immaginario di nome Tony. Quando lo viene a trovare, cade in trance. Ci chiediamo più volte che cosa sia, se esista davvero o no. Se sia un mostro, una parte della mente di Danny o solo frutto della sua immaginazione. Senza voler anticipare nulla, la natura di Danny alla fine del romanzo è una vera e propria rivelazione, un colpo di scena che mette i puntini su tutte le i.

Dick

Senza voler rivelare troppo, il destino di Dick è molto diverso nella versione cinematografica da quella letteraria. Cambiando il suo destino, cambia anche il suo ruolo nello svolgimento della storia.


Le differenze nell’Overlook hotel – “Shining” di King vs “Shining” di Kubrick


L’impatto visivo dell’hotel

Una giungla nero blu, nel romanzo di Stephen King, che sembra muoversi e strisciare come un serpente. Un tappeto rosso e dorato, ipnotico, che richiama la rabbia esplosiva e il sangue.

Nel libro Danny non esplora i corridoi su un triciclo, ma si avventura a piedi nei diversi piani dell’hotel.

La camera 217/237

Nel libro la camera in cui Danny non dovrebbe mai entrare è la numero 217.

Nel film, invece, è la numero 237. Navigando su internet ho trovato una spiegazione su questa differenza: pare che il direttore dell’hotel non abbia voluto utilizzare una camera esistente per non spaventare i suoi ospiti. A me, a esser sincera, sarebbero bastate già le altre scene!

E che dire della donna che vive in questa stanza? Anche qui qualche differenza è presente.

Labirinto o giardino con siepi a forma di animale?

Nel film, di grande impatto e importanza è il labirinto. Un luogo inquietante, simbolico e ricco di significati profondi.

Nel libro, invece, ci sono le siepi con le forme di animali. Quelli che per vari motivi ci colpiscono di più sono quelle dei leoni.

L’ascensore

L’ascensore è difettoso, almeno nel libro. E inizia ad animarsi “da solo”, accompagnando il suono di ferri a quello di risate e voci. Wendy decide di non salirci più, e sarà proprio lei a trovare al suo interno una maschera. L’ascensore continua a funzionare per portare al gran ballo i vecchi clienti dell’hotel.

Nel film è famosa la scena del sangue: arriva l’ascensore, le porte si aprono e un fiume di sangue inonda tutto. È tutto rosso, c’è sangue ovunque nell’Overlook hotel. Kubrick riesce a rendere questa sensazione palpabile soprattutto grazie a questa scena.

La caldaia

Uno dei compiti di Jack nel libro è proprio controllare la caldaia difettosa. Fare in modo, cioè, che non raggiunga mai temperature troppo elevate, perché c’è il rischio di un’esplosione. Questo compito fondamentale dapprima sembra un’ossessione, fino a… Non voglio rivelare troppo, per chi non ha ancora letto il libro. Qui ci basta dire che la caldaia ha un ruolo fondamentale nel plot del romanzo, mentre nel film no.

La natura dell’hotel

Non sarebbe un male assoluto ad abitare l’Overlook hotel. La causa principale della follia di Jack sembrerebbe l’isolamento a cui lui e la famiglia sono costretti per mesi. Un’allucinazione, una componente prettamente umana, sembra condurre Jack verso la rabbia e l’odio nei confronti della propria famiglia.

Nel libro è lasciato grande spazio all’interpretazione del lettore, anche attraverso l’uso di oggetti e animali simbolici, sulla natura dell’hotel. Vi abita il male, vi abitano spiriti. Il sangue ha macchiato decine e decine di anni di storia dell’edificio e i vecchi abitanti imprigionati ne sono una prova. Una cosa, però, è chiara: sappiamo che l’hotel vuole Danny e il suo potere. Il direttore chiede a Jack suo figlio per diventare più potente. Se Danny non fosse andato lì, forse il male non si sarebbe impossessato di Jack. Jack appare solo uno strumento nelle mani di qualcos’altro: più forte, più malvagio.

L’arma di Jack

Nel film è un’ascia. Jack cerca di sfondare la porta del bagno mentre Wendy e Danny sono chiusi dentro.

Nel libro, invece, Wendy è chiusa nel bagno, non sa dove sia suo figlio e Jack impugna una mazza da roque, la versione statunitense del croquet. Un’arma non in grado di uccidere al primo colpo e in grado di rendere la lotta per la vita ancora più decisa e struggente. Non basta un colpo a uccidere la vittima, per cui c’è sempre la forza della speranza di riuscire a salvarsi dalla furia omicida di Jack. E proprio un mazzo da roque farà capolino anche quando l’epilogo sembra essere arrivato, gettando ombre sulla natura del male, dell’hotel e dell’uomo inteso come essere umano.

“Per sempre”

Le gemelline vestite in azzurro nel corridoio dell’Overlook hotel sono una delle immagini più celebri del film.

E nel libro? Nel libro non vediamo mai le due bambine (per altro non gemelle) figlie dell’ex guardiano Delbert Grady. L’invito a giocare per sempre viene rivolto a Danny nel parco, da qualcosa che lui non riesce bene a vedere e a comprendere. Il bambino sta cercando riparo dalle siepi-animali che hanno preso vita e quella mano e quella voce lo inquietano. Si deve allontanare da lì, deve fuggire.


Tutti questi elementi ci portano quindi a confermare la tesi iniziale, secondo la quale non dovremmo parlare di un prodotto migliore dell’altro, quanto di due capolavori con ritmi e modalità di fruizione diverse. Scegli il libro, se vuoi immergerti nelle profondità e se hai tempo per immaginare, approfondire, lasciarti inquietare. Scegli il film, invece, se cerchi un brivido più intenso e veloce, se non ti interessa trovare una risposta metafisica alla follia del male.

C’è un altro dettaglio di cui non vi ho parlato, ma lo farò presto, in modo più approfondito: un nido di vespe, la forma del male. Se avete letto il libro, forse avete intuito a cosa mi riferisco.

Buona lettura e… buona visione!



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