“Re-shadow” di Serena Barsottelli

«La potrò toccare?», avevo chiesto. Mi avevano risposto di sì, ma che era meglio evitare il contatto prolungato.

Cerco di allungare una mano verso di lei, ma la ritraggo. Forse sentirei freddo, forse non sentirei niente e sarebbe persino peggio. Possono darmi per un’ultima volta la sua immagine, ma non il suo calore. Le mani grandi di mia nonna sono a pochi centimetri dal mio viso, ma non lo cercheranno, non lo accarezzeranno.

«Se vuole, potremmo riprodurre in filodiffusione un audio con la voce originale del suo caro estinto», avevano detto.

Io non ne avevo, non più. Non di quelle parole che avrei voluto sentire. Il suo Ti voglio tanto, tanto, tanto bene, il suo amore. L’ultima volta in cui lo aveva detto era stato a metà tra un rantolo e un soffio, con quel modo primitivo di comunicare che la tracheotomia permetteva. Non sembrava neanche la sua voce, anzi, non sembrava affatto una voce.

«Preferisco di no, grazie».

«Il silenzio sarà perfetto. Ha già pensato a quale set scegliere? Con un piccolo sovrapprezzo è possibile personalizzare l’esperienza al cento per cento ricreando un ambiente famigliare».

Avevo scelto la mia camera. Un tempo la mia casa era stata la sua. E qualche volta, dopo che mi ero trasferita, era venuta a trovarmi. Aveva timore a entrare, come se credesse di disturbare. I cambiamenti della composizione della casa e della mobilia la rendevano soddisfatta e malinconica insieme.

«Ha scelto un pacchetto speciale, ma la possibilità di attivare la tecnologia Re-shadow è unica per ogni defunto. Avrà a disposizione molte funzionalità, cerchi di sfruttarle al massimo».

Ho tolto l’opportunità a tutti gli altri di salutarla. Mi avevano chiesto cosa volessi per il mio cinquantesimo compleanno: eccolo. I risparmi di una vita investiti qui: pochi minuti per rivederla, per dirle tutto quello che non le avevo mai detto.

«Desidera un orologio nella stanza? Preferisce una forma di allarme alternativa che la avvisi quando il tempo starà per scadere?»

«Preferisco di no, grazie».

«Consigliamo ai nostri clienti di non lasciare mai discorsi in sospeso. Ne è sicura?» «Sicurissima».

Eccola, mia nonna. Come l’avevo lasciata, prima che morisse. Prima di vederla chiudere, sigillare, saldare nella sua cassa di zinco. Prima di piangere il suo addio. E invece eccola, mia nonna.

«Nonna…» sussurro.

Non risponde. Mi avevano avvertita del suo silenzio, ma viverlo è diverso, adesso. Perché si è abituati, quando ci rivolgiamo a un ricordo, a non sentire niente. Ma con lei davanti, in carne, sembra che non voglia parlarmi. Come se fosse arrabbiata con me, perché lei è nell’Altrove, e io sono rimasta bloccata qui.

«La tecnologia Re-shadow ha ottenuto il cento per cento di feedback positivi dagli utenti che l’hanno scelta. Dovrà solo attenersi a poche semplici regole».

«Nonna», riprovo, e la voce mi esce più alta di quanto credessi.

Resta ferma, scatto in piedi. Mi muovo a passi svelti in quella che sembra proprio la mia camera, ma non lo è. Il piumone ha un odore diverso, come se avessero messo troppo ammorbidente nel lavaggio, e io lo detesto. Torno davanti a lei, mi rannicchio ai suoi piedi. Ma per lei non esisto, per lei sono invisibile.

«La tecnologia Re-shadow permette un’esperienza reale di incontro con il defunto. Non amiamo parlare di realistica perché quella che lei incontrerà è a tutti gli effetti l’ombra della persona da lei selezionata, riplasmata, rianimata in un certo qual modo».

Io non vedo anime qui. Non vedo vita. È solo un brutto scherzo, o un incubo. Non mi dispiace aver gettato via soldi, ma l’essermi illusa. Illusa che lei potesse sentirmi, capirmi. Amarmi, come faceva un tempo. Abbiamo vissuto a lungo senza abbracciarci, non è la mancanza di contatto a disorientarmi. È che lei, mia nonna, avrebbe alzato gli occhi e mi avrebbe guardata. Mi avrebbe ascoltata, in silenzio magari, ma avrebbe mosso la testa. Avrebbe annuito o storto la bocca. Forse avrebbe sorriso.

«Nonna!» grido. Getto a terra tutti i cuscini del letto e ne tiro uno nella sua direzione. Le cade ai piedi, lei non si scompone. E allora mi avvicino, la tocco. Afferro le sue spalle larghe, e non reagisce. La scuoto, cerco di sollevarle il viso facendo pressione con un dito sotto il suo mento. È tutto inutile, è tutto vano.

Afferro un cuscino e mi rannicchio in un angolo della stanza. Lo stringo così tanto che potrebbe scoppiare. La vedo ancora, mia nonna, e continua a non guardarmi. Dentro ai palmi delle mani nascondo le lacrime e le parole confuse, che escono senza che possa controllarle.

«Perché sei andata via?»

«La tecnologia Re-shadow permette un’esperienza indimenticabile. In ogni caso, se lo desidera, sarà possibile registrare l’incontro. Le verrà fornito un file con le riprese dalle diverse telecamere, incluse quelle nascoste nel defunto. Vedo che sua nonna portava gli occhi. Potremmo inserirle lì, nelle lenti».

«Perché mi hai lasciata sola? Ti voglio bene…»

E lei si alza. E io mi dico che è un miracolo, che ci sente, mi sente, che mia nonna è ancora qui. Spalanco la bocca, la guardo.

Silenziosa, come era arrivata, sfila e se ne va fuori dalla camera.

«Alla fine dell’incontro, il caro defunto uscirà dalla stanza, proprio come era arrivato».

Resto sola, con le ginocchia tra le gambe, e un cuscino poco imbottito, troppo freddo.

«Questa è la nostra mission: per pensare alle cose di dopo è necessario sistemare le cose di prima, non crede?»

«Già».

«La tecnologia Re-shadow è quello che fa al caso suo».

Avevo firmato e mi avevano stretto la mano.

Mia nonna non c’è più. Adesso se ne è andata per sempre.

Il vento ulula là fuori, e dentro è freddo.



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