“Madri allo specchio” – AA. VV., a cura di Emma Fenu

Madri

Da un po’ di tempo sto riflettendo su un nuovo tipo di rubrica da portare sul blog basata proprio sulla figura della madre. Madri allo specchio è arrivato al momento giusto, un giorno di fine estate. Avevo adocchiato il concorso letterario da cui questa opera nasce, ma per una serie di incastri personali non sono riuscita a partecipare. Ero molto curiosa, però, di leggere questa raccolta. Mi permetto anche di sottolineare che l’intero ricavato sarà devoluto a Casa AIL di Sassari.

Il concorso, promosso dall’associazione Cultura al Femminile in collaborazione con Gli scrittori della porta accanto e “AIL Sassari“, era dedicato a Pierpaolo Fadda ed era diviso in due sezioni: racconti e poesia. Il tema era quello della madre, della maternità.

Da dove nasceva la mia curiosità? Dal fatto che molto spesso si tende a descrivere la maternità in un unico modo. In quello, cioè, che la società ci impone: idilliaco, fatto di piccole grandi gioie. Un percorso, anzi il percorso, attraverso il quale la donna si realizza. Be’, non credo che sia così. Credo che ci siano molti pregiudizi nei confronti delle madri e che questi pensieri non aiutino nessuno, soprattutto le donne.


La bellezza della raccolta Madri allo specchio è l’aver dato voce a diverse storie. Non ci importa, mentre le leggiamo, che siano inventate o no. Non ci poniamo questa domanda, perché il coinvolgimento emotivo che viviamo di volta in volta è totale. Sono vere, per noi che le leggiamo, come per chi le ha scritte e per chi le ha scelte.

Ogni contributo fotografa una propria immagine di maternità e la maggior parte delle volte si allontanano dalle definizioni tradizionali che siamo abituati ad attribuire con il termine madre. Ne è una prova il racconto vincitore, I miei occhi bassi di Silvia Argento, che apre la raccolta.

Ci sono tanti modi per essere madre. Alcuni di questi non passano dalla maternità fisica. Nel primo racconto c’è una maternità empatica, una maternità di cura e di protezione profonda e commuovente. E questa capacità della protagonista di essere madre si rivela proprio con una donna che potrebbe incarnare tutto quello che detesta: qualcuno, cioè, che ha abdicato al proprio ruolo. Immagina di desiderare con tutta te stessa qualcosa e di conoscere una persona che questo qualcosa l’ha rifiutato. Potresti odiarla, potrebbe ferirti. Eppure la protagonista non scende a questo livello. In greco la chiamerebbero ἐποχή, la sospensione del giudizio. Ma la madre creata dalla penna di Silvia Argento si pone addirittura in modo empatico con colei che avrebbe potuto considerare la propria nemesi.


La bellezza della raccolta Madri allo specchio è l'aver dato voce a diverse storie. Non ci importa, mentre le leggiamo, che siano inventate o no. Non ci poniamo questa domanda, perché il coinvolgimento emotivo che viviamo di volta in volta è totale. Sono vere, per noi che le leggiamo, come per chi le ha scritte e per chi le ha scelte.

Ho adorato Il coccio mancante di Lucrezia Guaita Diani. Un racconto, questo, in grado di fotografare la doppia natura della donna, madre e figlia al contempo. Un racconto che mette in luce anche quelli che la società considera limiti: la frustrazione, la rabbia, il legame con una persona amata che si perpetua tramite un oggetto.


Un altro tabù da sfatare è quella dell’idillio del post partum. Un momento particolarissimo per la donna che si trova a vivere la fine della simbiosi gravidica spesso con un passaggio brusco. Spesso in solitudine. Qualcosa di cui tutte le donne dovrebbero essere consapevoli per poter aiutare altre donne in questa fase delicata, mettendo da parte frasi fatte che non aiutano nessuno, neppure chi le pronuncia. Per riflettere su questo tema, consiglio la lettura di Io, senza me di Franca Falchi.


Alcuni racconti uniscono due tipi di esperienze sulla maternità opposte, ma profondamente legate: quella delle donne che rinunciano alla propria maternità dando il proprio figlio in adozione e quella delle donne che accolgono questi figli, crescendoli e amandoli. Se volete approfondire questo argomento, in Madri al contrario di Laura Cerrito e in Mezza madre di Alessia Finco troverete interessanti spunti di riflessione.

E poi ci sono madri che scelgono strade diverse, difficili e tortuose: ci sono tanti mezzi per diventare madri e tanti vissuti alle loro spalle. Bisogna avere rispetto per qualsiasi percorso una donna intraprenda, avvicinandoci in silenzio, senza parole futili che possano ridurre le loro storie a pura banalità. Un esempio di racconto che affronta questo tema è Piccola grande sfida di Laura Saija.


Mi sia concessa anche una menzione a un racconto molto interessante dal punto di vista filosofico, Madri per sempre di Enrica Bardetti: le madri umane sono diverse dalle madri degli altri animali? Nel mondo animale, si sa, le femmine lasciano andare i loro figli e se dimenticano. Può una donna con figli adulti abdicare al proprio ruolo? Una madre resta sempre una donna: può seguire il suo istinto, ricominciare da zero una nuova vita. Siete d’accordo oppure no?

Ammetto che questo racconto mi ha colpita molto perché ha strappato una delle più grandi etichette che la società ha attaccato sul corpo della madre.


Cosa resta, dunque, alla fine di questa lettura? La consapevolezza che non esista una maternità unica. Che ogni donna sia madre, indipendentemente dal fatto che abbia avuto o meno figli, perché essere madre è prendersi cura. Che ciascuna donna, oltre che madre, sia figlia. E che ciascuna donna sia semplicemente donna, con tutte le sue sfumature e sfaccettature: impossibile da definire e da incasellare.


Mi perdonerete se mi sono concentrata sui racconti e non sulle poesie. Vi assicuro che sono molto belle anche quelle, ma in questo periodo mi muovo meglio nelle vesti della narrativa, forse perché oltre che donna e oltre che madre mi reputo una cantastorie.

In Madri allo specchio troverete tante storie e tante emozioni. E sono sicura che leggendolo cadranno alcuni pregiudizi, vi ritroverete a provare emozioni ed empatia anche per donne con una storia molto diversa dalla vostra e questo penso sia uno dei meriti più grandi di questa raccolta: il merito, oltre che agli autori e alla casa editrice, è assolutamente anche della curatrice.


Cosa resta, dunque, alla fine di questa lettura? La consapevolezza che non esista una maternità unica. Che ogni donna sia madre, indipendentemente dal fatto che abbia avuto o meno figli. Che ciascuna donna, oltre che madre, sia figlia. E che ciascuna donna sia semplicemente donna, con tutte le sue sfumature e sfaccettature: impossibile da definire e da incasellare.

Prima di lasciarvi, mi permetto di scrivere ancora alcune cose:

  1. Non giudicate mai.
  2. Ricordate che oltre l’apparenza, oltre l’involucro, c’è un contenuto. E questo vale anche per le persone. Che non sono oggetti. Hanno dei sentimenti e dei vissuti. E tutti questi sentimenti e questi vissuti meritano rispetto.
  3. Siate per prime madri di voi stesse: imparate a prendervi cura di voi, ad amarvi, a perdonarvi. Ad accettare che anche voi potete sbagliare, come tutti. Come me, poco fa, adesso, tra cinque minuti.

Prima di salutarvi, ho una curiosità: vi è piaciuta questa rubrica di recensioni a tema? Presto arriverà un nuovo articolo per farvi riflettere sulla figura materna in alcuni libri che mi hanno colpita. Ho scoperto che, come il cibo e la bellezza, è un tema molto ricorrente. E una vocina mi suggerisce che magari non sia un caso.