“Il tumulo degli orrori” – Stefania Prati, Alessio Monni

Homo naturae lupus

Il vero terrore non proviene da fuori, ma da dentro di noi. A volte lo rinneghiamo, tendiamo a proiettarlo all’esterno, lontano, attribuendogli nomi altisonanti e, per alcuni, vuoti. Eppure, a ben guardare, tutto ciò che ci spaventa davvero l’abbiamo creato noi. E quello che non siamo stati noi a creare, be’, siamo stati noi a distruggerlo. Il male non è altro che il bene al contrario: abbiamo distrutto il paradiso in cui abitavamo e ci meravigliamo di essere circondati dall’inferno? Volutamente minuscoli, entrambi, perché il paradiso e l’inferno di cui sto parlando sono terreni, a misura di uomo.


Il tumulo degli orrori è una raccolta di Stefania Prati e Alessio Monni. Se volete provare un’esperienza ancora più coinvolgente (e sconvolgente) vi consiglio di leggere ciascun racconto e di cercare il corrispondente sul canale youtube “Zombie readers”, che potete trovare qui. In questo modo potrete avere una doppia avventura horror: la prima con le forme e i suoni che vi immaginerete durante la vostra lettura silenziosa; la seconda con i disegni e le voci che sono stati pensati dagli autori.


Entriamo, adesso, nel vivo. Di che orrore si parla in questa raccolta?

La claustrofobia domina buona parte degli undici racconti e rafforza il senso di inquietudine di questo nuovo modo di fare letteratura horror, accompagnandola cioè a un forte messaggio bioetico ed ecologico. Perché la rovina degli uomini, il terrore che prende forma davanti ai loro occhi, altro non è che l’uomo stesso o la vendetta che la natura gli infligge per punirlo dall’averla distrutta.


Perché la rovina degli uomini, il terrore che prende forma davanti ai loro occhi, altro non è che l'uomo stesso o la vendetta che la natura gli infligge per punirlo per l'averla distrutta.

Sullo sfondo si nota il tema tanto caro alla filosofia del Diciassettesimo secolo sull’essenza dell’uomo allo stato di natura, cioè lontano da ogni forma di controllo e di governo attuata dalle leggi.

L’uomo nasce cattivo o buono? La società è una protezione contro gli oscuri lati umani o è una gabbia?

Plauto fu il primo a utilizzare Homo homini lupus: l’uomo è un lupo per l’uomo. Hobbes riprese molti secoli dopo questa espressione per indicare la natura umana: individui che tendono a prevaricare l’uno sull’altro, ma che con il raziocinio decidono di sottostare alla volontà di un sovrano (al di sopra di ogni legge) per evitare un massacro continuo.

Un uomo, quello ipotizzato da Hobbes e poi rivisitato da Locke, che nasce pieno di sentimenti negativi e che la società in qualche modo tende a ingabbiare per limitare la conta dei danni.

Di diverso avviso era Rousseau, che teorizzava la natura innocente dell’uomo e che la violenza fosse frutto della disuguaglianza sociale prodotta dall’introduzione della proprietà privata. La società corrompe l’uomo che per sua natura sarebbe invece buono.


Nella raccolta di Prati e Monni ho trovato nuovi spunti di riflessione su questa tematica. In ogni racconto i mostri sono creati dagli sbagli degli uomini, dagli abusi che essi perpetuano nei confronti della natura e dei loro simili. Siamo tutti figli della stessa mano o condividiamo comunque lo stesso cielo, eppure sembriamo averlo dimenticato. Abbiamo deciso di prevaricare, di usare gli altri per i nostri interessi, e gli incubi che non avremmo mai conosciuto se ci fossimo comportanti rispettando la natura adesso sono usciti fuori, popolano le nostre strade e le nostre case.


Abbiamo deciso di prevaricare, di usare gli altri per i nostri interessi, e gli incubi che non avremmo mai conosciuto se ci fossimo comportanti rispettando la natura adesso sono usciti fuori, popolano le nostre strade e le nostre case.

Ci sono molti racconti che mi hanno colpita. Il sapore del vuoto è sicuramente il mio preferito: pur richiamando archetipi tradizionali, in un’atmosfera angosciante e claustrofobica, scopriamo che non sempre la realtà è migliore dell’incubo. Che ci sono mondi, divenuti incomunicabili, che ci fanno sentire diversi, soli. Per me che ho un passato di disturbi alimentari è stato tremendo constatare come alcune ferite siano tornate a sanguinare leggendo questo racconto.

L’umanità è assetata di dialogo, ma incapace di comprendere. Nel racconto che ho appena citato lo intravediamo, mentre in Muta esistenza questa rappresentazione raggiunge l’apice. Anche Suicide station in qualche modo tocca questo tema lasciandoci a bocca aperta, senza parole, non in grado di gridare, soffocati dal nostro stesso respiro.


Il capovolgimento è senza dubbio uno degli espedienti che funzionano maggiormente in questa raccolta. Un’ordinaria giornata di plastica, I Rabblez e Il prigioniero portano all’immedesimazione e alla riflessione proprio grazie a questo rovesciamento di ruoli.


Viviamo un incubo perché siamo stati noi a distruggere quello che ci è stato dato. Linfa mortale e La fiaba nera di Aurora lo provano e ci ammoniscono. Terminiamo la lettura e ci chiediamo se davvero ci stiamo spingendo troppo in là e che cosa possiamo e dobbiamo fare per bloccare il processo che distruggerà l’uomo e tutto il mondo come lo conosciamo.


Mi sia concessa, infine, una riflessione a parte su un racconto in cui ho colto richiami platonici al mito della caverna e a La penultima verità di P. K. Dick: Alla ricerca del sole. Anche in questo caso gli autori ci mostrano quanto la mano dell’uomo sia stata pesante con la natura e quanto possa risultare spaventosa.

Immaginatevi, quindi, di aver vissuto sotto terra e di voler vedere la luce del sole. Uscite fuori: la natura è meravigliosa, ma ci sono mostri tremendi a dominarla. Che cosa fareste? Restereste attoniti? Cerchereste di combatterli? Tornereste indietro?

La natura umana è sempre portata a cercare la conoscenza e a non accontentarsi mai. A volte ciò che trova è spaventoso, una verità scomoda. La paura che ci assale è spesso la paura di morire, di non essere più. Ho trovato tutto questo in Il tumulo degli orrori e molto altro. Avrei voluto che alcuni racconti non finissero, nonostante sentissi mancare l’aria. Avrei voluto leggerne ancora e spero che Prati e Monni tornino a regalarci questi incubi (e a farci riflettere su questi temi) molto presto.


Forse è la natura dell’uomo quella di distruggere le cose più preziose. Forse, invece, è una scusa che ci raccontiamo, perché è più comodo dirci “Siamo fatti così”, anziché cercare, anche nel nostro piccolo, di cambiare il mondo. Eppure, dobbiamo ripetercelo, iniziare dalle cose in apparenza più semplici e banali è l’unico modo che abbiamo per salvarlo. Prati e Monni hanno trovato un modo originale, di valore letterario e filosofico, per lanciare il loro messaggio e lottare per il bene della Natura.


Mi permetto, infine, di sottolineare che qui sotto trovate sia il link d’acquisto della raccolta Il tumulo degli orrori che il canale youtube Zombie readers. Seguite questi ragazzi, perché ne vale davvero la pena. Sapete perché? Perché con la loro immaginazione, la loro penna e la loro voce, hanno dato vita a quegli incubi di fronte ai quali non possiamo più chiudere gli occhi. Ne va della nostra vita e di quella del nostro pianeta.