Non una recensione, ma una riflessione.

No, questa non è una recensione.

Sono stati giorni strani, in cui ho provato emozioni molto forti. La lettura, il mio rifugio insieme alla scrittura, mi è andata un po’ stretta. Ho avuto il bisogno di ascoltarmi e di lasciarmi libera di sentire, senza giudizio, senza censura.

Alcuni di voi mi conoscono già e sanno che lunedì abbiamo iniziato l’inserimento all’asilo nido. Per noi è un bel cambiamento: io e Chiara siamo state sempre insieme, ventiquattro ore su ventiquattro, per due anni e mezzo. Non sto esagerando.

E adesso? Adesso sperimentiamo il significato dello stare lontani, ma anche il suo valore. Perché mi dicono che questo dolore che ho dentro, questa ferita che non smette di sanguinare e che mi ricorda un lutto, è qualcosa che mi farà bene. E mi dico: sì, farà anche bene alla lunga, ma adesso fa un male assurdo.


Quello è il piano emotivo, o meglio una sua parte. Perché in questi dieci giorni ho scoperto il valore del tempo, il piacere di stare insieme. Ci separiamo per neanche tre ore ogni mattina dal lunedì al venerdì, ma quando siamo insieme sono grata di tutto quello che ci viene concesso. Ci lasciamo, sì, ma poi ci ritroviamo vicine. Nonostante la sua rabbia, a volte; nonostante il mio alzare barriere per cercare di nasconderle la voragine che ho dentro.

La vedo ridere, rido con lei. Lei è felice, sono felice con lei. Quando chiudo la porta e sono in casa, da sola, un po’ meno. Aspetto, sistemo la sua stanza, preparo qualcosa in cucina, magari riesco a scrivere anche una storia per lei. Tutto continua a parlarmi di Chiara anche quando lei non è qui con me.


Dicono che ci vuole tempo. Mi sembra di provare a scalare una parete a vetri: continuo a scivolare giù, ho le dita ferite. Anche tenere in mano una penna o digitare lettere al computer provoca dolore.

Ogni tanto mi fermo, provo a respirare. Guardo l’orologio, mi chiedo che cosa stia facendo Chiara.

Adesso non siamo più in simbiosi, è giusto così. Mi ripeto che è un processo naturale, prima o poi riuscirò a convincermi. Non voglio essere una madre soffocante, ma in questo momento mi sento come senza un pezzetto di cuore.

Quello che devo ancora accettare, è che il cuore di Chiara sia diverso dal mio. E che insieme, quando ci troviamo e ci abbracciamo, battano ancora più forte.

A Chiara piace la musica. Devo imparare questa lezione da lei.