Tra ostentare e profanare – Stefano Cirri

Intervista all’autore Stefano Cirri

Abbiamo conosciuto Stefano Cirri qualche mese fa grazie alla sua attività di giallista non convenzionale e di acuto lettore. Sì, perché Stefano Cirri, quarantacinquenne fiorentino, non è solo un consulente del lavoro, ma autore di due gialli pubblicati nel 2021; “L’ostentatore” e “Il profanatore“. Beta reader attento, sempre disponibile e sincero. Condivide la sua vita con Laura, sua moglie, due cani e due cavalli. Oltre alla passione per la scrittura e la lettura, c’è quella per la falegnameria. Un mondo, insomma, che ruota intorno alla carta e a ciò che della carta è l’origine.

Se vi siete persi la mia recensione filosofica su “L’ostentatore”, la trovate qui.


Ciao Stefano, che tipo di storia dobbiamo aspettarci di trovare tra le pagine dei tuoi libri?

I miei libri sono gialli a tutti gli effetti, non è possibile classificarli altrimenti. Tuttavia, sono privi di quegli elementi che contraddistinguono i romanzi gialli. Per esempio non c’è il cadavere ritrovato e non c’è l’indagine alla ricerca dell’assassino; non c’è il commissario o il poliziotto o l’investigatore; non c’è quell’atmosfera a volte inquietante che aleggia intorno ad un noir o ad un thriller. Le mie storie sono indubbiamente gialle ma poco convenzionali, c’è molta toscanità, c’è simpatia, c’è anche spensieratezza. Ma nel finale c’è sempre un colpo di scena e una componente ‘forte’. E c’è sempre il tema della vendetta che contraddistingue le mie opere.


Descrivi ogni tua opera con tre parole (tre, non barare):

“L’ostentatore”: colorato, enigmatico, grottesco.

“Il profanatore”: adolescenziale, musicale, inquietante.


Suggerisci un sottofondo musicale per accompagnare la lettura delle tue opere (se vuoi puoi indicare anche una situazione ideale di lettura, tipo periodo della giornata, luogo, compagnia, ecc):

“L’ostentatore”: ce lo vedo bene con una musica ‘forte’, qualcosa tendente al Metal. Direi gli intramontabili Iron Maiden.

“Il profanatore”: nel libro c’è una vera e propria colonna sonora, con citazioni precise. Voglio scegliere tre brani di quella colonna sonora: One, dei Metallica; Dentro i miei vuoti, dei Subsonica; L’abbigliamento di un fuochista, di De Gregori.  


Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?

A vent’anni mi era venuta l’idea di diventare scrittore. Ho buttato giù una ‘specie’ di romanzo assurdo/surreale, che conteneva delle idee interessanti ma che aveva uno stile improbabile. Quelle stesse idee me le sono ritrovate vent’anni dopo, salvate nella memoria di un vecchio PC. Era il gennaio 2018, ho iniziato con la ferma volontà di arrivare a un risultato. Dopo un primo ‘abbozzo’ tuttora da rivedere ho partorito un romanzo dietro l’altro, nell’arco di tempo che va dalla metà del 2018 al lockdown, acquisendo consapevolezza e scoprendo – grazie ai tanti beta-lettori che anche adesso mi aiutano – di essere anche ‘portato’ per la scrittura.


Che cos’è per te la scrittura?

Un gran divertimento.


I miei libri sono gialli a tutti gli effetti, non è possibile classificarli altrimenti. Tuttavia, sono privi di quegli elementi che contraddistinguono i romanzi gialli. Per esempio non c’è il cadavere ritrovato e non c’è l’indagine alla ricerca dell’assassino; non c’è il commissario o il poliziotto o l’investigatore; non c’è quell’atmosfera a volte inquietante che aleggia intorno ad un noir o ad un thriller. Le mie storie sono indubbiamente gialle ma poco convenzionali, c’è molta toscanità, c’è simpatia, c’è anche spensieratezza. Ma nel finale c’è sempre un colpo di scena e una componente ‘forte’. E c’è sempre il tema della vendetta che contraddistingue le mie opere.

Stefano Cirri

Qual è la tua routine di scrittura, se ne hai una?

Eh, le sto cambiando nel corso del tempo! Prendo come esempio l’ultimo libro che ho finito di scrivere pochi giorni fa. Una volta che la storia (il plot, o la trama che sia) è delineata, inizio a scrivere finché non ho terminato quello che si può definire ‘capitolo primo’, o ‘parte prima’. Lo mando subito in lettura ad un paio di beta-lettori fidatissimi e attendo le loro considerazioni. Se le risposte che ottengo sono soddisfacenti procedo fino alla fine, dandomi come regola quella di scrivere tutti i giorni. Anche solo poche parole.


Quali sono per te gli ingredienti che un bel romanzo deve avere?

Oggi come oggi cerco un ingrediente nuovo, nei libri. Una scrittura tipica di quell’autore, per esempio; una scrittura che ti faccia dire ‘questo è lui/lei, inconfondibile’. Un colpo di scena folgorante. Un finale che spieghi tutta la storia nelle ultime righe e non prima. Un personaggio unico nel suo genere.


Qual è la parte più difficile per te nel tuo percorso di ideazione, struttura, scrittura e promozione dell’opera? Perché?

Forse – banalmente – la promozione è sempre la parte più difficile. O per meglio dire, è la parte o cui risultati sono più difficili da ottenere. Sono abbastanza ‘tranquillo’ sul fatto che se inizio a scrivere porterò a termine un’opera, e l’opera sarà tutto sommato ‘pubblicabile’; non trovo particolari difficoltà in fase di stesura, ho persone che mi aiutano e professionisti (editor e correttori) che sanno come aiutarmi. La promozione resta la cosa più complessa.


E la parte che reputi più stimolante e divertente?

Mi riallaccio a una delle domande precedenti e dico che ‘scrivere’ resta sempre la parte più divertente.


Stefano, nasci giallista o ci diventi?

Non ho dubbi: nasco giallista. La mia mente è matematica e interrogativa, le congetture fanno parte di me. Se vedo un pezzo di carta abbandonato sul ciglio della strada non penso ’guarda te che incivili’ ma ‘chissà come mai un foglio di giornale con la cronaca di Firenze datato 20 aprile’. E da lì può anche partire una storia!


C’è un autore a cui ti ispiri? Perché?

Quando nel 2018 ho iniziato a concretizzare la scrittura ero un Camilleri-dipendente. Prima, ero un fanatico di Agatha Christie. Ritengo che Poirot e Montalbano mi abbiano fortemente ispirato. La metodologia di Poirot, l’eccentricità di Montalbano (e il suo importante lato ‘umano’), i trucchi di Agatha Christie per sviare il lettore, la genuinità di Camilleri… sono state (e sono tuttora) tutte ispirazioni importanti.


Quanto è importante, secondo te, la lettura di altri autori per migliorare la propria scrittura?

A livello personale è fondamentale e direi necessaria. La lettura apre la mente e la attiva; non capita di rado di sentirsi ispirati nella scrittura dopo aver letto un libro. O a volte anche una parte di esso, o addirittura una sola frase.


Nasco giallista. La mia mente è matematica e interrogativa, le congetture fanno parte di me. Se vedo un pezzo di carta abbandonato sul ciglio della strada non penso ’guarda te che incivili’ ma ‘chissà come mai un foglio di giornale con la cronaca di Firenze datato 20 aprile’. E da lì può anche partire una storia!

Stefano Cirri

Preferisci leggere autori già affermati o emergenti? Perché?

Da quando sono entrato nel mondo della scrittura e dell’editoria leggo con una proporzione di circa dieci autori emergenti e un autore affermato. Difficile spiegarlo: c’è condivisione, c’è la consapevolezza di leggere un autore che ha fatto la tua stessa fatica per emergere (o per cercare di emergere), c’è il mettersi nei panni di un emergente e pensare che la sua felicità nell’essere letto equivale alla mia. C’è molto da imparare anche dagli emergenti, c’è curiosità. C’è un rapporto alla pari.


Credi che la scrittura e la lettura possano cambiare il mondo? Se sì, in che modo?

Sarò banale o pessimista ma temo proprio di no.


Se tu dovessi indicare un’opera che hai letto e che ha cambiato il modo in cui vedi il mondo (intorno a te o dentro di te), quale indicheresti? Perché?

Non esiste al mondo nessuna opera che mi abbia ‘sconvolto’ quanto La Divina Commedia.


Che tipo di opere ti piace leggere? Che genere o che stile devono avere? Devono affrontare particolari temi? Raccontaci cosa cerchi come lettore.

Sono un banale lettore di gialli/thriller alla ricerca di una scrittura che mi folgori e che mi lasci a bocca aperta. Cerco il colpo di scena di fronte al quale esclamare ‘WOW’. Ultimamente mi sono aperto a quasi tutti i generi e non faccio particolare selezione, ma ho sempre bisogno di farmi catturare dalla storia. A prescindere – appunto – dal genere.


La lettura apre la mente e la attiva; non capita di rado di sentirsi ispirati nella scrittura dopo aver letto un libro. O a volte anche una parte di esso, o addirittura una sola frase.

Stefano Cirri

A cosa stai lavorando?

In questo momento sto seguendo la mia editor per il terzo libro, in uscita a breve.


Foto Leo Brogioni

E che cosa puoi anticiparci sui tuoi progetti futuri?

Ci saranno due sorprese nel 2022: un piccolo ‘oggetto’ che va un po’ fuori dal mio genere e soprattutto un progetto ‘giallo’ più canonico e meno anticonvenzionale.


Ho sempre bisogno di farmi catturare dalla storia. A prescindere – appunto – dal genere.

Stefano Cirri

Oltre alla scrittura e alla lettura, Stefano, hai anche la passione di lavorare il legno. Gli alberi, la carta. Che cosa ci racconti a riguardo?

Nasce per puro caso! Un giorno, vicino alla casa in campagna, ho trovato delle tavole di legno abbandonate. Ho provato ad assemblarle ed è uscita una specie di cassettina di legno. La cosa mi ha preso la mano, ho approfondito, ho studiato un po’ e da lì – in maniera del tutto autodidatta – sono arrivato a costruire i mobili di casa mia.


Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane autore che sogna di pubblicare il suo primo libro?

Molto semplice: affidarsi senza paura ad un professionista. Ritengo che al giorno d’oggi sia di vitale importanza lanciare nel mondo dell’editoria un libro ben curato e impacchettato a dovere, anche a costo di rimettere in discussione il 50% di ciò che si è scritto. Senza innamorarsi mai troppo della propria scrittura.


Hai la possibilità di inviare nello spazio una sola opera (che sia una poesia, un racconto, un romanzo) di un autore più o meno conosciuto. L’autore puoi essere anche tu. In questa opera dovrebbe essere raccolto il tuo messaggio a memoria futura. Quale opera scegli e perché?

Senza dubbio IT di S. King, il romanzo forse più completo che esista al mondo.


Risposte secche:

  1. Casa editrice o self? CASA EDITRICE
  2. Giallo o nero? NERO
  3. Struttura a priori o in divenire? IN DIVENIRE
  4. Musica in sottofondo o silenzio? SILENZIO
  5. Prima persona o terza persona singolare? PRIMA
  6. Libro cartaceo o digitale? CARTACEO
  7. Revisione a schermo o su carta? SCHERMO

Ringraziamo Stefano per averci tenuto compagnia e per aver risposto con simpatia e zelo alle domande. Se le sue risposte vi hanno incuriosito, vi suggerisco di approfondire qui:



“L’ostentatore” – Stefano Cirri

Questione di Nemesi

Ci sono tanti temi nascosti in questo romanzo che si tinge di giallo. Un giallo diverso da quello tradizionale, ma che ne condivide il mistero e la ricerca della verità. Un romanzo, quello di Stefano Cirri, in cui l’indagine è psicologica e il braccio di ferro si combatte sporcandosi più i pensieri che le mani.

L’elemento più forte, però, che ho individuato è quello della Nemesi. E nel romanzo L’ostentatore di Stefano Cirri trovano spazio entrambe le accezioni che siamo abituati ad attribuire a questo termine. Vediamole più da vicino.


Abbiamo tutti un lato oscuro, siete d’accordo? Lo nascondiamo, generalmente, per non mostrarlo, ma poi finiamo con il farci i conti. Il nostro lato oscuro è il nostro vero antagonista: non un nemico esterno, ma qualcosa che si insinua dentro di noi e poi vorrebbe farsi sempre più spazio.

I personaggi che si muovono in L’ostentatore hanno tutti una Nemesi con cui scontrarsi: la propria parte malata, il rapporto con la malattia dell’altro, il desiderio di tradire, il desiderio di amare, la voglia di mostrarsi, la voglia di scomparire. Ognuno di loro affronta uno o più volti della propria Nemesi e combatte contro di lei.


Un romanzo, quello di Stefano Cirri, in cui l'indagine è psicologica e il braccio di ferro si combatte sporcandosi più i pensieri che le mani.

E poi c’è il significato principale di Nemesi. E in questo caso Stefano Cirri è riuscito a intrappolarlo nelle pagine del suo romanzo. Per capire meglio, occorre fare un piccolo passo indietro.

Quando pensiamo all’antica Grecia e alla giustizia, ci viene subito in mente Dike. In realtà, Dike era la dea della giustizia giuridica, se così si può chiamare. C’era un’altra divinità, più controversa, che si occupava di ristabilire la giustizia dopo delitti irrisolti o impuniti. Non distribuiva solo dolore, ma anche gioia, in base a quanto era giusto nella logica di un equilibrio da ristabilire. Veniva perseguitato chi era malvagio, ingrato, chi si era macchiato di tracotanza anche nei confronti degli dei. La dea che ristabiliva questo ordine era Nemesi. E a onore del vero, è importante sottolineare che non interveniva soltanto per eccesso di felicità, bellezza, fortuna, ma soccorreva anche chi aveva vissuto un eccesso di miseria, disgrazia, infelicità, insuccesso.


Questa è la Nemesi che si insinua in tutto il romanzo di Cirri, prima tra le righe, poi in maniera più concreta.

Ha l’aspetto di un uomo che guida una Ferrari gialla e che compie ogni giorno, in modo metodico, due soste. Si ferma, aspetta o fa qualcosa, e poi riparte. Una Ferrari gialla guidata in modo insicuro da un uomo vestito in maniera tutt’altro che elegante sembra un esempio calzante del significato del verbo ostentare.


 C'era un'altra divinità, più controversa, che si occupava di ristabilire la giustizia dopo delitti irrisolti o impuniti. Non distribuiva solo dolore, ma anche gioia, in base a quanto era giusto nella logica di un equilibrio da ristabilire. 

Che cosa c’è dietro questa ostentazione? Voglia di essere ammirato, desiderio di suscitare invidia o qualcosa di diverso?

Non posso dirvi di più, ma ricordatevi che cosa vi ho scritto sulla Nemesi.

In L’ostentatore c’è il mistero dell’uomo con la Ferrari gialla a dover essere risolto, ma anche le ambivalenze umane devono trovare risposta. Il modo di reagire, cioè, di fronte a emozioni da cui cerchiamo di fuggire, ma che prima o poi vengono a cercarci e ci presentano il conto.


Una nota speciale, prima di salutarci, è per la banda dei colori: un gruppo di studiosi che si interroga sul comportamento umano e che cerca di trovare le radici più profonde dei fenomeni che appaiono in superficie. Sono un po’ strani e inquietanti, soprattutto all’inizio, ma il lettore si lascia coinvolgere insieme al protagonista, Alessandro Bitossi, per gli amici Sandro.

Non mi resta che augurarvi buona lettura e… ricordate: non alterate mai l’equilibrio con i vostri comportamenti. O preparatevi, un giorno, a pagarne le conseguenze. Parola di Stefano Cirri!