“La casa gialla” – Marta Brioschi

Intervista all’autrice Marta Brioschi

Il nostro blog torna a tingersi di giallo, come la casa tanto importante da dare il titolo al libro di Marta Brioschi e come il genere in cui, insieme ad altri colori con la creazione di nuove sfumature, potrebbe collocarsi.

Da sempre appassionata delle lingue e di culture altre, viaggiatrice per studio e per diletto. Amante della cucina, della lettura di cinema e teatro, single di ritorno con tre figli, due cani e due gatti: ecco il ritratto dell’autrice Marta Brioschi, che vive tra l’Alto Adige e il Piemonte, ma, dice, resta milanese ‘inside’.


Ciao Marta. Curiosando in rete ho scoperto che hai iniziato a scrivere durante il lockdown. Mi ha molto colpito come tu sia riuscita a trasformare un evento così drammatico (e traumatico) in qualcosa di positivo e di propositivo. Vuoi raccontarci come è andata?

Volendo sfuggire al triangolo delle bermude divano/tv-cucina-camera da letto, ho optato per qualcosa di più utile e costruttivo. Anche perché mio figlio Gabriele mi pungolava da un po’, desideroso che scrivessi un giallo ispirato ai tanti che abbiamo letto e visto in TV, magari con qualche venatura thriller. Per sua sfortuna ho finito però per virare sui toni pastello del romance, su cui invece puntava di più il gruppo delle mie amiche ‘B-readers’ che lungo il processo di scrittura, attraverso un gruppo FB appositamente creato, mi hanno fornito molti spunti di caratterizzazione dei personaggi e alcuni anche utili per l’ideazione di un paio di scene.



Ho una curiosità personale. Quando hai capito che quello che stavi scrivendo poteva diventare un vero e proprio romanzo?

Il primo sospetto l’ho avuto quando alla  fine di ogni capitolo le mie B-readers non vedevano l’ora di leggere il successivo e poi quando ho regalato le prime copie del libro ad amici e parenti stretti come strenna natalizia: anche i più criticoni si sono rivelati entusiasti.


E che emozione ti ha fatto stringere tra le mani una copia del tuo libro, “La casa gialla“?

Una bellissima sensazione. Non proprio come stringere per la prima volta un figlio tra le braccia, ma quasi.


Che tipo di storia dobbiamo aspettarci di trovare tra le pagine di “La casa gialla”?

 Una storia avvincente, che tiene i lettori incollati alle pagine, a tratti divertente, a volte sconcertante. Una storia con dei personaggi ben costruiti e plausibili, a cui ci si affeziona facilmente. Molti lettori l’hanno definita una storia “intrigante”, ma io odio l’abuso che si fa di questo termine e dunque non lo dirò.


Pensi che possa aderire a un genere letterario in particolare?

Dovendo assegnargli un’etichetta, direi che si tratta di un romanzo giallo, magari un romanzo giallo-rosa, ma in realtà è anche una saga familiare e soprattutto un romanzo di formazione. Di fatto, al centro della storia c’è una domanda importante, formulata dal protagonista, un implicito “Chi sono io?” cui cerca di dare una risposta imbarcandosi in un viaggio-avventura dall’esito incerto nella speranza di scoprire una parte della propria storia e della propria identità.



Da dove nasce l’idea di un protagonista metà europeo e metà asiatico? Perché questa scelta?

Amo viaggiare per incontrare e scoprire culture diverse. Il tema della diversità e dell’integrazione è attuale e mi è molto caro. Introdurre un mezzo-sangue come protagonista e narrarne la storia descrivendo la sua “estraneità” in modo naturale, come un valore aggiunto e motivo di curiosità per gli altri, è il mio modo per aiutare le persone a immaginare un mondo possibile e prossimo, dove tutti si sia viaggiatori e diversi e ugualmente parte di un mondo più vasto e senza confini. La scelta in particolare dell’Oriente e della Corea del Sud come punto di partenza di questo viaggio è invece dovuta al fatto che, per hobby, da quattro anni a questa parte sono una “subber” (sottotitolatrice) di drama coreani, cinesi e taiwanesi per una piattaforma di streaming chiamata Viki.


Nella tua opera la ricerca delle radici è molto importante per il protagonista Son-Jun, tanto che una foto lo spinge in un viaggio per conoscere di più sulla propria madre. Chiedo a te, Marta, quanto è importante per te questo tema e se anche tu avresti affrontato un viaggio così importante per cercarle.

C’è uno stupendo drama coreano intitolato “Goblin” (per me un capolavoro assoluto di sceneggiatura) in cui a un certo punto Dio, nelle fattezze di un ragazzo, dice al protagonista: “Voi (umani) venite sempre da me con le vostre domande, pensando che io abbia tutte le risposte, ma io non ho risposte. Dio fa soltanto domande. Il Destino è la domanda che vi pongo. La risposta siete voi a doverla cercare.”

Ecco, in questo senso le nostre radici (chi sono i nostri genitori, in che Paese siamo nati, in che classe sociale, ecc.) sono il nostro Destino. Da lì dobbiamo partire per trovare le risposte che cerchiamo. In quel viaggio di scoperta sta la nostra libertà e lì esercitiamo il nostro libero arbitrio. Siamo noi a decidere quando e in che misura seguire o svincolarci dal nostro Destino. Ma per farlo è necessario conoscerlo. Sapere da dove veniamo ci aiuta a sapere chi siamo, per poi decidere chi vogliamo diventare.


Che tipo di rapporto hai con il protagonista? È stato lui a guidarti nella sua storia?

Direi proprio di sì. Ma non soltanto il protagonista. Tutti i miei personaggi si sono più o meno imposti e certe scene le ho dovute scrivere proprio come le volevano loro.


Se tu potessi dare a Son-Jun un consiglio, che cosa gli diresti?

Al Son-Jun che si accinge a partire da Seoul consiglierei di non giudicare troppo frettolosamente il padre e di stare attento, perché rompere un rapporto così importante sulla scia di un impeto impulsivo potrebbe ritorcersi contro di lui. Tuttavia, come scopriranno i lettori, Son-Jun è molto impulsivo e altrettanto cocciuto.


Nel tuo romanzo ci sono diverse ambientazioni che mutano con gli spostamenti del protagonista. Quanto è stato difficile scrivere di luoghi e tradizioni così diverse?

Non è stato difficile. Conosco bene le zone della Toscana che ho descritto nel libro per esserci stata moltissime volte. Sono luoghi del cuore cui sono molto affezionata. Parigi… beh, c’è ancora qualche europeo che non sia mai stato a Parigi o almeno in Francia?  E comunque per quello che non si è visitato personalmente, oggi c’è internet. In Corea invece non sono ancora stata, ma ho macinato molte serie televisive provenienti da quei luoghi e per quel poco che ho dovuto descrivere nel libro, è senz’altro bastato.



Tra quelli che hai citato, ce ne è uno a cui sei particolarmente legata? Ci racconti perché?

Sicuramente Monticchiello e la zona delle Crete Senesi. Ci vado sin da quando ero bambina e tutta la mia famiglia è innamorata delle sue colline.


Nel tuo romanzo, Son-Jun fa un incontro che gli cambia la vita. Puoi anticiparci qualcosa a riguardo?

Immagino che tu ti riferisca ad Angelica, la protagonista. Per non spoilerare troppo, diciamo che lei rappresenta una chiave, quella che permetterà a Son-Jun di stabilire un legame con il mistero che avvolge la famiglia che lo ospita in Italia. Inizialmente lei, quasi per gioco e per svagarsi da un padre opprimente e autoritario si offre di aiutare nelle sue indagini personali il nuovo ospite del suo B&B e da qui si verificheranno una serie di eventi concatenati che in un crescendo costante porteranno i due protagonisti a scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora che minaccerà di inghiottirli.


Marta, qual è stato invece l’incontro (fisico, letterario, artistico) che ha cambiato la tua vita?

Non credo ce ne sia uno in particolare, sarebbe lungo e noioso farne l’elenco, ma posso dire quali siano stati il primo e l’ultimo. Il primo è artistico: avevo due anni e ascoltai per la prima volta  un disco di Fabrizio De André, delle cui canzoni-poesie m’innamorai perdutamente subito; l’ultimo è stato fisico ed è rappresentato dall’incontro con la cultura della Colombia, quando ci andai per la prima volta nel 2011.


Descrivi “La casa gialla” con tre parole (tre, non barare):

Viaggio. Avvincente. Scoperta.


Suggerisci un sottofondo musicale per accompagnare la lettura della tua opera (se vuoi puoi indicare anche una situazione ideale di lettura, tipo periodo della giornata, luogo, compagnia, ecc):

Meglio leggere in compagnia di un gatto e ancor meglio nella campagna toscana. Ma se non avete queste due cose a disposizione, suggerisco un luogo dove vi sentite a vostro agio, nel tardo pomeriggio, magari con un tè accanto (freddo o caldo dipenderà dalla stagione). Se vi piace la musica, io vi consiglio del buon jazz degli anni ‘40


Che cos’è per te la scrittura?

Un dialogo con la parte più profonda della mia anima e dunque un processo di conoscenza.


Volendo sfuggire al triangolo delle bermude divano/tv-cucina-camera da letto, ho optato per qualcosa di più utile e costruttivo. Anche perché mio figlio Gabriele mi pungolava da un po’, desideroso che scrivessi un giallo ispirato ai tanti che abbiamo letto e visto in TV.

Marta Brioschi


Qual è la tua routine di scrittura, se ne hai una?

Mi impongo di scrivere almeno una scena al giorno, dunque un minimo di 500 parole, per un totale di 5500 parole a settimana. Il momento in cui scrivo più serenamente e con maggiore concentrazione sono la sera e il mattino prima delle 9.


Quali sono per te gli ingredienti che un bel romanzo deve avere?

Un’equilibrata alternanza tra dialoghi e descrizioni. Personaggi ben delineati, con un buon approfondimento psicologico e possibilmente multidimensionali (almeno quelli principali). E a sottendere l’intera storia deve trovarsi una domanda universale, un tema centrale che permetta al lettore di ritrovarsi facilmente e di sentirsi empaticamente connesso ai protagonisti per uno o più aspetti.


Qual è la parte più difficile per te nel tuo percorso di ideazione, struttura, scrittura e promozione dell’opera? Perché?

La parte che riguarda la promozione. È onerosa, complessa e ha poco a che fare con la scrittura.


E la parte che reputi più stimolante e divertente?

L’ideazione. Di solito quando nasce una storia nella mia testa sono a dir poco elettrizzata. Non è un processo breve, e lungo tutto il percorso sono costantemente in fibrillazione e ho poco spazio per pensare ad altro.


C’è un autore a cui ti ispiri? Perché?

Nella scrittura de “La Casa Gialla” e del libro che uscirà all’inizio del 2023, le mie principali fonti di ispirazione sono Agatha Christie, Mark Twain e Jerome K. Jerome. 


Quanto è importante, secondo te, la lettura di altri autori per migliorare la propria scrittura?

Moltissimo. È fondamentale leggere molto per scrivere bene e acquisire uno stile proprio.


Di fatto, al centro della storia c’è una domanda importante, formulata dal protagonista, un implicito “Chi sono io?” cui cerca di dare una risposta imbarcandosi in un viaggio-avventura dall’esito incerto nella speranza di scoprire una parte della propria storia e della propria identità.

Marta Brioschi

Preferisci leggere autori già affermati o emergenti? Perché?

Ammetto di leggere solitamente autori affermati.


Credi che la scrittura e la lettura possano cambiare il mondo? Se sì, in che modo?

Sì. Lo credo. Leggere allarga gli orizzonti, stimola la curiosità e il senso critico.


Se tu dovessi indicare un’opera che hai letto e che ha cambiato il modo in cui vedi il mondo (intorno a te o dentro di te), quale indicheresti? Perché?

Ogni libro che ho letto mi ha dato strumenti di comprensione e indagine del mondo. Ma se ne dovessi indicare alcuni, allora direi, a partire dall’infanzia: Favole al Telefono (Rodari), Il Piccolo Principe (Exupery), La Fattoria degli Animali e 1984 (Orwell), Il Barone Rampante e il Visconte Dimezzato (Calvino), Se questo è un Uomo (Levi), I Diari della Motocicletta (Ernesto Che Guevara), Menzogna e Sortilegio (Morante), Il Gattopardo (Tomasi di Lampedusa) giusto per citare alcuni tra quelli cui sono più affezionata.


Leggere allarga gli orizzonti, stimola la curiosità e il senso critico.

Marta Brioschi

Che tipo di opere ti piace leggere? Che genere o che stile devono avere? Devono affrontare particolari temi? Raccontaci cosa cerchi come lettore.

Cerco libri che mi appassionino, per la storia o per l’argomento trattato. Vado dal romanzo ai saggi ai libri di geopolitica. In generale mi piace scoprire mondi, che siano ambienti naturali, etnie, libri di psicologia o universi inventati, alla fine si parla di un viaggio di scoperta.


A cosa stai lavorando?

Alla prossima avventura di Son-Jun che si intitolerà “Il Gioco delle Ombre”. Non riprenderò esattamente da dove l’ho lasciato. Saranno passati quattro anni. Son-Jun è ora un autore affermato che però sta vivendo il dramma del blocco dello scrittore, ma un oscuro nuovo mistero lo aspetta…

Questa volta mancherà la sfumatura rosa e chissà, magari un po’ di thriller questa volta tingerà di nero qualche pagina.


E che cosa puoi anticiparci sui tuoi progetti futuri?

Ho altri due libri già in fase di scrittura e solo momentaneamente accantonati. Uno è un giallo, l’altro è la storia di una donna apparentemente felice, che si trova a dover decidere tra una vita che non sente più sua e un salto nel vuoto.


Oltre alla scrittura e alla lettura, hai altre passioni? Che cosa ci racconti a riguardo?

A parte i viaggi, lo studio di lingue straniere (attualmente sto studiando il coreano) e le traduzioni, mi piace guardare serie tv asiatiche, ascoltare musica e chiacchierare con gli amici.


Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane autore che sogna di pubblicare il suo primo libro?

Di farlo. Non ho altri consigli da dare se non quello di buttarsi.


Mi piace scoprire mondi, che siano ambienti naturali, etnie, libri di psicologia o universi inventati, alla fine si parla di un viaggio di scoperta.

Marta Brioschi

Hai la possibilità di inviare nello spazio una sola opera (che sia una poesia, un racconto, un romanzo) di un autore più o meno conosciuto. L’autore puoi essere anche tu. In questa opera dovrebbe essere raccolto il tuo messaggio a memoria futura. Quale opera scegli e perché?

“The Secret Teachings of Jesus” (Gli insegnamenti segreti di Gesù), del Professor Marvin Meyer, che esplora gli insegnamenti del Cristo al di là della fede religiosa, in quanto essere umano impegnato politicamente. Senza togliere nulla alla Fede e ai Credenti, mi ha sempre affascinato la figura di Gesù e non come divinità, adorata da una cattolica fervente, bensì da gnostica, come uomo tra gli uomini. Trovo che la sua figura non solo fosse rivoluzionaria, ma attualissima e in quanto uomo senza super poteri un personaggio che avrei senz’altro voluto conoscere per il messaggio potente che ancora oggi è fonte di ispirazione per milioni di esseri umani.



Risposte secche:

  1. Casa editrice o self? Entrambe. Ciascuna soluzione ha vantaggi e svantaggi.
  2. Giallo o nero? Giallo
  3. Struttura a priori o in divenire? La struttura principale, l’ossatura, a priori.
  4. Musica in sottofondo o silenzio? Musica.
  5. Prima persona o terza persona singolare? Terza persona.
  6. Libro cartaceo o digitale? Entrambi a seconda dell’occasione.
  7. Revisione a schermo o su carta? Schermo. Non mi piace sprecare risme di carta.

Ringraziamo Marta per aver raccontato la storia del suo libro e delle sue passioni!

Se le sue risposte vi hanno incuriosito, vi suggerisco di approfondire qui:

e cercala su instagram: marta.brioschi_official



3 risposte a ““La casa gialla” – Marta Brioschi”

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