“Il Pittore delle Fate” – Simona Cremonini

Intervista all’autrice Simona Cremonini

Se dovesse presentarsi in poche righe, Simona Cremonini direbbe questo:

Sono un’autrice di narrativa di genere fantastico e per le mie storie ho scelto di ispirarmi alle leggende popolari, a partire da una lunga ricerca che ho fatto sulla mia zona, quella del lago di Garda.

L’abbiamo già conosciuta nella segnalazione del suo ultimo romanzo, “Il pittore delle fate” che potete recuperare qui.

Se vi interessa visitare il sito dell’autrice con tutti gli approfondimenti del caso, lo trovate invece qui.


Ciao Simona! Mentre preparavo la tua intervista sono rimasta colpita da due cose: la prima è che sei un’autrice molto prolifera e che riesce a spaziare sia nel mondo della fiction che della non-fiction. Ti chiedo, a livello tecnico, come cambia il tuo modo di approcciarti a questi due universi e quindi come si trasforma il tuo lavoro da autrice.

Ciao Serena, intanto grazie dell’accoglienza!

Sono due generi molto diversi nel risultato, ma devo dire che il mio approccio è abbastanza simile nello scrivere saggistica e narrativa. Mi piace pianificare quello che scrivo e fare molta ricerca prima di mettermi a scrivere, per sentirmi a mio agio nella storia e nella sua ambientazione (se narrativa) o nell’argomento (se saggistica). Il lavoro poi cambia perché gli strumenti del saggista e del narratore sono in parte diversi (per esempio nella narrativa il dialogo è uno strumento potentissimo per far risaltare i personaggi).


Qual è il lettore ideale delle tue opere? Credi che sia lo stesso sia per le tue opere di narrativa che di saggistica? Ci spieghi perché?

Ho lettori che leggono sia l’uno sia l’altro genere, ma anche lettori che mi cercano solo per uno dei due generi.

Il mio lettore ideale sicuramente è un lettore curioso e che ama il contatto tra il mondo reale e quello della magia popolare, una persona che ama vedere nuovi aspetti di ciò che conosce.


Le tue ricerche saggistiche sono tutti lavori che riguardano il mondo della fantasia e del folklore e il Lago di Garda. So che è un luogo a cui sei particolarmente legata. Ci racconti perché?

Semplicemente, sono cresciuta a Mantova, la città dove sono nata, ma 1 o 2 giorni a settimana da bambina ero sul lago di Garda nella seconda casa di famiglia: e quindi mi considero fortunata perché i luoghi che sento come casa sono diversi ma meravigliosi. Non è male vivere a 6 minuti d’auto da Palazzo Te, ma nemmeno guardare la Rocca di Manerba facendo colazione sul balcone. E per me sono entrambe casa mia.


Nei tuoi libri di saggistica hai approfondito diverse leggende e creature fantastiche che gravitano intorno al Lago di Garda. Qual è quella che più ti ha colpito e in quale dei tuoi libri la possiamo trovare?

Quelle che mi hanno colpito di più sono Les Eguales, le due bambine annunciatrici di sventura del lago di Garda, le magiche ancelle della regina Samblana delle Dolomiti. Le ho descritte nei miei saggi come Fantastico Garda, ma anche nei miei racconti e romanzi, dato che fanno parte delle creature con cui ha a che fare Brunella, la mia protagonista, soprattutto nell’ultimo romanzo La leggenda degli amanti del lago.


Il mio lettore ideale sicuramente è un lettore curioso e che ama il contatto tra il mondo reale e quello della magia popolare, una persona che ama vedere nuovi aspetti di ciò che conosce.

Simona Cremonini

Non solo saggistica, abbiamo detto, ma anche narrativa. Prima di farti qualche domanda sul tuo ultimo romanzo, “Il Pittore delle Fate”, vorrei approfondire qualche aspetto del tuo lavoro su una saga. Mi sto riferendo alla saga delle streghe Quinti. In che modo hai lavorato alla realizzazione di questa saga? Avevi già chiara l’intero sviluppo o è nato passo dopo passo?

A dirti la verità ci ho messo molti anni a realizzarla perché volevo ricostruire un mondo sovrannaturale, dietro alla vicenda “umana” delle streghe Quinti, che rispecchiasse le vecchie leggende, e io volevo essere pronta a realizzare qualcosa di significativo, ovvero provare a fare qualcosa di qualità. Il primo romanzo, Il Sigillo di Sarca, mi ha richiesto circa 13 anni tra progettazione e tre stesure diverse. Poi, una volta impostato il lavoro, tutto è filato liscio. Nel giro di 3 anni ho scritto gli altri due, che non avevo progettato del tutto assieme al primo, ma sui quali avevo già un’idea di fondo: soprattutto il secondo, Le streghe del Monte Corno, è arrivato in modo abbastanza naturale. La leggenda degli amanti del lago mi è servito per chiudere molte delle vicende ancora aperte ma anche per un senso di completezza verso tante cose successe in questi anni: a Brunella ma anche a me.


La protagonista della saga è la giovane strega Brunella Quinti. Che cosa puoi dirci su di lei? Qual è una caratteristica che la rende unica?

Brunella porta sulle spalle un macigno, l’eredità della sua famiglia. A soli 12 anni ha scoperto chi è costretta a essere e trascorre i tre libri in balia di molte cose che non ha scelto.

Di sicuro, ciò che mi piace di lei è che, su tutto ciò che può, fa sempre scelte di qualità. Non è una che fa qualcosa tanto per farlo.


So che hai scritto anche una raccolta di racconti, ma il tempo e lo spazio sono tiranni, per cui vorrei chiederti qualche cosa su “Il Pittore delle Fate”. Nel tuo ultimo romanzo ci spostiamo: non siamo più sul Lago di Garda, ma a Londra e nelle campagne inglesi. Come mai questa scelta e quanto è importante l’aspetto territoriale in questa opera?

Questo libro è stato un grosso cambiamento. Dopo aver chiuso un lungo progetto come la mia saga volevo dedicarmi a qualcosa di nuovo e, dopo aver scritto un altro romanzo per ora inedito, ho deciso di lavorare a questa idea del romanzo sui pittori di fate vittoriani che mi ha illuminata circa tre anni fa.

È un libro in cui le ambientazioni sono molto importanti soprattutto perché creano molti contrasti, tra la sporca (in molti sensi) Londra e la bellezza eterea di Waterhouse, la residenza dove il mio protagonista si ritroverà anche un po’ per caso.


“Il Pittore delle Fate” è il primo romanzo al mondo ispirato al fairy painting, cioè al movimento artistico legato alla pittura delle fate. In che modo questo movimento e la vicenda narrata nel libro sono collegate?

Il “Pittore delle Fate” del titolo, Edmund Wright, è un personaggio inventato, ma la sua biografia si basa sulle biografie di alcuni pittori di fate realmente esistiti. Il nome della sua casa, Waterhouse, è un riferimento a un altro pittore dell’epoca, il cui figlio fu un pittore di fate. E inoltre c’è un vero pittore di fate che fa parte dei personaggi, ovvero il pittore Richard Dadd: quindi c’è un legame profondissimo tra il fairy painting e il romanzo.


Ci ho messo molti anni a realizzarla perché volevo ricostruire un mondo sovrannaturale, dietro alla vicenda “umana” delle streghe Quinti, che rispecchiasse le vecchie leggende, e io volevo essere pronta a realizzare qualcosa di significativo, ovvero provare a fare qualcosa di qualità

Simona Cremonini

In “Il Pittore delle Fate” si intrecciano luce e oscurità, bene e male, sicurezza e minaccia. In ballo c’è il dominio su Londra. Se tu dovessi raccontare in poche righe quali sono le parti e come si scontrano, che cosa diresti?

È un romanzo in cui le dicotomie sono molto evidenti. Da una parte le ambizioni di un ordine oscuro, la Fratellanza Ermetica Dorata, e dall’altra gli strani abitanti di una villa dove si pittura, si fa musica, si legge e si vive ogni giorno nella bellezza. Lo scontro sarà inevitabile ma soprattutto tutti si dovranno prendere la responsabilità di dove schierarsi.


Vorrei farti una domanda forse insolita. Un aspetto che mi ha colpito è quello di una comunità femminile, quella delle fate, appunto. Non so per quale collegamento logico, ma l’ho associata subito al concetto di sorellanza. Vorrei un tuo parere su questo valore e su quanto sia importante o meno il sostegno reciproco che le donne possono darsi a vicenda.

Penso che noi donne ci siamo perse molte opportunità facendoci la guerra. La sorellanza potrebbe essere un grandissimo vantaggio per tutte, ma noi letteralmente ci perdiamo in un bicchiere d’acqua.


Ho una domanda che si lega a questa e visto che l’elemento fantastico è caratteristico dei tuoi scritti e visto che io ho un amore smisurato per le storie distopiche, vorrei chiederti come immagineresti tu, Simona, un mondo di sole donne.

Non so se sarebbe un mondo migliore, però lo immagino come un mondo meno commerciale e fatto più di “metis”, il saper costruire con le mani e con la mente.


Descrivi “Il Pittore delle Fate” con tre parole (tre, non barare):

Magiche meraviglie vittoriane.


Suggerisci un sottofondo musicale per accompagnare la lettura di “Il Pittore delle Fate” (se vuoi puoi indicare anche una situazione ideale di lettura, tipo periodo della giornata, luogo, compagnia, ecc):

Mi trovo a dover per forza suggerire la canzone tradizionale inglese che accompagna il protagonista lungo tutta la vicenda: Greensleeves. Ogni tanto mi sembra di sentirla ancora nelle orecchie quando penso a questo libro.


Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?

Scrivo da quando ero ragazzina, direi che è nata dalla mia passione per inventare storie e dalla lettura di autori come Stephen King, Anne Rice, Marion Zimmer Bradley, Ray Bradbury. Ho un grosso debito verso tutti gli autori e autrici incontrati in trent’anni come lettrice.


Il “Pittore delle Fate” del titolo, Edmund Wright, è un personaggio inventato, ma la sua biografia si basa sulle biografie di alcuni pittori di fate realmente esistiti. Il nome della sua casa, Waterhouse, è un riferimento a un altro pittore dell’epoca, il cui figlio fu un pittore di fate. E inoltre c’è un vero pittore di fate che fa parte dei personaggi, ovvero il pittore Richard Dadd.

Simona Cremonini

Qual è la tua routine di scrittura, se ne hai una?

Io sono una pianificatrice abbastanza accurata. Prima faccio una lunga ricerca sugli argomenti che mi interessano, poi una scaletta di tutti gli elementi da inserire e dei vari capitoli o scene, e poi la stesura.

Non ho un orario definito in cui scrivere, anche perché di solito faccio periodi di grande full immersion (come le ultime settimane dell’anno e le prime di gennaio) e poi la sera o nei weekend, quando non sono in fiera.


noi donne ci siamo perse molte opportunità facendoci la guerra. La sorellanza potrebbe essere un grandissimo vantaggio per tutte, ma noi letteralmente ci perdiamo in un bicchiere d’acqua.

Simona Cremonini

Quali sono per te gli ingredienti che un bel romanzo deve avere?

Personaggi interessanti, ambientazioni accurate, una dinamica accattivante. Penso che siano gli elementi principali.


Qual è la parte più difficile per te nel tuo percorso di ideazione, struttura, scrittura e promozione dell’opera? Perché?

Di solito è la revisione, perché mi sembra sempre che non vada bene nulla! Mi piace che l’editor riceva un romanzo definito, non una bozza, perché voglio che possa concentrarsi sulle cose che non vanno davvero, e non perdere tempo su quelle su cui io sono stata pigra e che potevo mettere a posto anche da sola.


E la parte che reputi più stimolante e divertente?

Per me è la struttura, perché devo risolvere tutti i problemi dei personaggi ma non devo banalizzare il loro percorso, quindi devo trovare soluzioni che non siano scontate, e allo stesso tempo la scrittura, perché spesso è il momento in cui vengono quelle piccole idee geniali per rendere più vivi i personaggi e le scene.

Amo anche la parte di promozione, l’incontro con i lettori è molto stimolante e ti fa capire molte cose di ciò che scrivi.


C’è un autore a cui ti ispiri? Perché?

Ho già scritto Anne Rice in una domanda precedente. Lei ha ispirato la mia saga con la sua saga delle streghe Mayfair. Ha creato un mondo in cui per me è sempre meraviglioso ritornare. Ed è stata incredibilmente moderna già tre decenni fa.


Quanto è importante, secondo te, la lettura di altri autori per migliorare la propria scrittura?

Per me è fondamentale leggere sia classici (sia del mio genere che non) sia romanzi moderni. Intanto leggere per me è evadere dalla quotidianità ed è un’attività che farei anche se non scrivessi, e poi è fonte di grande stimolo e ispirazione.


Io sono una pianificatrice abbastanza accurata. Prima faccio una lunga ricerca sugli argomenti che mi interessano, poi una scaletta di tutti gli elementi da inserire e dei vari capitoli o scene, e poi la stesura.

Simona Cremonini

Preferisci leggere autori già affermati o emergenti? Perché?

A dire la verità li alterno. Mi piace leggere romanzi e racconti diversi, sia tradotti sia italiani, sia famosi sia non. Penso sia importante nutrirsi di generi e stili vari.


Credi che la scrittura e la lettura possano cambiare il mondo? Se sì, in che modo?

Sicuramente hanno cambiato il mio. E poi leggere aiuta a pensare, a conoscere persone e mondi diversi, anche ad ascoltare di più.


Se tu dovessi indicare un’opera che hai letto e che ha cambiato il modo in cui vedi il mondo (intorno a te o dentro di te), quale indicheresti? Perché?

Vorrei citare Il popolo dell’autunno di Ray Bradbury, uno dei miei romanzi fondamentali. Perché non è solo un romanzo sovrannaturale, ma dà dei profondi messaggi legati al senso della vita. E mi dispiace che i libri di genere spesso siano bistrattati come superficiali.


Che tipo di opere ti piace leggere? Che genere o che stile devono avere? Devono affrontare particolari temi? Raccontaci cosa cerchi come lettore.

Leggo vari generi, dall’horror al giallo, dal fantasy ai classici. Mi piace alternare letture diverse e penso sia anche importante come autrice vedere punti di vista diversi sulle storie.


leggere per me è evadere dalla quotidianità ed è un’attività che farei anche se non scrivessi, e poi è fonte di grande stimolo e ispirazione.

Simona Cremonini

A cosa stai lavorando?

In queste settimane vorrei riprendere a lavorare sul mio prossimo romanzo che vorrei uscisse nel 2023, dal titolo “La Pittrice delle Fate”. E sì, c’è un collegamento con quello di cui abbiamo parlato nell’intervista!


E che cosa puoi anticiparci sui tuoi progetti futuri?

Alla domanda precedente ho già fatto un grosso spoiler! Aggiungo solo che il tema delle leggende popolari continuerà ad accompagnare le mie pubblicazioni in futuro.


Oltre alla scrittura e alla lettura, hai altre passioni? Che cosa ci racconti a riguardo?

Scrittura e lettura sono le principali. Amo i gatti, le passeggiate in mezzo alla natura e le pietre forate naturali.


Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane autore che sogna di pubblicare il suo primo libro?

Di non avere fretta e di fare scelte di qualità. Ho visto tanti amici “bruciarsi” con editori a pagamento pubblicando cose indegne.


Hai la possibilità di inviare nello spazio una sola opera (che sia una poesia, un racconto, un romanzo) di un autore più o meno conosciuto. L’autore puoi essere anche tu. In questa opera dovrebbe essere raccolto il tuo messaggio a memoria futura. Quale opera scegli e perché?

Penso che sceglierei “Pet Sematary” di Stephen King, perché è una delle opere più belle sulla vita e sulla morte che ho letto in tanti anni. È un romanzo molto pregno di umanità, in tutti i suoi aspetti, e penso che in un futuro nello spazio dovremmo ricordarci della terra e della Terra. Per me le radici sono molto importanti.


Leggere aiuta a pensare, a conoscere persone e mondi diversi, anche ad ascoltare di più.

Simona Cremonini

Risposte secche:

  1. Casa editrice o self?  Casa editrice
  2. Giallo o nero? Nero
  3. Musica in sottofondo o silenzio? Musica in sottofondo
  4. Struttura a priori o in divenire? Struttura a priori
  5. Prima persona o terza persona singolare? Terza persona singolare
  6. Libro cartaceo o digitale? Libro cartaceo
  7. Revisione a schermo o su carta? Revisione su carta

Ringraziamo Simona per il tempo che ci ha dedicato. Se volete approfondire, potete farlo qui:



Una replica a ““Il Pittore delle Fate” – Simona Cremonini”

  1. L’autrice potrebbe presentarsi con una citazione famosa che mi è venuta spontanea: ” Mantua me genuit”.
    Mi piace che sappia spaziare fra più generi, mentre io non posso fare a meno di ambientare i miei romanzi in un preciso contesto storico che mi coinvolge.

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